Economia

Che cosa succede alla disoccupazione

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Il tasso di disoccupazione è aumentato al 10,7% a febbraio, da 10,5% precedente. Il dato ha sorpreso verso l’alto. Il commento di Paolo Mameli, senior economist della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo

Il tasso di disoccupazione è aumentato più del previsto a febbraio, e l’indice Pmi nel settore manifatturiero è calato più delle attese a marzo (per il sesto mese in territorio recessivo). In sintesi, gli indici di fiducia ancora non segnalano un ritorno alla crescita, confermando l’idea che il rimbalzo di alcuni indicatori a inizio 2019 possa risultare effimero. Inoltre, la persistente stagnazione dell’economia si sta accompagnando a un’inversione delle condizioni sul mercato del lavoro.

Il tasso di disoccupazione è aumentato al 10,7% a febbraio, da 10,5% precedente. Il dato ha sorpreso verso l’alto.

La salita è dovuta sia al calo degli occupati che alla diminuzione degli inattivi (entrambi scesi di -14 mila unità ovvero -0,1% m/m). Il tasso di occupazione è calato di un decimo al 58,6% (uno dei più bassi nell’eurozona, ma vicino ai massimi dell’ultimo decennio), mentre il tasso di inattività è rimasto stabile al 34,3% (la diminuzione degli inattivi riguarda solo le donne e si concentra tra i 25-34enni e gli ultracinquantenni).

Nel mese, la perdita di posti di lavoro riguarda esclusivamente i dipendenti, sia permanenti (-33 mila unità) che a termine (-11 mila), mentre i lavoratori indipendenti sono aumentati di 30 mila unità. La fascia di età più colpita è quella intermedia (35-49 anni: -74 mila occupati), mentre non si interrompe la crescita dei lavoratori ultracinquantenni (+51 mila unità).

Il tasso di disoccupazione giovanile è calato marginalmente, a 32,8% da un precedente 32,9% (rivisto al ribasso di un decimo rispetto alla prima stima). In effetti, la crescita dei disoccupati si è concentrata tra gli ultratrentacinquenni.

In sintesi, i dati mostrano che potrebbe essere iniziata una svolta per il mercato del lavoro. Il picco per il livello degli occupati sembra essere stato nella primavera del 2018, il minimo per il tasso di disoccupazione nell’estate. Da allora, il chiaro rallentamento del ciclo, che ha portato il Pil a una crescita sostanzialmente nulla, ha cominciato a riflettersi sugli indicatori occupazionali.

Le indicazioni di famiglie e imprese sull’occupazione restano relativamente espansive se valutate in prospettiva storica, ma mostrano un chiaro ridimensionamento negli ultimi mesi. Nel complesso, è in aumento il rischio che il tasso di disoccupazione possa interrompere il trend di continuo miglioramento degli ultimi anni.

Il PMI manifatturiero è calato ancora a marzo, a 47,4 da 47,7 precedente. È il sesto mese in territorio recessivo, e si tratta di un minimo da quasi sei anni.

La flessione è diffusa a tutte le principali componenti, ma riguarda in particolare i nuovi ordini (a 44,9 da 46,1, ottavo mese in territorio recessivo), anche dall’estero (47,9 da 50,3). Si rileva anche un calo dell’occupazione e un aumento delle scorte.

L’indagine conferma che l’andamento degli indici di fiducia nei primi mesi del 2019, particolarmente nel settore manifatturiero, non segnala un recupero ma anzi una tendenza all’ulteriore affievolimento dell’attività economica. Ciò segnala il rischio che il recupero fatto segnare a inizio 2019 da produzione, ordini e fatturato nell’industria possa rivelarsi un rimbalzo tecnico di breve durata.

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