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Ecco gli effetti delle sanzioni alla Russia su Eni, Fincantieri, Saipem, Ansaldo Energia e non solo. Report Cdp

Cdp

Cosa dice la relazione finanziaria annuale del 2021 del gruppo Cassa depositi e prestiti (Cdp) sull’impatto delle sanzioni alla Russia sulle attività di alcune sue partecipate o controllate come Fincantieri, Eni, Snam, Saipem, Italgas, Terna e non solo. Tutti i dettagli

 

ESTRATTO DALLA RELAZIONE FINANZIARIA 2021 DI CASSA DEPOSITI E PRESTITI

Le sanzioni imposte alla Russia, alla Bielorussia e alle aree del territorio ucraino non sottoposte a controllo governativo ucraino, sono state ampie e coordinate, e finalizzate tra l’altro a: (i) erodere la base industriale, (ii) impedire che le ricchezze dell’élite russa vengano nascoste in rifugi sicuri in Europa, (iii) colpire il settore petrolifero e impedire alla Russia di potenziare le sue raffinerie di petrolio e iv) escludere l’accesso ai più importanti mercati finanziari mondiali. Sul fronte finanziario si sono concentrate le due misure più severe: l’espulsione di alcune delle più importanti banche russe dal sistema di pagamento internazionale SWIFT e il congelamento delle riserve in valuta estera della Banca Centrale Russa, detenute, in gran parte, in Cina, Francia, Giappone e Germania mentre è ridotta l’esposizione verso gli USA.

In termini generali, si possono identificare quattro principali canali di trasmissione degli effetti economici del conflitto: (i) relazioni commerciali (esclusi beni energetici), (ii) forniture di gas e petrolio, (iii) incertezza sui mercati finanziari e (iv) instabilità geopolitica e nuovi equilibri.

L’impatto sulle relazioni commerciali potrebbe essere relativamente contenuto per la ridotta rilevanza della Russia sugli scambi con l’Italia. Impatti diretti più significativi si avranno probabilmente per le imprese operanti nella produzione di macchinari, nel tessile-abbigliamento, nel chimico e nell’alimentare.

Sulle forniture di gas e petrolio l’impatto economico è rilevante per gli effetti al rialzo sull’inflazione e per le conseguenze legate a possibili interruzioni delle forniture: l’Italia, infatti, è tra i Paesi europei più vulnerabili importando dalla Russia circa il 40% del gas e il 10% del petrolio necessari per soddisfare la domanda interna. L’incertezza potrebbe generare, nel lungo periodo, effetti al rialzo sui rendimenti dei titoli di Stato, anche a causa della recente decisione da parte della BCE di proseguire nel programma di riduzione degli acquisti, ma potrebbe generare anche un’estrema volatilità sui mercati finanziari e avere ricadute negative sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese.

L’instabilità geopolitica e l’evoluzione delle relazioni tra gli Stati potrebbero portare a una contrazione del commercio internazionale, un calo degli investimenti diretti esteri e un aumento del risparmio c.d. “precauzionale”.

Appare evidente come il canale degli approvvigionamenti di materie prime energetiche rappresenti per l’Italia il principale punto di debolezza sia per gli effetti diretti, dovuti alla dipendenza dalle forniture russe sia per quelli indiretti sui prezzi e sul tasso di inflazione. Un’inflazione alta e crescente potrebbe determinare effetti gravi, da un lato per le imprese, in particolare quelle energivore, che vedrebbero erodersi i margini e, dall’altro, per le famiglie, il cui potere d’acquisto – stante una dinamica dei salari non direttamente correlata alle dinamiche dei prezzi– potrebbe risultare fortemente compromesso.

Con riferimento al portafoglio creditizio della Capogruppo, l’esposizione diretta di CDP su controparti russe, bielorusse e ucraine o di altri paesi dell’est Europa potenzialmente interessati dalla crisi è molto contenuta e, ove presente, in gran parte garantita da SACE. In particolare, l’incidenza dei finanziamenti erogati a controparti russe o ucraine è inferiore allo 0,05% degli attivi di CDP.

