Economia

Carige, ecco come Malacalza con Modiano e Innocenzi sfiderà Mincione

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Malacalza gioca la carta dei grandi nomi per il nuovo Cda di Carige.

L’assemblea si terrà il prossimo 20 settembre, dopo lo sfilacciamento dell’ultimo mese, che ha portato a una lenta decadenza del board per effetto delle dimissioni dei consiglieri; board guidato dall’amministratore delegato Paolo Fiorentino, in rotta di collisione con lo stesso primo azionista, salito di recente dal 20,6 al 23,95% e con la possibilità accordata dalla Bce di raggiungere il 28%.

Nella rosa dei 10 candidati di Malacalza Investimenti figurano nomi di peso, come quelli di Pietro Modiano, Lucrezia Reichlin e Fabio Innocenzi.

Anzi la squadra e i ruoli sono questi: Pietro Modiano presidente, Fabio Innocenzi amministratore delegato, Lucrezia Reichlin vicepresidente.

Il principale azionista della banca ligure ha alzato ieri il velo sulla propria lista.

Pietro Modiano, figura di spicco del mondo bancario, è stato direttore generale di Intesa Sanpaolo e vicedirettore generale di Unicredit, e attualmente ricopre la carica di Sea, la società degli aeroporti milanesi.

Lucrezia Reichlin, economista, editorialista del Corriere della Sera, è stata membro del consiglio di amministrazione di UniCredit, e il suo nome era circolato nei mesi scorsi come uno dei possibili candidati alla presidenza del Consiglio e alla Consob.

Nome noto anche quello proposto per la carica di amministratore delegato: Fabio Innocenzi, banchiere con un passato in Banco Popolare, è l’attuale numero uno in Italia del colosso svizzero Ubs. Messaggio indiretto per dire che Malacalza non chiude a un merger con Banco Bpm, frutto della fusione tra Banco Popolare e Popolare di Milano? Si vedrà.

L’elenco dei candidati di Malacalza Investimenti comprende anche l’ex commissario Consob Salvatore Bragantini e l’avvocato Lucia Calvosa (già indipendente in Tim). In lista anche due conferme rispetto al precedente Cda, ovvero Stefano Lunardi e Francesca Balzani, che aveva lasciato nel mese di giugno il cda di Carige criticando l’operato dell’a.d. Paolo Fiorentino. La lista, formata da dieci nomi, si completa poi con Chiara Del Prete, Luisella Bergero e Stefano Dagnino.

Nella composizione della lista, si legge in una nota, Malacalza Investimenti ha individuato «professionalità di elevato profilo» e con «profonda conoscenza del settore bancario» che hanno «offerto la loro disponibilità e le loro competenze per perseguire con il massimo impegno il rilancio di Banca Carige». Impegno al quale Malacalza Investimenti «non mancherà di assicurare il proprio sostegno».

Si tratta di nomi di primo piano che si confronteranno con quelli che nei prossimi giorni schiererà Raffaele Mincione (5,4%). Nella lista del finanziere ci sarà quasi certamente l’attuale amministratore delegato di Carige Paolo Fiorentino, anche se per il momento non sarebbe ancora stato individuato il profilo del presidente. L’intenzione sarebbe comunque quella di candidare una figura di garanzia, esterna alla banca e vicina alle istituzioni. Ieri si è affacciata anche l’ipotesi di un tandem tra Fiorentino e l’attuale cfo della banca Andrea Soro, che però sarebbe stata superata nelle ultime ore.

Assogestioni invece ha per tempo schierato i suoi uomini a partire dall’attuale presidente ad interim di Carige, Giulio Gallazzi, e i candidati consiglieri Angelo Busani e Sonia Peron. Per la formazione, oltre a numerosi investitori istituzionali, potrebbero votare Coop Liguria, titolare dell’1,8% del capitale, e Sga (5,4%) consentendo così alla formazione di aggiudicarsi un paio di posti nel nuovo cda.

Si rischia invece un testa a testa tra le liste di Mincione (alleato con Gabriele Volpi, 9%, ma, a quanto si apprende, non intenzionato a costituire un patto parasociale) e di Malacalza (forte degli ultimi acquisti che l’avrebbero proiettato molto vicino al 25%).

Le due formazioni potrebbero attestarsi entrambe tra il 25 e il 30%, secondo Mf, un risultato che, in assenza di premio di maggioranza, potrebbe rendere ingovernabile il nuovo cda. Un pericolo non da poco conto per una banca che negli ultimi mesi è stata paralizzata dall’eccessiva litigiosità di azionisti e amministratori.

Oltretutto, in assenza di una maggioranza coesa, sarà difficile tracciare la strada verso la fusione richiesta in diverse occasioni dalla Bce.

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