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Che cosa potrà imporre la Bce a Mps

Mps

Mps, le condizioni che porrà adesso la Bce potrebbero essere molto più dolorose: il prossimo piano industriale del Monte potrebbe essere molto più pesante sul versante del taglio dei costi. L’intervento di Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi

 

La nazionalizzazione di Mps che propone Alessandro Di Battista è una delle soluzioni, però noi facciamo i conti senza l’oste, cioè Unione europea e la Banca centrale europea.

Con l’Ue e Bce, Di Battista lo sa benissimo, c’è un impegno scritto all’interno del quale la banca deve essere rimessa sul mercato entro i primi mesi del prossimo anno.

Insomma, dobbiamo fare attenzione alle richieste che arriveranno dall’Europa.

Qualunque sia la situazione non accetteremo nessun licenziamento perché noi abbiamo evitato i licenziamenti in tutto il settore bancario italiano con crisi anche simili a quella di Mps.

Per noi va bene la nazionalizzazione ma comunque ci vuole subito un aumento di capitale che oscilla attorno ai 3,5 miliardi di euro.

Quindi tutto quello che prima Alessandro Di Battista ha presentato, e che ha un senso, si scontra con un potere molto forte ed estremamente invasivo che è quello della Banca centrale europea e l’Unione europea.

Faccio un esempio: nel 2017 sono state salvate in Germania con 123 miliardi di euro le prime cinque Landesbanken, le banche regionali tedesche.

L’Italia è l’ultima sul fronte degli aiuti di Stato: noi abbiamo speso l’1% del Pil contro una media del 4,6% in Europa.

La Spagna, per fare un esempio, ha speso il 4,4% del suo Pil per salvare le loro banche. Quindi, questo luogo comune che in Italia si salvano le banche con i soldi pubblici è vero fino a un certo punto: siamo gli ultimi in Europa.

E se fallisce una banca, viene applicato il bail in, quindi rispondono gli azionisti e gli obbligazionisti, la clientela.

Nel 2017 il governo Gentiloni, con ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, sottoscrive un accordo con l’Unione europea prima e con la Bce poi: ottengono quattro anni di tempo per vendere il Monte dei Paschi di Siena.

Dall’esecutivo Gentiloni siamo passati al primo governo Conte, con ministro dell’Economia Giovanni Tria, e poi al secondo governo Conte, con ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Tutto fermo per quattro anni e così il cerino in mano è rimasto all’attuale premier, Mario Draghi, e al ministro Daniele Franco, che su questa situazione hanno responsabilità zero, e al direttore generale del Mef, Alessandro Rivera.

Qual è il problema? Che nessun Governo, dal 2017 a oggi, ha voluto sporcarsi le mani con il salvataggio di Mps.

Il ministro Franco e Draghi hanno chiesto una proroga all’Unione europea per lasciare lo Stato come azionista di Montepaschi e sicuramente verrà concessa, nel frattempo i giochi, in qualche anno, si dovranno riaprire.

Ma c’è un problema: le condizioni che porrà adesso la Bce potrebbero essere molto più dolorose per le lavoratrici e per i lavoratori, perché il nuovo piano industriale che dovrà essere messo a punto potrebbe essere molto più pesante sul versante del taglio dei costi.

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