Economia

Cdp, Mps, Carige, Telecom Sparkle. Cosa pensa il governo secondo Buffagni (M5S)

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Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il lombardo Stefano Buffagni, 35 anni, è l’uomo chiave del Movimento 5 Stelle per le questioni dell’economia e della finanza, nomine comprese.

Domanda. Continuerete a dire no al rinnovo di Luigi Federico Signorini alla vice direzione di Bankitalia? Non pensate che possa nuocere all’attività del governo mettersi contro Via Nazionale?

Risposta. Noi crediamo che l’autonomia di Bankitalia vada preservata, ma visti i fatti degli ultimi anni, vedi la carenza di controlli, in particolare sulle banche venete, pensiamo che ci voglia un po’ di discontinuità rispetto al passato. Chiediamo quindi che a via Nazionale vi sia un po’ di rinnovamento in piena autonomia.

D. C’è dunque una contrapposizione con Bankitalia?

R. Diciamo no alla contrapposizione, sì al rispetto delle competenze. Lo stesso governatore Ignazio Visco ha dichiarato che non è in corso un attacco a Bankitalia, non ne è stata lesa l’autonomia.

D. Ma esiste un gruppo di professionalità all’interno di Bankitalia che vede con favore l’attività del governo e da cui quindi attingere per i prossimi rinnovi delle cariche?

R. Spero che qualcuno ci veda con favore, ma noi puntiamo sulla professionalità. Le nomine devono basarsi su questo criterio.

D. Il timore di molti è che alla fine l’obiettivo del governo sia quello di mettere Bankitalia sotto il controllo del Tesoro.

R. Questo non esiste proprio. E non lo abbiamo neppure mai pensato, perché in un contesto di norme europee scatenerebbe un conflitto che alla fine darebbe ancora più potere all’Europa. Follia.

D. Si può dire che la Cdp è la nuova Iri?

R. Cdp è una market unit, ne rispettiamo il ruolo e dobbiamo fare in modo che attraverso il suo operato venga valorizzato l’interesse del Paese, non che prevalga la politica.

D. Quindi non avete intenzione di statalizzare tutto o quasi tutto?

R. Noi crediamo che sugli asset strategici lo Stato debba garantire il benessere e l’interesse nazionale. Non è più tollerabile quel meccanismo che porta a profitti privati e a perdite pubbliche perché questo finto liberismo ha fatto solo dei danni.

D. Si potrebbe obiettare che ormai l’industria privata italiana è talmente debole che un intervento massiccio dello Stato sia inevitabile per farla sopravvivere.

R. No, non è assolutamente così. Noi vogliamo dare più spazio all’imprenditoria sana ma non a quella di relazione. Abbiamo eccellenze che non finiscono sui media, non sono agli onori delle cronache ma che si reggono benissimo in piedi da sole. Il 90% delle imprese italiane è di dimensioni piccole o medie. Molte sono in difficoltà o non riescono a raggiungere le dimensioni giuste per poter competere sui mercati internazionali. Per questo riteniamo necessario creare le condizioni affinché poi si aggreghino liberamente, anche con filiere e reti, ma non si tratta assolutamente di un obbligo. Lo Stato deve aiutare le Pmi a fare il salto di dimensioni e qualità. Per raggiungere questo risultato dobbiamo agire come sistema Italia prendendo spunto dalla Francia.

D. Che cosa pensa delle nuove regole antitrust proposte da Francia e Germania dopo il no della Commissione Ue alla fusione Alstom-Siemens ? Sono forse state fatte a misura dei loro esclusivi interessi?

R. Ci facciamo rispettare facendo proposte in Europa e tirando l’Italia fuori dall’angolo. Un tempo si stava buoni e magari arrivava un contentino, ma nulla di più. In ogni questione deve emergere la posizione dell’Italia. Per esempio, la parametrazione delle Pmi è tarata su quelle francesi, non su quelle italiane, che hanno caratteristiche diverse. Ecco, noi ci faremo sentire. Bisogna tenere i nostri interlocutori al tavolo fino allo sfinimento come faceva Giovanni Marcora nelle questioni che riguardavano l’agricoltura.

D. Carige ricapitalizzerà o servirà un intervento pubblico?

R. Mi auguro che sia un’operazione di mercato. Abbiamo creato le condizioni per avere player di mercato che abbiano una gestione manageriale e non familiare.

D. A giugno dovete presentare il piano di uscita da Mps, ci state già lavorando?

R. Siamo al lavoro da tempo. C’è il retaggio dei disastri lasciati dal Pd che hanno generato costi ingenti sul presente e sul futuro. Vogliamo risolvere tutto nel rispetto del mercato.

D. Sarà rinnovata la garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni? (Gacs)

R. Io spero di sì. Comunque bisogna arrivare a una definizione dei criteri in grado di dare sostegno all’economia e non di essere d’aiuto alla speculazione.

D. Che cosa pensa del salvataggio pubblico senza bail-in della cassa di risparmio tedesca Nord LB?

R. È la dimostrazione che nell’Unione europea valgono due pesi e due misure. E invece le regole devono valere per tutti. È necessario allargare la verifica sui rischi non solo agli npl ma anche agli strumenti di secondo livello, i derivati, dove in molti casi all’estero ci sono esposizioni mostruose, ma qualcuno continua a mettere la polvere sotto il tappeto

D. Rivedrete le norme dell’Unione europea sulle risoluzioni bancarie?

R. Da soli è molto difficile. Vediamo se ci sono degli alleati.

D. Telecom Sparkle è sempre un asset strategico del governo?

R. Decisamente sì e chiunque pensi di fare cassa vendendolo non ha capito nulla dell’Italia e dell’importanza strategica di questo asset a livello geopolitico.

(articolo pubblicato sul settimanale Milano Finanza)

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