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Carige, tutto sulla figuraccia di Bper con Fitd

Il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) non ha accettato la proposta d’acquisto di Bper per Carige. Il no è legato a vincoli statutari. E i legali della Bper non lo sapevano? Fatti, numeri e approfondimenti

 

Il Fondo interbancario di tutela dei depositi non ha accettato la proposta d’acquisto di Bper per Carige.

Il no è legato a vincoli statutari e non è una valutazione di merito.

La manifestazione di interesse di Bper per Carige “presenta termini e condizioni da approfondire che, allo stato, in particolare per quanto riguarda il livello di ricapitalizzazione richiesto per Carige, non risulta conforme alle previsioni statutarie (art.35) relative agli interventi del tipo in questione”.

Lo si legge in una nota del Fitd in merito alla proposta d’acquisto arrivata da Bper pe rll’80% di Carige in cui al Fondo è richiesta una ricapitalizzazione da 1 miliardo della banca genovese.

Tuttavia il comunicato ufficiale lascia comunque aperto uno spiraglio: «La manifestazione di interesse – si legge – presenta termini e condizioni da approfondire che, allo stato, in particolare, per quanto riguarda il livello di ricapitalizzazione richiesto per Carige, non risulta conforme alle previsioni statutarie (articolo 35) relative agli interventi del tipo in questione».

La proposta avanzata da Bper, che prevede una ricapitalizzazione da un miliardo a carico del Fitd (a fronte dell’acquisto dell’88% in mano a Fitd e Ccb per un euro e un’Opa a 0,8 euro sul 12% del capitale residuo), «non è conforme» allo statuto del Fondo interbancario.

il veicolo consortile delle banche italiane (ossia appunto il Fondo interbancario di tutela dei depositi), a norma di statuto, è in grado infatti di erogare interventi preventivi per un importo massimo pari al 50% delle contribuzioni versate dal sistema nell’anno precedente, cifra eventualmente elevabile di un altro 20% in casi eccezionali. In sostanza, l’esborso massimo del Fitd può arrivare fino 700 milioni circa.

Negli auspici di Bper, per raggiungere il miliardo chiesto si sarebbe dovuto aggiungere una quota di altri 300 milioni da far iniettare dallo Schema volontario, ma il quorum pressoché bulgaro previsto dallo statuto (95% degli aderenti), la contrarietà di molte banche aderenti – soprattutto tra quelle medio-piccole – e i tempi strettissimi per convocare le associate rendevano questa ipotesi infattibile. Da qua, dunque, la bocciatura del Fondo alla proposta della banca guidata dall’ad, Piero Montani.

La cifra è dunque rivedibile? Ha scritto il Sole 24 Ore: “La capienza del miliardo non è molto distante da quelli che sono gli effettivi bisogni della banca, stando alle elaborazioni di Bper. Anche perché, fanno notare sempre le stesse fonti, l’istituto non può non fare i conti con dei costi di struttura che in prospettiva difficilmente potranno risultare sostenibili in una dimensione stand alone. Per capire meglio questo passaggio, viene fatto notare che allo stato attuale Carige conta circa 3.300 dipendenti ma per portare il margine di intermediazione per addetto a livelli efficienti, simili ancora una volta a quelli di Bper, bisognerebbe ragionare sulla necessità di mettere fuori perimetro oltre 1.300 persone. Tante, ma se inserita in un contesto di aggregazione per Carige e i suoi dipendenti si aprirebbe un ragionamento ben differente. Ogni valutazione verrebbe infatti compiuta sull’organico completo della nuova entità che avrebbe, peraltro, indicatori ben diversi. Non ci sarebbe dunque alcun aggravio diretto sulla banca ligure”.

Significativo il tweet di Carlotta Scozzari, giornalista finanziaria del gruppo Gedi:

Intesa, Unicredit, Bpm. Chi sbuffa e chi non sbuffa per la mossa di Bper su Carige

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