Pur nell’incertezza dell’evoluzione del conflitto, è possibile formulare alcune preliminari considerazioni sui potenziali impatti, che ovviamente sono principalmente conseguenti alle incertezze correlate all’approvvigionamento. A tal riguardo, si evidenzia che il conflitto potrebbe impattare i business delle società a seguito della volatilità nei prezzi delle materie prime provenienti dai paesi interessati dall’emergenza, con possibile incremento generalizzato dell’inflazione e nello specifico di fonti energetiche (petrolio, gas, carbone), del legno e dell’alluminio.

Nel medio periodo, d’altro canto, l’impatto dell’attuale crisi su crescita e inflazione avrà presumibilmente un effetto negativo rilevante su diversi settori dell’economia, influendo negativamente sia sul portafoglio partecipativo, sia su quello creditizio, in maniera trasversale a tutti i settori. Alcuni settori saranno comunque maggiormente impattati dagli effetti della crisi, in particolare quelli “energivori” o comunque esposti ad aumenti significativi dei prezzi delle materie prime.

In relazione ai potenziali impatti sull’operatività di CDP derivanti dall’evoluzione del framework sanzionatorio di riferimento, è stata effettuata una ricognizione dei profili di rischio per CDP associati alle restrizioni vigenti, prendendo in considerazione i regimi sanzionatori varati sia dall’UE, sia dagli USA, i quali potrebbero avere impatti rilevanti arrivando nei casi più gravi a precludere qualsiasi rapporto con i soggetti sanzionati. In considerazione dei rapidi mutamenti del quadro di riferimento, le analisi svolte evidenziano la necessità di sottoporre a monitoraggio un numero ristretto di operazioni creditizie, con riferimento alle quali ad oggi – sebbene sia stata interrotta ogni nuova erogazione – anche a seguito di confronto e allineamento con il pool di finanziatori, SACE e i legali esterni, non è risultato necessario procedere a risoluzione dei relativi contratti. Resta inteso che tali considerazioni potrebbero essere modificate da interventi successivi, dato che il quadro risulta in rapida evoluzione.

Il framework sanzionatorio che si sta consolidando prevede forti restrizioni (che potrebbero in alcuni casi comportare il congelamento di beni, fondi e risorse economiche e l’inibizione di qualsiasi rapporto commerciale e finanziario non oggetto di specifica esenzione nei confronti di determinati soggetti), da un lato, alla possibilità di concedere finanziamenti o supporto in equity o tramite altri strumenti finanziari a favore di controparti e/o progetti russi e, dall’altro, alla possibilità di importare ed esportare beni da e per la Russia e Bielorussia, con conseguenti limitazioni alla possibilità di effettuare le attività funzionali all’esecuzione delle commesse aggiudicate alle partecipate di CDP, nonché dei progetti finanziati.

Con riferimento alle richiamate esposizioni sul portafoglio creditizio, in linea con quanto previsto dalle policy interne di CDP si segnala che le attività di due diligence propedeutiche alla delibera delle stesse con il supporto di consulenti legali specializzati avevano confermato la generale conformità con il quadro sanzionatorio all’epoca vigente. A seguito del predetto rapido e progressivo inasprimento del quadro sanzionatorio, è stato richiesto ai consulenti legali di aggiornare nel continuo le due diligence svolte, al fine di valutare potenziali rischi attuali o prospettici sui contratti di finanziamento e attivare i più appropriati rimedi contrattuali nel caso in cui l’esecuzione di tali contratti cessasse di essere conforme al quadro sanzionatorio vigente.

Con riferimento alle operazioni creditizie sopra richiamate, il mutamento del quadro sanzionatorio è oggetto di costante monitoraggio, in considerazione: (i) della possibilità che si aggravi ulteriormente l’impatto delle sanzioni anche su soggetti finanziati direttamente da CDP; (ii) della presenza in alcune operazioni, di linee di finanziamento collaterali e distinte rispetto a quelle di CDP – cui partecipano anche istituzioni finanziarie russe colpite da nuove sanzioni; (iii) delle sempre maggiori restrizioni per l’ottenimento delle autorizzazioni alle esportazioni e all’assistenza finanziaria.

