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Carige, ecco scenari e incognite dopo l’aumento di capitale. L’analisi di Pavesi (ex Sole 24 Ore)

La nuova Carige dopo l’aumento di capitale avrà gambe robuste ma per tornare a generare utili oltre al pesante taglio dei costi occorrerà scovare nuovi ricavi. La sfida per l’azionista Ccb e il piano controverso dei commissari. L’approfondimento di Fabio Pavesi

IL PIANO DEI CARIGE PER IL FUTURO È CREDIBILE?

E’ proprio il piano elaborato dai commissari al 2023 che potrebbe inciampare sulla realtà. Il piano prevede il primo utile per soli 1 milione di euro nel 2021. Gioca fortemente le sue carte su un drastico taglio dei costi che scenderebbero di oltre 120 milioni dal consuntivo di fine 2018 pari a una sforbiciata del 22%. I ricavi sono previsti in crescita dai 405 milioni del 2020 ai 561 milioni del 2023, con il margine d’interesse che tra il 2020 e il 2023 salirebbe secondo i commissari da 122 milioni a ben 224 milioni. Anche le commissioni nette sono viste in forte crescita del 20% tra il 2020 e il 2023 quando sempre secondo i commissari l’utile netto si collocherebbe a 74 milioni. I piani a lungo termine sono suscettibili di forte aleatorietà, date le variabili che non sono solo endogene, ma anche esogene.

I DUBBI SUL PIANO DEI COMMISSARI CARIGE

Come poter confidare che non siano cifre scritte solo sulla carta? Qualche perplessità arriva guardando alle previsioni sugli impieghi che insieme al livello dei tassi determinano il margine d’interesse. Per il piano gli impieghi resteranno fermi e stabili dal 2020 al 2023 a quota 11,7 miliardi. A fronte della stasi degli impieghi come è possibile supporre che il margine d’interesse cresca di oltre 100 milioni sui livelli del 2020? O si pensa a un forte aumento dei tassi nei prossimi anni oppure con i volumi fermi pare improbabile tanta crescita nel margine. Anche sul fronte commissionale da dove arriva tanta fiducia nella crescita? Sulla clientela che una volta fuggita potrebbe tornare a Carige solo perché ora la banca è stata salvata sul piano patrimoniale? Pare più un atto di fede che una realtà tangibile. Certo viene meno il peso delle svalutazioni sui crediti malati che di fatto tende a pochi milioni di euro l’anno a fronte delle pluri-centinaia di milioni di euro cui Carige ci aveva abituato. Ma è sull’operatività industriale che tanta fede nelle rinascita pone più di un dubbio.

L’ANNO DELLA GESTIONE COMMISSARIALE DI CARIGE

Basta del resto guardare l’andamento dell’ultimo anno quello a gestione commissariale. Certo la priorità per i commissari era trovare un compratore, un cavaliere bianco pena il crac. Ma nel frattempo la gestione industriale ha ulteriormente frenato. Il piano strategico del 26 luglio 2019 prevedeva a fine 2019 un margine d’interesse a quota 134 milioni. Sono bastati 4 mesi e ora la stima definitiva vede il margine d’interesse a fine anno a 121 milioni, anziché 134 milioni, quasi un -10% in pochi mesi.

Anche le commissioni nette hanno perso in 4 mesi 6 milioni. Erano stimati 213 milioni a luglio, oggi sono 207 per fine anno. E quanto ai ricavi l’estate scorsa si supponevano 347 milioni oggi come da prospetto la stima è scesa a 332 milioni. Solo andando indietro di un anno va ricordato che il 2018 venne archiviato con ricavi per 457 milioni. 12 mesi dopo i ricavi si fermeranno a 332 milioni.

L’agonia industriale di Carige è proseguita quindi anche lungo tutto il 2019. Certo da lunedì prossimo la nuova Carige avrà gambe robuste (capitale più che adeguato e sofferenze eliminate) su cui camminare, ma per tornare a fare gli utili oltre al pesante taglio dei costi occorrerà fare nuovi ricavi. E qui il motore della banca è fermo ormai da moltissimi anni. Toccherà a Ccb, il nuovo socio forte del futuro, farsi venire nuove idee. Altrimenti Carige sarà pure stata salvata, ma vivacchierà senza infamia e senza lode all’ombra del sistema del credito.

(Estratto di un articolo pubblicato su affaritaliani.it)

(la prima parte dell’analisi si può leggere qui)

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