Economia

Cdp, Tim, Alitalia e i rapporti a 2 stelle fra Guzzetti e Di Maio

di

giuseppe guzzetti

C’è soddisfazione tra le fondazioni bancarie azioniste con il 16% della Cassa depositi e prestiti il giorno dopo la presentazione del nuovo piano industriale di Cdp, gruppo controllato dal ministero dell’Economia e delle Finanze.

I timori di progetti azzardati come l’ingresso in società come Alitalia – secondo le fondazioni – non sono spuntati dal piano messo a punto dalla società presieduta da Massimo Tononi e guidata dall’amministratore delegato, Fabrizio Palermo.

D’altronde lo statuto vieta alla Cassa di entrare nell’azionariato di società in disequilibrio economico e finanziario. Così come operazioni straordinarie tra Tesoro e Cdp sono sempre possibili e di sicuro non possono essere contemplate in maniera esplicita in un piano industriale, fa notare un addetto ai lavori.

Fondazioni soddisfatte, dunque. E non poteva essere diversamente visto che a sorpresa il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, era presente alla conferenza stampa di illustrazione del piano industriale da parte dei vertici di Cdp con il ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

Una presenza non scontata, anzi: nel 2015 quando fu presentato l’ultimo piano ad opera di Claudio Costamagna e Fabio Gallia il presidente dell’Acri non era presente.

Ieri Guzzetti non solo era presente ma ha parlato.

LE PAROLE DI GUZZETTI

Per Cdp “l’imperativo categorico è quello di mantenere una prudente amministrazione del risparmio postale. Questo è un principio non negoziabile. Cdp non deve svolgere un ruolo che spetta allo Stato”. Sono state queste le parole che il presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo ha sibilato durante la presentazione del piano industriale della Cassa.

Per Guzzetti, l’azione della Cdp “deve avere una bussola molto chiara: il controllo dell’equilibrio economico finanziario degli investimenti”. La Cassa, ha intimato il rappresentante delle fondazioni bancarie, azioniste di Cdp, “non deve compiere il compito che spetta allo Stato” ma “ha l’imperativo categorico di mantenere l’equilibrio del risparmio postale”.

DOSSIER ALITALIA

Parole accolte dal presidente di Cdp, Tononi, espressione proprio delle fondazioni come da governance del gruppo controllato dal Tesoro. Al momento, rispetto alle ipotesi di coinvolgimento di Cdp in diversi dossier del governo, sul fronte della privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico o di quote di società partecipate dal Tesoro “non c’è assolutamente nulla sul tavolo, nessun dossier allo studio” e “non è assolutamente ipotizzabile un investimento di Cdp in Alitalia”, ha dichiarato Tononi.

Eppure tra chi nel governo segue il dossier Alitalia si sottolinea che non è escluso per Cdp un ruolo nel leasing della flotta. Si vedrà.

CAPITOLO TIM

E cosa farà Cdp in Tim, dove è entrata con una decisione non troppo chiarita dai passati vertici? Cdp è in Tim per “sostenere lo sviluppo dell’azienda” e la “finalità dell’investimento non è cambiata”, ha detto Tononi. Così come “al momento” la Cassa non ha “allo studio” un incremento della sua quota nel gruppo di tlc, che resta ferma al 4,9%.

Il presidente ha insomma riservato per ora alla Cassa il ruolo di “osservatore esterno” sul progetto di rete unica, che pure non potrà non coinvolgere la Cdp, che con l’Enel controlla Open Fiber. Ma si sono state parole di apertura: la duplicazione della rete “può rappresentare uno spreco di risorse” mentre l’azione del governo che, facendo leva sulla sete di plusvalenze del fondo Elliott, spinge per le nozze con Open Fiber, è “ragionevole”.

LE SCARSE SINTONIE TRA GUZZETTI E DI MAIO

Parole che di sicuro hanno confortato la maggioranza di governo. Resta però una scarsa sintonia tra Movimento 5 Stelle e Guzzetti. Molti uomini delle fondazioni sono rimasti esterrefatti leggendo alcune cronache secondo cui il giorno prima della presentazione del piano di Cdp il vicepremier ha ricevuto Palermo per parlare del piano, secondo alcuni giornali. Non è l’unico attrito.

A fine ottobre, all’assemblea annuale dell’Acri, c’erano un bel po’ di esponenti di spicco della Lega di Matteo Salvini: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, e gli economisti Alberto Bagnai e Claudio Borghi. Una rappresentanza ad alto livello, dunque, per la Lega. E il Movimento 5 Stelle? Fu vista la parlamentare Carla Ruocco, che da tempo segue le questioni banco-finanziarie ma non ha avuto alcun incarico governativo. Fu notata, soprattutto, l’assenza di Stefano Buffagni, uomo vicinissimo a Luigi Di Maio. Solo un caso?

