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Carrefour, Gs, Valsoia e non solo. Come si è conclusa l’istruttoria Antitrust su Nutriscore

Antitrust

Capitolo chiuso per l’Agcm su Nutriscore, il sistema di bollinatura sviluppato in Francia che sta suscitando molte polemiche in Italia. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Capitolo chiuso a Piazza Verdi, almeno per il momento, per quanto riguarda il Nutriscore, il sistema di bollinatura sviluppato in Francia che sta suscitando molte polemiche – anche politiche – nel nostro Paese.

Lo scorso novembre l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva avviato cinque istruttorie sull’uso del NutriScore nei confronti delle società italiane GS S.p.a, Carrefour Italia S.p.a., Pescanova Italia S.r.l. e Valsoia S.p.A., delle francesi Regime Dukan S.a.s. e Diet Lab S.a.s. e della società inglese Weetabix Ltd. L’Antitrust aveva dato il via a un procedimento – chiuso poi con impegni da parte della società – anche nei confronti del titolare dell’app francese Yuka, scaricabile dagli App Store di Google e di Apple, nata per dare una valutazione salutistica dei prodotti alimentari basata in larga misura sul sistema NutriScore, che fornisce proposte alternative per i prodotti giudicati mediocri o scarsi.

L’AVVIO DELLE ISTRUTTORIE

Nei provvedimenti di avvio l’Antitrust ricordava come funzioni il sistema di bollinatura NutriScore: i prodotti alimentari vengono suddivisi in cinque categorie, sulla base di un punteggio calcolato tramite un complesso algoritmo che sottrae dal valore totale degli elementi “sfavorevoli” (energia, acidi grassi saturi, zuccheri semplici, sodio) quello degli elementi “favorevoli” (percentuale di frutta, verdura, leguminose e oleaginose, fibre, proteine). Gli alimenti con punteggi molto bassi e, quindi, con più elementi favorevoli, sono assegnati alla categoria A (verde), mentre quelli con i punteggi più alti sono assegnati alla categoria E (rosso).

Secondo l’Authority guidata da Roberto Rustichelli il rischio è che “l’etichetta NutriScore, così come i punteggi e i giudizi forniti dall’app, in assenza di adeguate avvertenze, vengano erroneamente percepiti come valutazioni assolute sulla salubrità di un determinato prodotto, che prescindono dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato”.

Insomma, il consumatore “potrebbe essere indotto ad attribuire proprietà salutistiche ai prodotti con un giudizio positivo secondo l’etichetta NutriScore o la valutazione dell’app Yuka e, quindi, ad esaltare senza motivo i risultati per la salute che derivano dalla loro scelta”.

LA SANZIONE A DUKAN

L’ultimo procedimento chiuso è anche l’unico che ha portato a una sanzione, pari a 30mila euro, e riguarda la società francese Dukan. Secondo l’Autorità l’apposizione del bollino semaforico sui prodotti a marchio “Dukan” – in assenza di contestuali e adeguati chiarimenti – viola alcuni articoli del Codice del Consumo perché “in quanto contraria alla diligenza professionale e idonea a indurre il consumatore medio a ritenere che quelle presentate siano scelte di consumo alimentare salutistiche in senso assoluto e che il prodotto giudicato come verde possa essere considerato il ‘migliore’ della sua categoria a discapito dei prodotti arancioni o gialli”.

Più precisamente, l’assenza “di elementi chiarificatori in relazione ai caratteri e ai limiti della metodologia utilizzata” non permette al consumatore di usare in modo consapevole la valutazione espressa. Ultimo elemento giudicato negativamente dall’Agcm è “l’omissione informativa, sulle confezioni dei prodotti, relativa alla ragione sociale e all’indirizzo dell’operatore del settore alimentare”. Si tratta di una notizia importante perché serve al consumatore “per esercitare i propri diritti”.

GLI IMPEGNI DI CARREFOUR

Le altre istruttorie si sono invece chiuse con impegni. Vediamo come.

Gli impegni proposti da Carrefour, e accettati da Piazza Verdi, prevedono una serie di iniziative di carattere informativo tra cui locandine, cartellini a scaffale, siti web, QRcode in cui vengono spiegati il funzionamento del sistema NutriScore, i limiti e gli aspetti metodologici. In tal modo, ha spiegato l’Autorità nel Bollettino, il consumatore viene “edotto delle reali caratteristiche del bollino NutriScore e del valore relativo dell’indicazione nutrizionale da esso ricavabile”. “L’idoneità delle misure di carattere informativo a risolvere i profili contestati in avvio – ha aggiunto – si apprezza ove si consideri che l’induzione in errore del consumatore era stata ipotizzata in ragione dell’assenza di informazioni e chiarimenti correlati all’uso di tale bollinatura”.

Per l’Agcm appare inoltre “significativa” la previsione di non mettere in futuro l’etichetta semaforica sui prodotti riconosciuti patrimonio nazionale (indicati con le sigle DOP, IGP, STP, PAT) e per i quali i produttori “sono obbligati a mantenere determinati tenori di nutrienti, previsti dai disciplinari di produzione, pena la perdita della certificazione nazionale ed europea”. Nella stessa ottica si è proposto di non apporre il bollino sui prodotti della tradizione gastronomica italiana.

GLI IMPEGNI DI PESCANOVA

Nei suoi impegni Pescanova invece ha ribadito di non utilizzare più gli imballi riportanti il NutriScore21 e di aver bloccato la produzione di lotti con packaging con il bollino subito dopo aver saputo della contrarietà dell’Italia a questo tipo di etichetta. Pescanova inoltre si è impegnata a non commercializzare in futuro, nel mercato italiano, il prodotto fishburger da 200 grammi con packaging riportante il NutriScore, a meno di cambiamenti nella posizione del governo italiano e ad estendere questa iniziativa anche agli altri prodotti commercializzati sul territorio italiano. Infine, la società non avrebbe fatto pubblicità a prodotti con l’etichetta Nutriscore sul proprio sito web e sui propri social media a meno che l’esecutivo italiano non avesse cambiato idea in merito.

GLI IMPEGNI DI WEETABIX E DI VALSOIA

Da Weetabix e da Valsoia sono arrivati all’Autorità impegni con misure coincidenti a partire dalla cessazione della distribuzione sul mercato italiano dei prodotti della linea Avena di Weetabix (Oatibix Fio e Oatibix Fla) dal 1° gennaio 2022 e di “Weetabix 36 formelle” dal 1° aprile 2022. Inoltre è stato previsto di modificare il packaging dei prodotti Weetabix Mins choco e Alpen Nas 560 g, da aprile 2022 (o comunque entro 4 mesi dall’eventuale accoglimento degli impegni). In luogo del bollino NutriScore, si è optato per una tabella che evidenzi i dati nutrizionali più significativi, già in uso in Italia e in Europa per differenti tipologie di prodotti alimentari.

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