Due delle principali saghe nel portafogli della software house statunitense Activision Blizzard (da tempo nel gruppo Microsoft dopo l’acquisizione record da 69 miliardi di dollari), ovvero Call of Duty Mobile e Diablo Immortal sono finite sotto la lente dell’Antitrust italiano. Secondo l’Autorità del nostro Paese, infatti, tra le pieghe dei codici di gioco potrebbero annidarsi violazioni del Codice del consumo ravvisabili in particolar modo in presunte sollecitazioni a compiere acquisti in-game non consapevoli, materia che si fa particolarmente calda dato che a effettuarli potrebbero essere pure gli utenti minorenni.
L’AGCM NELL’ARENA DI CALL OF DUTY MOBILE E DIABLO IMMORTAL
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato fa sapere di avere avviato due istruttorie nei confronti di Activision Blizzard per “pratiche commerciali ingannevoli, aggressive e in violazione dei diritti contrattuali dei consumatori”. Secondo l’Autorità, la società “opererebbe in modo contrario alla normativa preposta alla tutela dei consumatori e, in particolare, alla diligenza professionale richiesta in un settore molto sensibile ai rischi di sviluppo di dipendenza dal gioco”.
IL POSSIBILE CONDIZIONAMENTO DEI VIDEOGIOCATORI, ANCHE MINORENNI
Le istruttorie riguardano, in primo luogo, “il possibile utilizzo di design manipolativo delle interfacce, per indurre il consumatore a giocare con assiduità, a prolungare le sessioni di gioco e a farlo aderire alle offerte promosse. Ne sono un esempio le ripetute esortazioni, durante e fuori le sessioni di gioco, a non perdere contenuti premiali – anche tramite messaggi in-app e notifiche push – e ad acquistare contenuti a durata limitata, prima che diventino indisponibili. Queste condotte, insieme alle strategie per rendere poco comprensibile il valore reale delle monete virtuali usate nel videogioco e alla vendita di valuta di gioco in quantità predeterminata (bundle), possono condizionare i giocatori-consumatori, inclusi i minorenni, inducendoli a spendere cifre significative di importi anche maggiori di quelli necessari a procedere nel gioco e senza esserne pienamente consapevoli”.
“FUNZIONI DI PARENTAL CONTROL AGGRESSIVE”
Per l’Antitrust, inoltre, “le funzioni di parental control pre-impostate dalla società sembrano aggressive, perché il meccanismo pre-seleziona in automatico opzioni che tutelano meno il minore (facoltà di effettuare acquisti in-game, tempi di gioco illimitati e interazione con altri giocatori), in assenza, peraltro, di un comportamento attivo e di supervisione da parte del genitore/tutore. L’Autorità intende anche verificare le modalità di acquisizione dei consensi al trattamento dei dati personali in fase di registrazione dell’account, in quanto il consumatore, anche minorenne, verrebbe indotto a selezionare tutti i consensi, inclusa la profilazione a fini commerciali, credendo di trovarsi di fronte a una scelta obbligata”.
Infine, le istruttorie riguardano “l’inadeguatezza delle informative rese in materia di diritti contrattuali del giocatore, che sembrano indurlo a rinunciarci inconsapevolmente (ad esempio, al diritto di ripensamento), e anche la facoltà di bloccare unilateralmente l’account di gioco, senza fornire adeguate motivazioni e assistenza e senza riconoscere la possibilità di un contraddittorio, con l’inevitabile conseguenza di perdere i costi sostenuti per i contenuti digitali, a volte anche molto ingenti”.



