Economia

Che cosa succede a Cattolica Assicurazioni?

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Tutte le tensioni ai vertici di Cattolica Assicurazioni dopo le critiche dell’Ivass. Fatti, nomi e approfondimenti

 

Ore decisive per i vertici di Cattolica Assicurazioni.

Le critiche e le indicazioni dell’Ivass – l’autorità di controllo sulle compagnie assicurative – su assetti, operatività e governance di Cattolica avranno effetti dirompenti sulla compagnia veneta.

Tanto che in ambienti finanziari si vocifera di imminenti dimissioni da parte del presidente Paolo Bedoni, nel mirino di Ivass in particolare.

Sono stati molto netti, infatti, i contenuti del verbale ispettivo dell’Ivass a Cattolica, rivelati su richiesta della Consob, e che hanno spinto l’authority di controllo sulle assicurazioni a chiedere un “profondo ricambio” del consiglio di amministrazione e la predisposizione entro 60 giorni di un piano di rimedi, così da correggere le criticità, riferite “soprattutto agli anni 2018/2019 e antecedenti, ed ai primi mesi del 2020”.

Per questo c’è chi – fra gli analisti – si chiede: per caso Cattolica ha sottovalutato la portata delle reprimende delle autorità di controllo?

CHE COSA HA DETTO BEDONI DI CATTOLICA ASSICURAZIONI

Ma che cosa dice il vertice del gruppo assicurativo veneto? Il presidente di Cattolica Assicurazioni Paolo Bedoni è pronto a fare un passo indietro, ma solo dopo la prossima assemblea, ha annunciato alla vigilia del Cda straordinario convocato per il 17 gennaio a seguito dell’esito negativo di un’ispezione dell’Ivass, anticipando anche la nomina di un cacciatore di teste per il nuovo Cda.

LE PAROLE DI BEDONI SULLE DIMISSIONI

Intervistato dal Corriere della Sera, Bedoni ha spiegato ieri che la prossima assemblea sarà convocata dal Cda dopo il prossimo 1 aprile e sarà per lui “l’ultima da presidente”. Un passo indietro che “era nei fatti” dal momento che “finendo la Cattolica cooperativa dopo 125 anni” ci dovrà essere un nuovo consiglio.

LA TRASFORMAZIONE DI CATTOLICA IN SPA

Proprio con la trasformazione in società per azioni “va a completarsi un percorso iniziato nel 2000 con la quotazione” e “consegnare alla Spa un’impresa solida – precisa Bedoni – è stato ed è il nostro obiettivo principale”. Così l’attuale Cda di Cattolica partirà “da subito, come da indicazione di Ivass, con i lavori di preparazione per la nuova lista”, sottolinea il presidente.

I GIUDIZI DELL’IVASS SU CATTOLICA E BEDONI

Un giudizio, quello della Vigilanza sulla governance e sulla gestione dei rischi di Cattolica che è “sfavorevole” e si riferisce “a una situazione pregressa”, ma “in sintonia” con le indicazioni dell’Istituto il Cda si impegna a presentare un “piano di rimedi”, secondo Bedoni.

LE PECCHE DI BEDONI SECONDO IVASS

Dopo aver escluso eccessi di protagonismo rivendicando di aver sempre cercato di “essere presente” e di agire con “il massimo della collegialità” Bedoni indica un futuro di “sinergie” con Generali, che ha il 24,4% di Cattolica ed è “una delle prime compagnie in Europa, che vuole rispettare l’identità” del partner. Tra i “rimedi” anche la risoluzione della joint-venture con Banco Bpm, a suo avviso uno dei “problemi di Cattolica”. “Stiamo dialogando – spiega – se c’è la volontà le cose si possono fare tempestivamente, sennò si va in arbitrato”.

LE CRITICHE DI IVASS

Al di là delle parole di Bedoni, restano le severe reprimende dell’Ivass sui vertici di Cattolica. Un cda che “non ha improntato la propria azione” a “canoni di cautela e prudenza” mettendo a rischio “la solvibilità” della compagnia, che è “venuto meno alle proprie prerogative di indirizzo, gestione e controllo” e che ha assunto “rilevanti decisioni senza il necessario vaglio critico”, ha messo per iscritto l’Ivass nel verbale conclusivo dell’ispezione dell’autorità di controllo sulle assicurazioni.

TUTTE LE MANCANZE DI BEDONI

Non solo: un presidente, Paolo Bedoni, che “non ha svolto adeguatamente il proprio compito di garante del buon funzionamento” del cda “con condotte – anche in contrasto con lo statuto societario – che ne hanno alterato il processo di formazione delle decisioni e che, per la loro opacità, hanno pregiudicato il diritto degli amministratori all’assunzione di decisioni informate”.

IL PIANO DI CATTOLICA CHIESTO DA IVASS

Per fare il punto della situazione e lavorare al piano chiesto dall’Ivass Cattolica ha convocato un cda straordinario domenica 17 gennaio. Non sono all’orizzonte, almeno al momento, dimissioni in blocco del consiglio, anche se non è escluso che altri consiglieri possano seguire l’esempio di Luigi Castelletti, dimessosi per “personali sue valutazioni” su come raddrizzare la governance.

IL RUOLO DI MINALI

L’Ivass, nel suo j’accuse, ha evidenziato anche – secondo la sintesi fatta da Cattolica – la “limitata” capacità del board “di valutare compiutamente i profili di rischio/rendimento” di alcune operazioni, tra cui la jv con Banco Bpm voluta dall’ex ad Alberto Minali nel 2018, i cui “risultati negativi”, afferma l’Ivass, “non sono stati dibattuti” in consiglio di amministrazione.

I DOSSIER AL VAGLIO

Sotto accusa è finito anche lo scarso monitoraggio e indirizzo sulle controllate Cattolica Beni Immobili e Cattolica Agricola, in perdita per 23 milioni dalla loro costituzione, e negli investimenti in H-Farm e nel Fondo Ca’ Tron HCampus.

IL RUOLO DI GENERALI ASSICURAZIONI

“La partita non è più solo veronese – ha scritto Dagospia – Rimbalza anche a Trieste, dove Donnet di Generali, già in gravissima difficoltà tanto da aver dovuto offrire la testa dei suoi uomini più fidati per tentare di salvare la sua, ora si trova a un bivio: o rinuncia a mettere becco nella riformulazione del cda di Cattolica, e allora gli sarà rinfacciato di aver fatto un investimento inutile (e dove ha già perso dei soldi), o se intende indicare lui la lista dei nuovi amministratori, sarà costretto dalla Consob a fare l’opa sul restante 70% delle azioni Cattolica e spendere una marea di altri quattrini, e allora i suoi azionisti che fin qui hanno mugugnato (Del Vecchio e Caltagirone) alzeranno la voce e ne chiederanno la testa”.

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