Economia

Carige, come si muoveranno i commissari straordinari

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Che cosa succederà in Carige dopo l’amministrazione straordinaria decisa dalla Bce

 

Malacalza fa una mossetta su Carige ma non è chiaro quale sia la vera novità da parte del primo azionista del gruppo bancario ligure.

CHE COSA HA DETTO MALACALZA DI CARIGE

Il primo socio di Carige (col 27,5%) ha fatto una mezza giravolta, per ritrovarsi al punto di partenza. Rompendo un silenzio durato giorni, la Malacalza Investimenti si è detta d’accordo con “l’approvazione della ricapitalizzazione” della banca, a condizione che il cda fornisca agli azionisti le informazioni necessarie sul piano industriale. Insomma, il gruppo ha ribadito la posizione espressa nell’assemblea di fine dicembre. Ma in quell’occasione le parole del suo rappresentante sono state un no secco all’aumento di capitale da 400 milioni.

MALACALZA SCULACCIATI DALLA BCE

E’ cambiato qualcosa in casa della famiglia Malacalza (sculacciata pesantemente di fatto con il commissariamento deciso dalla Bce) dopo la nomina dei commissari straiordinari? Si vedrà.

IL RUOLO DEL GOVERNO

Il cammino di Carige è comunque guardato dal governo. L’istituto genovese rischia infatti di riportare a galla quegli spettri di instabilità dell’intero sistema, che sembravano superati. “Stiamo seguendo con molta attenzione la vicenda – ha detto il vicepremier Luigi Di Maio – ma non sono preoccupato di quanto sta avvenendo”. Nessun euro pubblico in Carige, è la versione filtrata ieri sui giornali da ambienti di Palazzo Chigi.

ECCO IL COMUNICATO DI MALACALZA SU CARIGE

Il comunicato diffuso a fine serata dalla Malacalza Investimenti ha aperto spiragli. Il gruppo ha spiegato di auspicare “fermamente” un “definitivo consolidamento patrimoniale” e il “pieno rilancio industriale della Banca”. Non solo, ha aggiunto di confidare, “al pari di tutti gli altri azionisti, di essere messo in condizione di concorrere su basi e presupposti di parità di trattamento, piena trasparenza e chiarezza”. Una posizione ribadita “con i vertici della Banca e in sedi istituzionali” anche dopo l’assemblea de 22 dicembre. In quell’occasione, pero’, l’astensione del socio Malacalza ha bloccato l’aumento di capitale, innescando di fatto l’iter del commissariamento della banca. Le stesse parole, messe nere su bianco a quasi tre settimane di distanza, stavolta sono suonate come un’apertura di credito, come una tregua, seppur armata. Che il commissariamento non sia stato apprezzato Malacalza lo ha fatto capire spiegando che il gruppo “si riserva ogni altra considerazione, anche all’esito di diretta, più ampia e approfondita conoscenza e valutazione della misura”.

LE RASSICURAZIONI DEI COMMISSARI DI CARIGE

In attesa che le mosse di Malacalza si concretizzino, in un’intervista a Class Cnbc, l’ex amministratore delegato e ora commissario, Fabio Innocenzi, ha cercato di rassicurare azionisti e correntisti: “I nostri clienti possono contare sulla loro Carige”, perché non rischia di fallire. “La banca e’ ben patrimonializzata”, grazie al bond da 320 milioni sottoscritto dal Fidt, “e ha una governance chiara”. I commissari sono già al lavoro sul Piano industriale, “in un’ottica di possibili partnership e alleanze”.

LE PROSSIME TAPPE

Che accadrà ora? È molto probabile che i commissari di Carige provino a sedersi al tavolo con i vertici dello Schema Volontario del Fondo interbancario, che a fine novembre ha sottoscritto un bond subordinato da 320 milioni per consentire a Carige di ripristinare i coefficienti patrimoniali (total capital ratio) sopra i minimi chiesti da Bce.

IL RUOLO DEL FONDO INTERBANCARIO

Per effetto della bocciatura dell’aumento di capitale, il rendimento del bond salirà dal 13 al 16%. Un macigno per il rilancio della banca che, nelle nuove condizioni di governance, è ragionevole punti a ottenere una riduzione della cedola e/o una parziale conversione del bond in capitale se le nuove richieste Srep di Bce lo rendessero necessario. Conversione possibile senza passare dall’assemblea, proprio grazie al commissariamento. Ma le grandi banche che costituiscono il Fondo nicchiano non poco sulla conversione, come attestano anche le parole dei vertici del Fondo interbancario. Anche perché le banche consorziate si ritroverebbero come primi azionisti di Carige. Una prospettiva poco allettante.

FUSIONE IN VISTA?

In parallelo, i commissari accelereranno i contatti per arrivare a un’aggregazione con un’altra banca o soggetto finanziario. Ma per la fusione servirà l’ok dell’assemblea dei soci. E in quella sede è probabile che Malacalza tornerà ad avere un ruolo decisivo. Tra le ipotesi al centro dei rumors degli addetti ai lavori ci sono banche come Unicredit, Ubi e Banco Bpm tra le prime indiziate a rilevare Carige.

IL DOSSIER AUMENTO DI CAPITALE

I commissari straordinari infatti non possono sostituirsi all’assemblea degli azionisti che continua ad avere l’ultima parola su aumento di capitale, eventuale fusione o ingresso di un cavaliere bianco. I commissari straordinari restano indipendenti, si limitano a tenere informata la Bce e a dialogare con la vigilanza.

IL RUOLO DELLA BCE

Entro fine gennaio, infatti, la Bce invierà una lettera a ciascuna banca europea (Carige inclusa) contenente la decisione finale sui requisiti patrimoniali da rispettare nel 2019 nell’ambito del processo annuale di revisione e valutazione prudenziale (“Supervisory Review and Evaluation Process” – “SREP”): un target di un coefficiente minimo di capitale in termini di CET1 Ratio e un’indicazione sul rispetto di un requisito minimo di Total Capital Ratio. Il Total capital ratio è uno dei punti deboli di Carige da tempo: proprio perché non rispettava questo requisito, la banca ha dovuto emettere il bond convertibile.

I RISCHI

Nel caso in cui l’aumento di capitale o altre soluzioni proposte dai commissari straordinari non dovessero essere recepite con il disco verde dell’assemblea degli azionisti, e se la banca dovesse rimanere in mezzo al guado accumulando perdite di esercizio che andrebbero a corrodere sempre più il capitale, l’ipotesi finale estrema (ora non sul tavolo) per la Bce sarebbe quella di dichiarare la banca “failing or likely to fail”, in dissesto o a rischio di dissesto, ha scritto il Sole 24 Ore ieri.

LO SCENARIO

Dopo questa decisione, il futuro della banca passerebbe nelle mani del Single Resolution Board, il comitato di risoluzione unico: “Anche in questo caso, le strade percorribili sono diverse: il SRB potrebbe decidere di occuparsi direttamente del risanamento (la banca non viene liquidata ma viene messa in condizione di raggiungere i requisiti patrimoniali e di stabilità in via sostenibile con cessione di rami di azienda, fusioni ecc..) o della risoluzione della banca in quanto nell’interesse pubblico europeo. Oppure potrebbe decidere di trasferire questa decisione finale alle autorità italiane, stabilendo che la banca non ha rilevanza sistemica e di interesse pubblico a livello europeo”, ha aggiunto il Sole.

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