Economia

Btp, tutti i rischi per i bond italiani junk

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L’articolo di Francesco Ninfole, giornalista di Mf/Milano finanza

Le conseguenze sarebbero imponenti se i titoli italiani diventassero junk, ovvero sotto il livello investment grade, secondo le quattro principali agenzie di rating (S&P, Moody’s, Fitch, Dbrs).

La perdita del rating investment grade obbligherebbe molti fondi a vendere titoli italiani a causa dei regolamenti interni. Inoltre l’Italia uscirebbe dal Qe (anche dai riacquisti di titoli scaduti), mentre le banche non potrebbero più utilizzare i titoli di Stato come collaterale per ottenere liquidità dall’Eurosistema, se non a patto di chiamare la Troika e chiedere un programma di assistenza finanziaria (come quello da cui è appena uscita la Grecia). Il ministro dell’Economia Giovanni Tria appare consapevole di questi effetti e perciò ha già garantito che la legge di bilancio convincerà anche le agenzie. Per capire la posta in gioco occorre conoscere come i rating possono condizionare le operazioni con la Bce.

L’accesso al programma è negato per gli emittenti junk. Se i titoli italiani diventassero spazzatura, finirebbero gli acquisti netti della Bce di bond del Paese (che comunque termineranno a fine anno) ma soprattutto sarebbe sbarrata la porta dei riacquisti dei titoli scaduti, che andranno avanti per un periodo di tempo prolungato (non definito ancora con precisione da Francoforte).

In questo scenario l’unica notizia positiva è che la Bce non venderebbe i titoli in portafoglio già acquistati (per 356 miliardi di euro). Invece i riacquisti, che saranno l’unica stampella che la Bce indirettamente darà al Tesoro dal prossimo anno, sono paragonati agli acquisti netti, per cui è necessario un rating investment grade.

Con giudizio junk, acquisti e riacquisti sarebbero possibili solo ottenendo un «waiver» (vincolato però alla richiesta di assistenza finanziaria in stile Grecia) e inoltre un giudizio positivo di Bce in un’apposita analisi di sostenibilità sul debito (Dsa). Quest’ultima condizione è per esempio mancata nel caso della Grecia: perciò Francoforte non ha comprato titoli di Atene nel Qe, neppure durante il programma di assistenza.

I titoli di Stato junk non sono accettati come garanzia dall’Eurosistema: di conseguenza le banche italiane non potrebbero usare Bot e Btp per ottenere liquidità, a meno che l’Italia non chieda assistenza finanziaria e di conseguenza riceva il waiver (come è accaduto ai titoli greci prima della fine del programma: ora Atene ha perso il waiver e con esso la possibilità di utilizzare i titoli del Paese nei rifinanziamenti).

Senza programma e quindi senza waiver, i rifinanziamenti con Bce sarebbero inaccessibili: gli istituti potrebbero usufruire solo dei costosi prestiti di emergenza Ela (Emergency Liquidity Assistance) che sono gestiti dalle autorità nazionali come la Banca d’Italia.

Il declassamento di un solo gradino, all’ultimo livello prima del junk, non produrrebbe invece effetti, neppure sull’haircut (ovvero lo sconto sui titoli forniti in garanzia), che è già al livello più alto sui titoli italiani.

 

Estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano finanza

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