Economia

Cdp, il Tesoro generoso e le domande del Corriere della Sera su Palermo

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cassa depositi e prestiti

Ma è vero che la retribuzione del nuovo amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti è legata alla realizzazione del programma di governo M5S-Lega sulla banca pubblica per gli investimenti?

E il margine generoso riconosciuto dal Tesoro alla Cdp sui soldi del risparmio postale depositati nel conto di Tesoreria non rischia di essere un indiretto aiuto di Stato per la Cassa?

Sono le due domande clou – piuttosto rilevanti – che il Corriere della Sera ha posto dopo il rinnovo del consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti, controllata dal ministero dell’Economia e partecipata dalle fondazioni bancarie.

Presidente è stato nominato, su indicazione delle fondazioni, Massimo Tononi. Fabrizio Palermo, voluto in particolare dal Movimento 5 Stelle e accettato dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, è il nuovo amministratore delegato al posto di Fabio Gallia (qui la ricostruzione di Start Magazine sulle nomine). Sugli altri membri del board, Tria ha espresso nomi a lui vicini, come sottolineato in questo articolo.

Ferruccio de Bortoli, il 22 luglio, ha scritto: Fabrizio Palermo? “Non crediamo che la sua retribuzione sia legata alla realizzazione del programma di governo. Ci mancherebbe altro! Il «contratto» fra Cinque Stelle e Lega prevede per la Cassa un più ampio, seppur vago, ruolo di banca pubblica, quale non è essendo fuori dal perimetro statale. E Cdp non è nemmeno una banca. Speriamo, non solo per lui, che non abbia firmato cambiali in bianco con i suoi datori di lavoro politico”.

Da che cosa nasce il sospetto di de Bortoli? Da un articolo del Corriere della Sera scritto due giorni prima dal cronista finanziario Fabrizio Massaro: “Palermo, che è già in Cassa depositi con il ruolo chiave di direttore finanziario, è stato scelto in realtà per il suo profilo tecnico, di esperto. Tuttavia sarà inevitabilmente anche una figura di rilievo politico, avendo dato garanzie di esecuzione del «contratto di governo» Lega-M5S”.

“«Anche a lui è stato chiesto di condividere il nostro programma», svela un esponente Cinquestelle. «Da questo dipende perfino parte della sua retribuzione»: i bonus variabili saranno parametrati al raggiungimento degli obiettivi indicati in quel programma, a cominciare dalla creazione della «Banca pubblica degli investimenti» che nelle intenzioni del governo deve partire già entro quest’anno”, ha scritto il Corriere della Sera senza ricevere rettifiche o smentite.

Oggi de Bortoli sul Corriere Economia, il dorso del lunedì del Corsera, ha sollevato un’altra questione: “Poste riceve, esente da Iva, una commissione di poco meno dello 0,6% per collocare, in esclusiva, i titoli di Cdp. Sulla base dell’ultimo contratto triennale fra le due parti, sottoscritto nel dicembre scorso per il 2018-20’20, l’ammontare delle commissioni riconosciute oscilla tra 1,55 e 1,85 miliardi l’anno, a seconda del raggiungimento di una serie di obiettivi”.

Nel comunicato con il quale si dava conto del rinnovo dell’accordo fra Cdp e Poste si sottolineava l’insostituibile caratteristica del risparmio postale come “volano di sviluppo e di crescita” per “contribuire all’aumento degli investimenti strategici e al miglioramento della competitività del Paese”.

“Ma proprio per questo ci si domanda – ha scritto de Bortoli – se il circuito di attività che origina dai sacrifici di tante famiglie italiane sia del tutto esente da critiche e perfettamente virtuoso. Se il margine generoso (e misterioso) riconosciuto alla Cdp (legge 8 aprile 2016 n. 49) sulla parte di risparmio postale, circa 150 miliardi, depositata sul conto di tesoreria e pagato da tutti i contribuenti, sia congruo. E non sia una forma di sussidio che maschera un bilancio in perdita”.

D’altronde, anche le fondazioni dimenticano tutte le operazioni in cui il Tesoro sotto la gestione di Padoan ha avuto più di un occhio di riguardo per la Cdp: qui un recente approfondimento di Start Magazine.

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