In generale, si segnala che i contratti per le operazioni sopra menzionate, redatti e negoziati con l’assistenza di primari consulenti legali internazionali, prevedono, al verificarsi di specifici eventi, tutele contrattuali attivabili da CDP e/o dagli altri finanziatori.

Con riferimento alle principali società del Gruppo CDP che hanno rapporti di fornitura diretta di beni/servizi con i territori direttamente interessati dal conflitto, o che sono esposte a rischi indiretti (effetti sulla valutazione delle partecipazioni, rischio di credito) si evidenzia quanto segue:

GRUPPO FINCANTIERI

Il gruppo Fincantieri indica di non avere in corso attività o investimenti in Russia e Ucraina, né rapporti di finanziamento con società o enti finanziari operanti in tali paesi. Inoltre, il gruppo Fincantieri non ha propri dipendenti basati in quelle aree o rimpatriati dalle stesse. Vi sono dei contratti attivi in essere esclusivamente con alcuni committenti russi, che nel 2021 hanno sviluppato un fatturato di ammontare non rilevante (pari a circa lo 0,5% sul totale dei Ricavi e proventi) così come la quota residua di crediti ancora da incassare.

Con riferimento al potenziale incremento dei prezzi, ed in particolare quelli delle materie prime e dell’energia, già in forte ascesa per via della ripresa post pandemica, il gruppo ha posto in essere delle politiche di hedging sugli acquisti di gas ed energia, oltre che del carburante navale. Inoltre, il gruppo ha avviato uno specifico piano di mitigazione del rischio legato alle forniture di materiali strategici quali l’acciaio, in parte proveniente dall’Ucraina.

Si segnala altresì che i contratti stipulati con i clienti prevedono che, nel caso in cui si verificasse un “Evento di forza maggiore” che impedisse la regolare costruzione della commessa, come ad esempio un decreto governativo, una pandemia o una guerra, la società non sarebbe tenuta a riconoscere penali all’armatore per l’eventuale ritardo nella consegna.

GRUPPO ENI

La partecipata indica che – al momento – il flusso di approvvigionamento di gas dalla Russia è proseguito con regolarità. Il management, in coordinamento con i vertici del Governo italiano, sta valutando dei piani volti a diversificare/rafforzare fonti di approvvigionamento alternative facendo leva su (i) la flessibilità del portafoglio, (ii) la disponibilità di infrastrutture e (iii) le relazioni di lungo temine con Stati petroliferi prospicienti l’area del mediterraneo. In aggiunta, in questa fase ENI ha indicato che non saranno stipulati nuovi contratti di approvvigionamento di greggio russo per il sistema di raffinazione con possibili inefficienze del supply e maggiori costi.

Inoltre, ENI indica che l’aumento della volatilità comporta:

  • un aumento del rischio controparte a causa della maggiore esposizione nominale commerciale verso i clienti e delle difficoltà del settore industriale a gestire il sensibile incremento dei costi dell’energia e delle materie prime indotto dalla crisi. In risposta alla fase di volatilità il gruppo ENI sta attuando una manovra di tesoreria finalizzata a incrementare le riserve di liquidità per far fronte a prevedibili spike di volatilità;
  • un maggiore rischio finanziario in relazione alla necessità di incrementare i depositi liquidi a garanzia del settlement delle operazioni in derivati in adempimento agli obblighi di marginazione (margin call).

Il gruppo ENI ha, inoltre, annunciato l’intenzione di uscire dalla joint operation Blue Stream, che gestisce il gasdotto per il trasporto di gas di provenienza russa attraverso il Mar Nero, commercializzato congiuntamente da ENI e Gazprom alla società di stato della Turchia.

