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Ecco cosa succederà ai conti di Cattolica Assicurazioni, Generali e Unipol

Generali Cattolica

Numeri, confronti e scenari che si evincono dalle relazioni trimestrali di Assicurazioni Generali, Unipol e Cattolica

Il Covid-19 fa sentire i suoi effetti anche sui principali gruppi assicurativi del Paese che chiudono i primi 9 mesi del 2020 con utili in calo anche e che, rispettando le richieste dell’Ivass, aspettano a distribuire i dividendi già deliberati dai consigli d’amministrazione e approvati dalle assemblee. Nessun’ombra, comunque, sulla solidità patrimoniale con il Solvency ratio in crescita. Nel frattempo, solo poche settimane fa, si è realizzato l’ingresso di Generali in Cattolica Assicurazioni che ha ceduto il 24,4% del suo capitale al prezzo di 300 milioni.

GENERALI

Scende l’utile netto di Generali che chiude il periodo gennaio-settembre 2020 a 1.297 milioni (-40%) a causa tra l’altro di svalutazioni nette su investimenti e contributi per 310 milioni di su investimenti, della conclusione dell’arbitrato sulla cessione di Bsi (183 milioni), del contributo di 100 milioni per il Fondo per l’emergenza da pandemia e dell’onere di 73 milioni derivante dall’operazione di liability management. Escludendo queste ultime due voci, l’utile netto normalizzato è pari a 1.629 milioni (-13%). Cresce invece il risultato operativo che arriva a 4 miliardi (+2,3%) grazie allo sviluppo dei segmenti Danni, Asset Management e Holding. L’ammontare dei premi lordi è di 51.989 milioni (+0,3%): in particolare nel settore Vita si registra un +0,4%, stabile il segmento Danni a 16.566milioni così come l’Auto.

Per quanto riguarda il patrimonio il Solvency II Ratio a fine settembre è pari a 203%, al netto del dividendo 2019 e dell’accantonamento pro rata del dividendo 2020. Come si sottolinea nella nota del gruppo, rimane molto elevata la posizione di liquidità cui va aggiunto “un business solido”.

Per i dividendi, il Leone di Trieste si dice nelle condizioni di distribuire entro fine anno la seconda parte del dividendo 2019 di 0,46 euro per azione deliberata dal board e poi approvata dall’assemblea. Il cda ha però deciso di non procedere per continuare ad attenersi alle richieste dell’Ivass che il 10 novembre “ha rappresentato che l’applicazione della raccomandazione fatta dal Comitato Europeo per il Rischio Sistemico (ESRB) a giugno 2020 e ancora vigente in merito alla distribuzione di dividendi ha carattere generale e non contempla una valutazione caso per caso”. Perciò, prosegue il comunicato, non si procederà alla distribuzione del dividendo nonostante Generali riconosca “l’importanza del contributo del dividendo per i numerosi investitori istituzionali e per i piccoli azionisti, in particolare nell’attuale contesto”. Ribadito comunque l’obiettivo previsto dal piano strategico di distribuzione di dividendi in contanti per 4,5-5 miliardi nel periodo 2019-2021.

CATTOLICA ASSICURAZIONI

Utili dimezzati rispetto allo scorso anno per Cattolica Assicurazioni che chiude i primi nove mesi del 2020 con utile netto a 42 milioni, in calo del 50,5%, anche per via dei 61 milioni di svalutazioni. Come informa una nota del gruppo, il risultato operativo registra una “solida crescita” e sale a 297 milioni (+37,5%) grazie a un combined ratio che aumenta di 5,1 punti percentuali, al 90%, per effetto del calo dei sinistri a causa della scarsa circolazione di veicoli durante il lockdown. Dunque, l’utile netto rettificato aumenta del 21% a 116 milioni. In flessione la raccolta (-17,3%) a 4,1 miliardi: in particolare il ramo Danni scende del 2,6% e il segmento Vita del 24%.

Sul fronte patrimoniale occorre osservare che il Solvency ratio – che durante i primi mesi di emergenza sanitaria si era avvicinato al minimo regolamentare del 100% così da far intervenire l’Ivass – risale al 161% al 30 settembre e al 205% a fine ottobre risentendo degli effetti dell’aumento di capitale da 300 milioni sottoscritto da Generali proprio in quel periodo, come ricordato durante la call con gli analisti dal direttore finanziario Atanasio Pantarrotas. Si tratta di un “passo fondamentale per l’avvio della partnership con il gruppo che ci permetterà di generare nel tempo ulteriore valore per i nostri stakeholder”. Confermato l’obiettivo di arrivare a fine anno con un risultato operativo compreso tra 350 e 375 milioni mentre per l’utile netto bisogna considerare “anche altri fattori, ad oggi non ponderabili”.

UNIPOL

Utile netto di 759 milioni, in calo del 18,5% rispetto ai 931 milioni dello stesso periodo del 2019 ma in crescita del 31,5% sui 577 milioni del risultato normalizzato per Unipol che ha dovuto contabilizzare 421 milioni la quota in Bper e 67 milioni di oneri straordinari per incentivazione all’esodo. Scende anche la raccolta diretta (-13,7%) a 8,6 miliardi, che risente soprattutto della flessione nel ramo vita (-27,2%) a 3,11 miliardi e meno del ramo danni (-3,6%) che presenta un utile ante imposte a 985 milioni (+41%) a differenza di quello del settore vita che perde il 75% a 51 milioni.

Solvency ancora più alta, al 297% al 6 novembre scorso per Unipol che vanta un consolidato generale di gruppo del 200-203%. Tutto ciò si traduce in “una forte posizione e meno volatile di quanto non fosse un anno fa per le differenti scelte di asset allocation che abbiamo fatto” ha commentato durante la call con gli analisti Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol e presidente della controllata UnipolSai, che non sembra temere il futuro: “Riteniamo di avere risorse, posizionamento di mercato e solidità nel nostro business per poter traguardare risultati all’altezza delle nostre stime anche per il 2021” ha detto. Vengono perciò confermati gli obiettivi sia di Unipol sia di UnipolSai evidenziati nel piano industriale 2019-2021 nonostante l’arrivo della seconda ondata di Covid-19 e gli “inevitabili riflessi sulla ripresa economica, già debole, del Paese, mentre i mercati finanziari, con particolare riferimento ai mercati azionari, hanno evidenziato un aumento della volatilità” evidenzia la nota del gruppo.

“Auspicando che la pandemia trovi soluzione nei prossimi mesi e si possa traguardare un ritorno alla normalità – ha proseguito Cimbri -, vi confermo che il gruppo distribuirà dividendi come previsto dal piano industriale (600 milioni cumulati al 2022, ndr), di cui sta per chiudersi il secondo anno con risultati che si commentano da soli”. Insomma “è nostra ferma intenzione rispettare quanto previsto dal Piano industriale sui dividendi da distribuire sia per Unipol che per UnipolSai non appena si potrà” ovvero secondo le indicazioni dell’Ivass.

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