Economia

Che cosa sta succedendo a Bot, tassi e spread, tutti i dettagli

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Come è andata l’ultima asta dei Bot? Come stanno variando i rendimenti? E quali sono le novità sullo spread? Ecco numeri, dettagli, approfondimenti e commenti.

ECCO COME E’ ANDATA L’ASTA DEI BOT

Ieri il Tesoro ha collocato Bot a 6 mesi (scadenza febbraio 2019) per 6 miliardi, con un rendimento medio ponderato semplice dello 0,438%, in aumento di 37 punti base rispetto all’emissione del 27 luglio.

COME VARIA LA DOMANDA

A fronte di tassi più alti, la domanda ieri è stata buona: il mercato ha presentato offerte per 11,23 miliardi di euro, con un rapporto bid-to-cover di 1,87 (ad aprile era 1,65, mentre a maggio era sceso a 1,19).

CHE COSA SUCCEDE AI RENDIMENTI

Nelle aste i rendimenti stanno salendo, allineandosi a quelli sul mercato secondario. Il mese spartiacque è stato maggio: in precedenza i Bot a 6 mesi erano collocati a tassi negativi (-0,42% ad aprile, 86 punti meno di ieri), mentre a fine maggio il tasso si era impennato a 1,21%, su livelli superiori a quello registrato ieri.

CHE COSA E’ SUCCESSO OGGI

Il Tesoro ha registrato sì una buona domanda all’asta di Btp odierna, ma c’è un rovescio della medaglia: nel caso del titolo decennale si è registrato un incremento del rendimento di 37 punti base rispetto all’asta precedente, per arrivare al 3,25%. Era dal maggio 2014 che non si superava la soglia simbolica del 3%. Il nuovo titolo a cinque anni è stato assegnato per 3,75 miliardi al 2,44% con 63 punti base di crescita. In quest’ultimo caso la domanda ha più che doppiato l’offerta, mentre sui dieci anni il rapporto di copertura è stato di 1,37.

I TEMPI E LA POLITICA

“La volatilità partita il 15 maggio dopo le prime bozze di governo e l’incertezza ancora presente sulla legge di bilancio (con la linea prudente del ministro dell’Economia Giovanni Tria messa alla prova da Lega e Cinque Stelle) hanno comportato così un maggiore costo per le casse dello Stato, poiché gli investitori hanno chiesto rendimenti più elevati per sottoscrivere i titoli del Tesoro”, ha scritto Mf/Milano Finanza.

QUANTO COSTA IL RIFINANZIAMENTO

Da maggio rifinanziamento del debito a breve scadenza è tornato a comportare un onere per lo Stato italiano: “Rifinanziare il debito pubblico a brevissima scadenza non comporta alcun onere per la maggioranza degli Stati dell’Eurozona – ha scritto il Sole 24 Ore – Anche l’Italia ha goduto di questo privilegio. Almeno fino a maggio di quest’anno quando la speculazione sullo spread ha provocato l’impennata dei tassi di interesse su tutte le scadenze”.

QUALE SARA’ IL PROSSIMO BENCHMARK PER LO SPREAD

In questi giorni secondo gli addetti ai lavori sarà sotto la lente degli investitori, anche per una motivazione tecnica, la terza tranche dell’emissione del Btp a 10 anni con scadenza dicembre 2028. Questo titolo potrebbe diventare per gli operatori il nuovo benchmark con cui si calcola il divario con il Bund tedesco di pari durata, sostituendo quello che scade a febbraio 2028: “l cambiamento produrrebbe l’illusione ottica di un aumento dello spread, che potrebbe così riportarsi vicino alla soglia psicologica dei 300 punti base”, ha aggiuntoi Mf.

DOSSIER TASSI

Ieri, come detto, il Tesoro ha collocato 6 miliardi di BoT semestrali. Il rendimento medio si è attestato infatti allo 0,438 per cento. A questi tassi la Spagna rifinanzia il suo debito su una scadenza a 5 anni. Il rendimento all’asta BoT di ieri è risultato in crescita di 37 punti base rispetto all’asta di luglio (0,066%).

IL COMMENTO DEL SOLE

“A fronte di questi numeri non stupisce che la richiesta del mercato sia stata elevata. Pari a 11,232 miliardi. Nel mercato delle obbligazioni governative tassi del genere su scadenze così brevi sono una rarità di cui approfittare”, ha commentato il Sole.

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