GRUPPO SNAM

La partecipata non è attiva nel mercato russo e non detiene partecipazioni, anche in joint-venture, con società russe. Il core business di Snam si basa sul riconoscimento di ricavi regolati (trasporto, rigassificazione e stoccaggio) ancorati a contratti di capacità, con una sensibilità trascurabile ai volumi. Le controparti commerciali per accedere all’erogazione dei relativi servizi prestati da Snam devono presentare idonee garanzie finanziarie o, in alternativa, detenere rating creditizio rilasciato dalle principali agenzie di rating almeno pari a BBB-. In merito alla gestione operativa delle attività ricorrenti e alla realizzazione del programma investimenti 2022, non si registrano al momento criticità riconducibili agli eventi bellici in corso. La partecipata ha nel portafoglio partecipativo società con esposizione verso forniture di gas russo tramite contratti pluriennali per il trasporto del gas. Ad oggi Snam non ha registrato variazioni rispetto ai regolari flussi. Eventuali prolungate interruzioni delle importazioni e/o la cancellazione dei contratti in essere di durata pluriennale (in quota parte coperti comunque da garanzie bancarie) potrebbero riflettersi in una temporanea riduzione del contributo economico delle partecipate al gruppo Snam o impattare la valutazione delle stesse partecipazioni.

Rispetto alle disponibilità di fonti di finanziamento ed ai relativi costi, si segnala che al 31 dicembre 2021: (i) oltre il 70% dell’indebitamento finanziario di Snam è a tasso fisso; (ii) il gruppo Snam dispone di liquidità depositata presso primari istituti di credito per un ammontare pari a 1.337 milioni di euro e di linee committed a lungo termine non tirate, considerato anche il finanziamento BEI stipulato a luglio 2021 relativo a progetti di efficienza energetica per complessivi 3.350 milioni di euro. Si segnala che nel gennaio 2022 Snam ha emesso con successo un bond Sustainability-Linked dual tranche per complessivi 1.500 milioni di euro in concomitanza con un esercizio di Liability Management che ha portato al riacquisto di 350 milioni di euro per gestire in modo proattivo le future scadenze del debito.

Considerando le disponibilità liquide e le linee committed non tirate al 31 dicembre 2021, unite ai proventi derivanti dall’emissione obbligazionaria al netto del riacquisto delle note dell’esercizio di Liability management, Snam è in grado di coprire le scadenze del debito di breve, medio e lungo termine, bancario ed obbligazionario, fino alla fine del 2023.

In data 8 marzo 2022, la Commissione europea ha presentato il nuovo documento programmatico (RePower EU) che aggiorna ed integra il “Toolbox” per affrontare l’aumento dei prezzi dell’energia del 13 ottobre 2021 e anticipa, alla luce della situazione fra Russia e Ucraina, ulteriori sforzi per diversificare le forniture di gas verso il mercato europeo via pipeline e GNL e promuovere ulteriormente rinnovabili, biometano e idrogeno con l’obiettivo politico di raggiungere l’indipendenza dal gas russo entro il 2030. Sugli stoccaggi gas in particolare, la Commissione ha confermato l’intenzione entro aprile di portare nella normativa Ue, con ulteriore e rapida revisione del Regolamento sicurezza approvvigionamenti gas, obblighi minimi a livello nazionale per arrivare entro il 1° ottobre di ogni anno a un riempimento del 90% a livello Ue. È stata inoltre confermata l’intenzione di andare avanti con meccanismi di acquisto comuni, sulla scia di quanto già proposto a dicembre nella riforma del mercato gas.

Tali indicazioni supportano la visione strategica di SNAM, che si è posizionata da tempo come abilitatore della transizione energetica grazie agli investimenti per rendere “hydrogen ready” le proprie infrastrutture, ponendo al centro del suo piano strategico il trasporto e lo stoccaggio di energia e lo sviluppo di nuovi business come l’idrogeno, il biometano, la mobilità sostenibile e l’efficienza energetica

La prevista accelerazione dello sviluppo del biometano e dell’idrogeno, facendo anche ricorso alle importazioni dal Nord Africa, conferma la rilevanza strategica delle infrastrutture di Snam nel lungo periodo.

