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Sicurezza

Non solo Bargi. Cosa fare e cosa non fare su salute e sicurezza nel lavoro

La materia della salute e sicurezza nel lavoro è stata regolata in termini bipartisan e con una forte partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali. Il Canto Libero di Maurizio Sacconi

Il rispetto per le vittime della tragedia di Bargi, realizzatasi in una azienda fortemente sindacalizzata, quasi cogestita, imporrebbe una riflessione quanto più sobria e sincera alle istituzioni centrali e regionali come ai corpi sociali. Il contrario di quello che sta accadendo.

Una parte del sindacato ha proclamato scioperi per rallentare la produzione e penalizzare utenti certamente incolpevoli. Si coglie l’occasione per rivolgere accuse indiscriminate al sistema delle imprese che non reagisce. E ovviamente al governo, dimenticando le competenze della Regione.

Le richieste riguardano solo l’inasprimento di norme penali gia abbondantemente presenti nell’ordinamento fino all’omicidio colposo e l’incremento di attività ispettive che in quel caso avrebbero probabilmente verificato solo la correttezza degli adempimenti formali.

La materia della salute e sicurezza nel lavoro è stata regolata in termini bipartisan e con una forte partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali. Anzi, la decisone di collocarla tra le competenze concorrenti dello Stato e delle Regioni si deve alla riforma costituzionale curata dal ministro Bassanini e varata dalla sola maggioranza di sinistra nel 2001. La vigilanza è stata in conseguenza attribuita ai servizi sanitari regionali e solo nel 2021 allargata anche all’ispettorato Nazionale del Lavoro.

La attuazione del Testo Unico, varato nel 2008 a cavallo di due governi di segno opposto, ha visto trascurati tutti i contenuti sostanziali (linee guida, norme tecniche, buone pratiche, addestramento, formazione verificata) ed esaltati quelli formali.

La Commissione Consultiva (che comprende i corpi sociali) non è operativa da quasi un decennio. La stessa mancata attuazione dei rinvii normativi per appalti e subappalti è stata sottaciuta sino a questa legislatura e si traduce ora nella pretesa di vietare il ricorso a competenze specifiche o a forniture d’opera straordinarie.

La prima esigenza collettiva dovrebbe consistere nella ricerca delle ragioni dell’accaduto. A partire dalla verifica se sul luogo era presente il “preposto” alla sicurezza e quale ruolo abbia svolto. Soprattutto, sarà importante comprendere le cause tecniche e la possibilità di prevenirle con la manutenzione ordinaria e straordinaria.

Proprio questo evento dovrebbe condurre a rafforzare gli strumenti della prevenzione sostanziale con un cambiamento dei paradigmi sin qui prevalsi che hanno prodotto solo la concentrazione delle imprese sulle responsabilità formali invece di pretendere la loro qualificazione e quella dei lavoratori nei settori più esposti ai rischi di infortuni. E di incrementare la complessiva cultura della sicurezza.

Maurizio Sacconi

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