Economia

Perché i giornali non scrivono che gli investitori stranieri comprano a piene mani i Btp?

di

L’approfondimento di Giuseppe Liturri

 

Ieri abbiamo appreso dalle colonne del Sole 24 Ore, in un articolo a firma di Morya Longo, che gennaio è stato ‘un mese d’oro’ per i titoli di Stato italiani.

La domanda degli investitori stranieri è stata particolarmente sostenuta per un semplice motivo: il rischio incorporato nei prezzi/rendimenti attuali è decisamente inferiore al rischio effettivo valutato da molti operatori internazionali. Essi vedono quindi manifestarsi l’opportunità di acquistare a prezzi più bassi (perché a prezzi più bassi di un titolo obbligazionario corrispondono rendimenti più alti, giova sempre ricordarlo) un rendimento che risulta molto appetibile in relazione al rischio (modesto, a loro giudizio) che incorpora.

Longo aggiunge inoltre che questa domanda particolarmente sostenuta, trova anche giustificazione nel fatto che gli investitori stranieri a fine anno avessero relativamente ‘sottopesato’ nei loro portafogli i titoli italiani e che quindi avessero necessità di ripristinare la corretta quantità di titoli in portafoglio.

L’esito dell’asta del BTP a 15 anni emesso lo scorso 15 gennaio è indicativo della situazione. Importo aggiudicato 10 miliardi, ben il 64% è andato a sottoscrittori esteri, a fronte di una domanda di €35 miliardi. Domanda pari a 3,5 volte l’offerta!

Numeri clamorosi se pensate per un attimo alle diverse ondate di bombardamento mediatico susseguitisi negli ultimi mesi, tutte pressoché unanimi nel dipingere il nostro Paese come sull’orlo del baratro ed in estrema difficoltà nel trovare investitori disponibili a sottoscrivere i titoli di Stato, perdipiù in coincidenza col termine degli acquisti netti da parte della BCE.

L’esempio più clamoroso di tale sequenza fu l’ormai famoso titolo in prima del Sole 24 Ore di sabato 20 ottobre 2018, dove ‘fuga di capitali’ campeggiava a caratteri cubitali.

Cos’era accaduto? Nulla di particolare, come spiegai il martedì successivo in un articolo con cui Maurizio Belpietro decise di aprire il suo giornale. In agosto ogni anno accade che le emissioni del Tesoro sono inferiori ai rimborsi, per cui giocoforza gli investitori stranieri riducono sempre la loro esposizioni in titoli italiani. Era sempre regolarmente accaduto in agosto anche nei 5 anni precedenti, sarebbe bastato leggere per intero il rapporto di Bankitalia.

È facilmente immaginabile la preoccupazione che destò tale titolo, unitamente alla notizia del declassamento da parte di Moody’s.

Sono situazioni che spesso si ripetono: prendere un fatto (vero) ed ometterne i dettagli (decisivi) per trarne una conclusione che, se fossero resi noti anche i dettagli, risulterebbe infondata. Sembra diventato un metodo consolidato.

A quel titolo fecero seguito altri numerosi interventi sugli effetti dello spread sui tassi dei mutui, altra pseudo notizia clamorosamente smentita dai numeri pubblicati da Bankitalia ed ABI proprio nelle ultime settimane.

Rileggere oggi quei titoli, alla luce dei fatti e numeri dei mesi successivi, lascia stupefatti e proietta una luce sinistra sulla attuale qualità dell’informazione economico-finanziaria nel nostro Paese.

Ma la cosa ancora più stupefacente è lo spazio riservato alla notizia sul gennaio d’oro per i nostri BTP (positiva e non parziale, stavolta) nel Sole 24 Ore di ieri. Un articolo in basso a pagina 4, poco più di una minima di cronaca.

Una clamorosa asimmetria rispetto al titolo di ottobre che non trova plausibili spiegazioni. O forse ne trova, ed anche fin troppo facili, ma lascio al lettore ogni valutazione al riguardo.

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