GRUPPO ITALGAS

la partecipata indica di non disporre di attività produttive o personale dislocato in Russia, in Ucraina o in paesi geo-politicamente allineati con la Russia né di intrattenere rapporti commerciali e/o finanziari con tali Paesi. Non si rilevano pertanto restrizioni materialmente rilevanti nell’esecuzione di transazioni finanziarie per il tramite del sistema bancario, anche a seguito dell’esclusione della Russia dal sistema internazionale di pagamento SWIFT. Tuttavia, in un mercato già caratterizzato da restrizioni e rallentamenti nella catena degli approvvigionamenti soprattutto in relazione alla componentistica, non è escluso che la situazione di tensione politico-economico indotta dal conflitto in essere possa esacerbare tali difficoltà e ripercuotersi, in una forma ad oggi non stimabile né prevedibile, sull’efficacia e tempestività della capacità di approvvigionarsi del gruppo.

Rispetto alle disponibilità di fonti di finanziamento ed ai relativi costi, si segnala che (i) oltre il 92% dell’indebitamento finanziario di Italgas è a tasso fisso (ii) il prossimo rimborso di un prestito obbligazionario è previsto per il 2024 per cui non sussistono esigenze di rifinanziamento e/o liquidità nel breve periodo, (iii) il gruppo dispone in ogni caso di liquidità depositata presso primari istituti di credito per un ammontare, al 31 dicembre 2021, pari a 1.391,8 milioni di euro che, anche alla luce dei piani di investimento in essere e delle operazioni previste nell’arco dei prossimi 18 mesi, consentirebbero di gestire, senza effetti significativamente materiali, eventuali restrizioni nell’accesso al credito.

Con riferimento ai rischi indiretti connessi alle società di vendita che utilizzano le reti del gruppo Italgas, nel caso in cui queste si trovino a soffrire, in uno scenario internazionale deteriorato, di condizioni avverse di approvvigionamento della commodity quali, ad esempio, forti incrementi dei prezzi della materia prima non trasferibili ai clienti finali risultando, per le stesse, in un peggioramento delle condizioni finanziarie e relativa difficoltà ad adempiereregolarmente agli obblighi contrattuali nei confronti del gruppo Italgas, si che le regole per l’accesso degli utenti al servizio di distribuzione del gas sono stabilite dall’ARERA e regolate nel Codice di Rete che definisce il sistema delle garanzie finanziarie in essere a tutela del distributore.

Con riferimento, infine, al rischio di minori volumi di gas immessi nell’infrastruttura nazionale, l’attuale regolazione tariffaria non determina, come noto, un’esposizione per i distributori a variazioni di volumi di gas vettoriato. In ogni caso, il rischio di un’interruzione prolungata di immissione del gas naturale nelle infrastrutture di distribuzione, che possa incidere in forma significativamente negativa sulla continuità operativa del gruppo, sarebbe comunque mitigato dalle azioni già in essere e/o allo studio a livello nazionale ed europeo quali l’ottimizzazione degli stoccaggi, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, l’incremento della produzione nazionale.

GRUPPO TERNA

La partecipata ha proattivamente avviato, tenuto conto dell’eccezionalità data dalla dimensione internazionale della crisi, specifiche task force volte a garantire sia il monitoraggio costante della nuova normativa sanzionatoria sia il rafforzamento delle proprie due diligence e dei controlli ordinari anche alla luce di quanto previsto dalle policy in materia, che il gruppo Terna ha implementato. Pur permanendo elementi di preoccupazione generale legati allo sviluppo della crisi e uno scenario contraddistinto da grande incertezza, allo stato attuale non sono stati riscontrati impatti concreti ed immediati sull’ordinario svolgimento delle attività.

GRUPPO ANSALDO ENERGIA

La partecipata indica che la società russa Ansaldo Energia Russia ha in bilancio crediti verso clienti, stock di magazzino e disponibilità liquide utilizzate nei primi mesi del 2022 a ripagamento dei debiti infragruppo verso Ansaldo Energia, con impatti marginali sul budget 2022 in termini di ricavi, EBITDA e cassa derivanti dall’attività in Russia. Rispetto al blocco delle attività verso la Russia, non si evidenziano al momento rischi sulla continuità aziendale. Tuttavia, il gruppo Ansaldo sta monitorando le potenziali conseguenze sul mercato energetico e identificando potenziali contromisure, perseguendo canali commerciali con aree meno impattate (vedi Nord Africa), possibili accelerazioni sul contenimento dei costi e opportunità di ottimizzazione di cassa.

