Economia

Cdp, come sarà la banca pubblica alla francese stile M5S e Palermo

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Cassa depositi e prestiti

Sarà alla francese la banca pubblica che ha in mente il Movimento 5 Stelle e alla quale si dedicherà il nuovo amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, Fabrizio Palermo?

Le indiscrezioni pubblicate settimane fa da Start Magazine, trovano ulteriore conferma oggi nell’articolo del Corriere Economia, il dorso del lunedì del Corriere della Sera. In un pezzo-profilo del nuovo capo azienda di Cdp sono indicati alcune direttrici che seguirà Palermo, già direttore finanziario della Cassa quando era presieduta da Claudio Costamagna e guidata dall’ad, Fabio Gallia.

MODELLO FRANCESE PER LA BANCA PUBBLICA

Il Corriere Economia scrive che Palermo gestirà “la possibile nascita della banca pubblica voluta dai 5 Stelle. Operazione difficile: comporterebbe la vigilanza della Bce, richiede capitale. Potrà essere una struttura a lato di Cassa, sul modello della francese Bpi, ma nulla è definito”.

LE VOGLIE A 5 STELLE

Il modello francese della Bpi è stato evocato di recente da uno degli esponenti di spicco dei Pentastellati: “Dobbiamo finanziare infrastrutture, e Cassa Depositi e Prestiti è un’ottima leva per fare anche questo tipo di interventi. Oltre al fatto che sarà fondamentale per dare una banca sui territori alle imprese, soprattutto per aiutarle sull’export. Non stiamo inventando nulla: abbiamo preso la Bpi France e abbiamo cercato di vedere il loro modello”, ha detto, davanti all’assemblea di Confindustria Emilia Romagna, Stefano Buffagni, sottosegretario allo Sviluppo economico del M5S e fra gli artefici delle nomine in Cdp.

IL RUOLO DI BASSANINI

E chissà se i Pentastellati e Palermo non stiano ricorrendo ai consigli di una personalità che conosce bene i meccanismi dello Stato e dell’economia in Francia, ovvero l’ex ministro Franco Bassanini. “Fu Bassanini – scrive oggi il Corriere Economia – a chiamare Palermo da Fincantieri come direttore finanziario quando era presidente di Cdp”.

CHE COSA E’ E COSA FA LA BPI FRANCE

La Bpi France, fondata nel 2013 su iniziativa di Hollande e Macron, è una banca a tutti gli effetti, sportelli diffusi sul territorio, investimenti disseminati in Francia e all’estero. Svolge varie funzioni: supporto all’investimento, agenzia di innovazione, fondo sovrano e agenzia di credito finalizzata all’export. Si tratta di una banca pubblica al 100%, controllata al 50% dallo Stato attraverso l’Agenzia governativa Epic, e al 50% dalla Caisse des Depots, altra società a controllo pubblico.

La legge francese la definisce «un gruppo pubblico che punta al finanziamento e allo sviluppo delle aziende, agendo in accordo con le politiche pubbliche definite sia dallo Stato che dalle autorità regionali». Con un occhio di riguardo per le start up, ha chiosato su Facebook l’imprenditore Peter Kruger dopo il primo articolo di Start Magazine.

Strutturalmente è divisa in tre parti: una banca vera e propria (Bpifrance Financement), una società che gestisce le partecipazioni (Bpifrance Partecipations) e un’agenzia di credito per l’export (Bpifrance Assurance Export).

GLI INVESTIMENTI

I finanziamenti erogati da Bpi sono diversificati. Il 27% nel commercio, trasporti, hotel e catering, il 21% nell’industria, il 15% nel real estate, l’11% nell’edilizia, il 10% nei servizi alle imprese e il 6% nella tecnologia dell’informazione e comunicazione. Il totale degli investimenti è destinato al 44% alle piccole e medie imprese, al 25% alle medie imprese (capitalizzazione fra 2 e 10 miliardi), al 23% alle micro imprese e il 7% alle grandi imprese. Fra queste spiccano la partecipazione in Peugeot, di cui Bpi detiene una quota del 12% pari a 2,3 miliardi, e in Citroen (12,7%).

BANCA PRIVATA NEI FATTI

Malgrado la partecipazione pubblica al 100%, ha spiegato di recente l’ad Nicolas Dufourcq, «siamo una banca privata nei fatti. Agiamo con logiche di mercato. Abbiamo 2.500 dipendenti e 50 agenzie regionali e funzioniamo come sportello unico per le imprese». Bpi ha una diffusione capillare e, si legge sul sito della banca stessa, «abbiamo una stretta relazione con le imprese del territorio. Il 90% delle decisioni sono prese negli uffici regionali. Abbiamo, in ogni ufficio, responsabili per l’innovazione, finanziari e assicurativi».

BPI E CDP

“Buona parte di quello che fa Bpi lo fa già Cdp”, chiosa un profondo conoscitore della Cassa che preferisce l’anonimato. Ma Cdp non potrebbe trasformarsi in una banca vera e propria senza alienare prima partecipazioni strategiche come quelle in Eni. Inoltre, aggiunge l’osservatore, “più che finanziamenti alle imprese in Italia servono garanzie (i finanziamenti li possono dare le banche se qualcuno li garantisce)”.

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