Economia

Che cosa si dice in Germania dell’appello di Calenda, Gori, Sala e Toti

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È stata la Bild Zeitung il primo quotidiano (e per ora a quel che pare l’unico) a rispondere all’appello ai tedeschi lanciato da Calenda e alcuni sindaci e presidenti di regione pubblicato come pagina pubblicitaria sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung

È stata la Bild Zeitung il primo quotidiano (e per ora a quel che pare l’unico) a rispondere all’appello ai tedeschi lanciato da Carlo Calenda e alcuni sindaci e presidenti di regione pubblicato questa mattina come pagina pubblicitaria sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Ma se Carlo Calenda e i firmatari dell’appello volevano toccare il tasto giusto per suscitare un movimento di solidarietà popolare che spingesse il governo di Berlino a cambiare posizione sugli eurobond, forse non ci sono riusciti. Come si evince dalla risposta apparsa sulle pagine online del tabloid popolare, non è andato molto giù l’accenno al condono dei debiti di guerra tedeschi da parte di 21 paesi nell’accordo di Londra del 1953.

“Irritante” è il giudizio che la Bild dà di quel passaggio, pur diluendolo in una prosa asettica che descrive l’appello dei politici italiani coordinati “dal socialdemocratico Calenda”. Un messaggio che si inquadra nello scontro in Europa sull’ipotesi di condivisione comunitaria dei debiti, scrive la Bild, che vede di fronte favorevoli come Italia, Spagna e Francia e contrari come tedeschi, olandesi, finnici e austriaci. Una pressione pubblica dovrebbe far cambiare alla cancelliera e ai suoi ministri, in particolare al titolare delle Finanze Olaf Scholz, la propria posizione.

L’appello pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung sostiene l’adozione degli eurobond, critica l’Olanda per il suo rifiuto, chiede alla Germania solidarietà e responsabilità. Ma anche con riferimento alla Germania, nota ancora la Bild, il tono diventa su un punto irritante: “Gli autori ricordano i debiti di guerra tedeschi, concretamente all’accordo sul debito del 1953 a Londra quando 21 paesi dimezzarono i debiti della Germania condonando il resto”. Il quotidiano sintetizza poi la parte conclusiva del messaggio dei politici italiani, l’orgoglio dichiarato per la posizione assunta anche dall’Italia nel 1953 e l’appello finale: “Cari amici tedeschi, la memoria aiuta a prendere le decisioni giuste”.

Poi nota però con amarezza come in Italia, dove il virus al momento colpisce mortalmente, vengono aizzati risentimenti anti-tedeschi, “nonostante la Germania abbia nel frattempo messo a disposizione 73 posti letto di terapia intensiva per pazienti dall’Italia e non si è affatto opposta categoricamente ad aiuti miliardari per i paesi colpiti in maniera più tragica (i ministri delle Finanze tratteranno ancora su questo il 7 aprile)”. La Bild osserva come “in parte della politica e dei media italiani la Germania viene messa sul banco degli imputati per supposta tirchieria”.

Il tabloid conclude osservando come il dibattito suscitato dall’appello sia piuttosto vivace, almeno sui social media. Calenda e gli altri firmatari si sono dovuti confrontare anche con risposte critiche da parte di commentatori italiani (alcuni si chiedono se con quei toni si voglia ottenere il contrario, altri ritengono inappropriato dividere i paesi in buoni e cattivi utilizzando differenti precedenti storici). Ma, conclude la Bild, l’appello ha ottenuto consensi anche in Germania, tra gli altri dal politico dei verdi Sven Giegold, mentre nella stessa Olanda non mancano le critiche alla posizione del premier Mark Rutte. L’ultimo passaggio riporta le dichiarazioni del commissario europeo Paolo Gentiloni che auspicano un compromesso, oltre la questione degli eurobond: senza una risposta unitaria alla crisi il progetto europeo rischia di fallire, ma senza la Germania non possiamo raggiungere alcun compromesso.

La polemica sui debiti di guerra tedeschi e sugli accordi di Londra non è una novità per la Germania. Era già stata sollevata anche con maggiore virulenza da politici e media greci durante la crisi che aveva investito il paese ellenico per denunciare l’atteggiamento ritenuto rigorista di Angela Merkel e dell’allora ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble in tutta la vicenda.

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