Economia

Che cosa farà Gualtieri al Mef? Analisi (e auspici) del prof. Piga

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Non sono certo che sarà Gualtieri a convincere l’Europa della bontà del 3% del deficit-Pil per l’Italia, che è condizione necessaria (ancorché non sufficiente) affinché il nostro Paese si riprenda e riparta. Ma sono convinto che se una chance concreta c’è, sarà con lui. Il commento dell’economista Gustavo Piga

 

Del programma giallorosso non si può che dire del bene. C’è tutto o quasi (a parte che manca qualsiasi accenno alla lotta anticorruzione; che alle Pmi non sono riservate che poche righe e solo per quelle – pochissime – innovative; e che sulla qualificazione delle stazioni appaltanti per migliorare la loro professionalità tutto tace) e quindi forse vale poco la pena commentarlo, visto che non ci sono al suo interno novità eclatanti: c’è tutto, come sempre.

O quasi tutto. Tante spese, tante riduzioni d’imposta, ma nulla sul deficit. Ma anche questa non è una novità: l’unico numero, il deficit programmatico sul PIL per il 2020, che avrebbe messo a rischio tutte le promesse di aumenti di spesa e riduzione delle tasse non poteva apparire e far sfigurare tutti i 28 residui punti programmatici.

Ma una novità, e grossa, c’è. Si chiama Gualtieri. Un politico europeo, per di più non economista, al ministero dell’Economia e delle Finanze non c’era mai stato. Dalla sua creazione nel 2001, con l’accorpamento di Finanze, Bilancio e Tesoro nel 2001, si erano visti passare solo economisti, quasi tutti tecnici prestati alla politica: Tremonti (la quasi eccezione, un tributarista già politico ma nazionale), Siniscalco, Padoa Schioppa, Monti, Grilli, Saccomanni, Padoan, Tria.

E così come si dice che ci vuole un Nixon per andare in Cina, metafora per ricordare anche che a volte ci vuole un leader politico per riformare aspetti di un sistema politico che lui stesso ha difeso, mi viene da dire che dopo tanti fallimenti di accademici che di fronte alla cattedra ed ai loro studenti propugnavano politiche keynesiane che non hanno mai attuato da Ministri, forse sarà un vero politico europeo, noto per non essere certamente adepto o allievo di Keynes, un amico di Draghi certamente e un difensore strenuo delle regole dell’Unione, a portarci là dove nessuno ci ha mai portati, ovvero alla fine delle regole europee del Fiscal Compact che hanno ingessato l’Italia e la sua ripresa.

Non sono certo che sarà Gualtieri a convincere l’Europa della bontà del 3% del deficit-Pil per l’Italia, che è condizione necessaria (ancorché non sufficiente) affinché il nostro Paese si riprenda e riparta e permetta agli altri 28 punti del programma di avere una minima chance di essere realizzati. Ma sono convinto che se una chance concreta c’è, sarà con lui.

Se poi invece si comporterà da vero professore invece che da vero ministro e continuerà a profetizzare la bontà della convergenza al bilancio in pareggio nel giro di tre anni, allora mi sarò sbagliato. Ma in tal caso non sbaglierò certo a prevedere tra poco più di 3 anni o forse prima l’ingresso trionfale a Roma dei sovranisti e la fine della nostra Europa dell’euro.

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