GRUPPO SAIPEM

La partecipata indica che i contratti che prevedono attività in Russia e/o con clienti russi sono: MoscowRefinery, Arctic LNG 2 GBS, Scope of work EPCI, Arctic LNG 2 TSOF, nonché un contratto di perforazione di gas acque artiche con l’utilizzo del mezzo di perforazione che attualmente si trova al di fuori delle acque territoriali russe.

La partecipata conferma che opera nel pieno rispetto di quanto stabilito dalle Istituzioni europee e nazionali nei confronti della Federazione Russa, che sta monitorando il continuo evolversi della situazione per valutarne
e ha attivato e continuerà ad attivare in funzione dell’evoluzione della situazione le opportune clausole contrattuali a protezione dei suoi diritti e interessi. Sui quattro progetti il backlog complessivo è pari a 1.966 milioni di euro, di cui 254 milioni di euro per progetti inclusi nel campo di consolidamento di Saipem. Nello scenario, considerato comunque improbabile, della cancellazione immediata dei contratti, l’impatto sull’EBITDA e sul risultato netto consolidato, è stimato essere non significativo. Non si può, comunque, escludere che un ulteriore deterioramento estremo della situazione geopolitica e delle sanzioni internazionali a essa associate possano portare a impatti più importanti, ad oggi non stimabili.

Saipem ha un approccio di supply chain diversificato e, ove possibile, globale. Il rischio, tuttavia, resta concreto per le forniture per le quali, per ragioni tecnologiche, sono disponibili un numero di alternative ridotte. La partecipata sta monitorando attentamente la propria supply chain per identificare e prendere le dovute azioni di mitigazione in relazione ai potenziali impatti in termini di costi di materiali e servizi e tempi di fornitura derivanti dall’evolversi del conflitto in Ucraina. Saipem, in considerazione della estrema imprevedibilità di tale situazione e degli effetti sulle commesse, sta già adeguando le proprie strategie esecutive ed ha già avviato discussioni con i propri clienti e in generale con l’intera supply chain per negoziare meccanismi di gestione e condivisione del rischio, per mitigarne gli impatti sulle commesse in esecuzione e sulle iniziative future. A seguito delle sanzioni intraprese dalla Comunità Europea, USA e altri paesi, Saipem ha attivato l’unità di crisi corporate (CCU) che collabora quotidianamente con leunità di crisi locali (LCU) in Russia e le funzioni di business direttamente coinvolte nella gestione dei progetti e del personale presenti in loco.

CDP EQUITY

Con riferimento alle attività in portafoglio della partecipata, l’attività di monitoraggio ha individuato in Ansaldo Energia, gruppo Inalca (che ha attività operative in Russia seppur marginali, e che potrebbero subire effetti per l’incremento dei costi delle materie prime e le fluttuazioni dei cambi), Rocco Forte Hotel (presente con due hotel in Russia), Nexi ed Euronext (potenziale rischio di cyber attack al sistema dei pagamenti elettronici, considerato infrastruttura strategica) gli asset maggiormente esposti. Allo stato attuale non sono stati identificati fattori di incertezza sulla capacità della partecipata di continuare a operare come un’entità in funzionamento.

GRUPPO SACE

SACE: la società ha un ufficio di rappresentanza a Mosca in cui sono presenti due risorse di nazionalità russa.

Trattandosi di un ufficio di rappresentanza non si rilevano rischi relativi all’operatività svolta, anche considerando la temporanea sospensione della valutazione dell’assunzione di nuovi rischi per l’attività di export credit in Russia e in Bielorussia. In uno scenario di blocco SWIFT complessivo (euro e dollari USD) l’impossibilità di ricevere flussi dalla Russia comporterebbe escussioni delle esposizioni erogate in Russia. Tali escussioni, tuttavia, non avverrebbero tutte immediatamente, ma presumibilmente su un orizzonte temporale esteso fino alle ultime scadenze di portafoglio, con una stimata maggiore incidenza fino al 2024. Laddove le sanzioni dovessero essere revocate in anticipo rispetto alla scadenza del portafoglio erogato, l’esposizione a rischio sarebbe conseguentemente più contenuta.