Significativo dello stato dei rapporti fra 5 Stelle e banchieri fu, quel giorno, il tweet mattutino del vicepremier Di Maio. Una sorta di saluto-pernacchia ben poco gradito in sala:

Guzzetti quel giorno sballottò indirettamente l’esecutivo su Cdp-Alitalia (“Cdp non può intervenire, non può mettere a rischio il risparmio”), Europa (“adesione euro irreversibile”), debito (“ridurlo non per Ue ma per future generazioni”) e manovra (“non sacrificare risparmio per debito pubblico”).

IL CASO DEI BUROCRATI

Ancora più significativa, politicamente, la difesa della dirigenza del Mef da parte del presidente dell’Acri: “Inaccettabili insinuazioni”, disse Guzzetti. Insinuazioni di chi? Del Movimento 5 Stelle e di Di Maio, seppure non citati. Oggetto: le manine – vere, presunte o oniriche – sui testi della manovra con accuse esplicite dei Pentastellati ai vertici del Tesoro e della Ragioneria generale dello Stato. Difesi, invece, da fondazioni e banche.

CHE COSA È SUCCESSO IN QUESTI ANNI IN CDP GRAZIE AL TESORO

Eppure le fondazioni non dovrebbero temere troppo incursioni e progetti del Tesoro: in questi anni il Mef non ha fatto mancare alla Cassa depositi e prestiti sostegno e operazioni ben gradite pure alle fondazioni azioniste di Cdp per i dividendi incassati.

Lo sanno bene i passati vertici della Cassa che, rispetto a quelli in cui c’erano Franco Bassanini come presidente e Giovanni Gorno Tempini come ad, hanno beneficiato di un occhio di riguardo da parte del Tesoro. In particolare una maggiore remunerazione del conto corrente di Tesoreria: circa 160 miliardi di liquidità che arrivano dalla raccolta presso gli sportelli delle Poste e che servono per stabilizzare il debito pubblico. Un ruolo in questa operazione, peraltro, lo ebbe l’allora direttore finanziario di Cdp, Palermo, ora nominato dal governo Conte alla guida della Cassa.

I NUMERI DELLA CASSA SECONDO LA CORTE DEI CONTI

Secondo la relazione della Corte dei Conti sul bilancio 2016 della Cdp “si rileva un incremento della marginalità tra attività fruttifere e passività onerose, passata da circa 36 punti base del 2015 a circa 83 punti base del 2016, principalmente dovuto alla diminuzione del costo delle passività onerose (-26 punti base) e all’aumento del rendimento sul c/c di Tesoreria”.

L’INTERVENTO DEL MEF

Come è potuto avvenire? L’ex ministro dell’Economia, Piercarlo Padoan, ha rimpinguato di almeno 20 basis point la voce degli interessi attivi mentre gli interessi passivi pagati sui libretti dei risparmiatori si contraggono per effetto del calo generalizzato dei tassi di mercato, ha ricostruito mesi fa Business Insider Italia.

LA RICOSTRUZIONE DI BUSINESS INSIDER

Così il margine di interesse della Cdp, che era sceso pericolosamente da 1,161 miliardi del 2014 a 905 ,1 milioni nel 2015, può ricominciare a salire a 2,368 miliardi del 2016 fino a raggiungere i 3 miliardi nel 2017: “Costamagna e Gallia – ha scritto Giovanni Pons, direttore di Business Insider Italia – hanno così l’ossigeno per gestire in tutta tranquillità il loro triennio alla Cassa (2,2 miliardi di utile per Cdp spa nel 2017) ma questa maggiore remunerazione, è bene ricordarlo, pesa su tutti i cittadini italiani visto che è andata ad aumentare il debito pubblico. Si tratta di soldi degli italiani che sono passati dal Tesoro a essere distribuiti come dividendi non solo allo stesso Tesoro (azionista prima all’80 e poi all’85%) ma anche alle fondazioni bancarie che sono azioniste della Cdp con il 15,8%”.

TRA INTERVENTI E SOLLIEVI

Nel corso dell’ultimo triennio la Cdp si è anche rafforzata patrimonialmente, sempre grazie alla generosità del Tesoro che le ha conferito una partecipazione del 35% di Poste facendosi pagare il valore non in contanti ma in azioni della stessa Cdp.

E, ultimo ma non per ultimo, va ricordato agli smemorati che la Cdp, per evitare che la Popolare di Vicenza e Veneto Banca fallissero con effetti a catena, ha investito (e perso) 750 milioni nei fondi Atlante 1 e Atlante 2.

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