In considerazione dell’aggravamento di rischio intercorso SACE ha posto in essere azioni di monitoraggio stringente del contesto macro, del quadro sanzionatorio e delle esposizioni in essere con la valutazione caso per caso delle singole posizioni assunte e delle relative azioni di mitigazione da porre in essere, in funzione delle singole strutture contrattuali, nonché della presenza di eventuali collateral e di riserve dedicate a servizio del debito.

Gli effetti dell’aggravamento di rischio, attualmente di difficile puntuale quantificazione alla luce dello stato di incertezza e della rapida evoluzione degli eventi in corso, potrebbero determinare un impatto negativo sull’andamento tecnico futuro della società che verrebbe comunque assorbito, anche nello scenario più avverso, dalla capienza delle Riserve tecniche e Patrimoniali;

SACE BT: il portafoglio degli altri rami Danni presenta alcune coperture in Russia, che riguardano esclusivamente danni materiali alle strutture e ai cantieri. Per tale ragione, essendo la Russia territorio al momento interessato non dal conflitto, ma solo dalle sanzioni, non si rilevano particolari criticità. Il portafoglio Credito ha esposizioni in Russia e in Bielorussia. Di tale copertura assicurativa non è noto alla data odierna il rischio reale in termini di fatturazione emessa dagli assicurati di SACE BT verso i loro clienti localizzati nelle suddette aree geografiche. SACE BT ha già implementato idonee linee guida interrompendo l’assunzione di nuovi rischi e revocando o cancellando massimali in essere attinenti Russia e Bielorussia mentre sull’Ucraina non erano presenti rischi;

SIMEST: con riferimento al portafoglio partecipativo di Simest è stata effettuata una prima ricognizione sulle esposizioni dirette in essere verso le aree a rischio che ha rilevato impatti marginali, ulteriormente mitigati dalla presenza (i) del partner italiano obbligato a subentrare nelle obbligazioni della società partecipata (ii) di alcune garanzie che assicurano il rientro degli investimenti e (iii) di una durata media residua di oltre due anni che consente di valutare le evoluzioni geo politiche e gli interventi da porre in essere a mitigazione dei rischi. Allo stato attuale non sono stati identificati fattori di incertezza sulla capacità della partecipata di continuare a operare come un’entità in funzionamento.

Data la dimensione della crisi internazionale e in considerazione dell’incertezza del quadro macroeconomico nonché specificatamente del quadro sanzionatorio, le società del Gruppo CDP, laddove ritenuto necessario, hanno avviato specifiche task force volte a garantire sia il monitoraggio costante della normativa sanzionatoria, sia il rafforzamento dei controlli ordinari.

In base alle specifiche fattispecie che le società si trovano ad affrontare e ai potenziali rischi cui sono esposte, si stanno valutando contromisure, in termini di diversificazione delle attività operative, nonché rafforzamento dei presidi organizzativi e tecnici volti alla mitigazione dei rischi.

Infine, con riferimento alla stipula nel 2019 di un Cooperation Agreement tra CDP e il Russian Direct Investment Fund (RDIF), con il coinvolgimento anche di SIMEST e Fondo Italiano di Investimento, con la finalità di promuovere una possibile cooperazione economica fra Italia e Russia, attraverso co-investimenti e cofinanziamenti a supporto di imprese italiane con operatività attuale o prospettica in Russia, a seguito dell’aggravamento del quadro sanzionatorio nei confronti di RDIF alla luce dell’introduzione, il 28 febbraio 2022, di un congelamento dei beni, fondi e risorse economiche negli USA e del divieto per le US Person di intrattenere rapporti commerciali e finanziari con la stessa CDP ha risolto il Cooperation Agreement con RDIF.

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