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Tutte le astruserie di Bruxelles che Gentiloni deve combattere. Il commento di Polillo

Obiettivi, sfide e difficoltà del commissario europeo Paolo Gentiloni a Bruxelles: Il commento di Polillo

Se Paolo Gentiloni vorrà adempiere, con senso di responsabilità, al suo mandato dovrà bandire parole come Fiscal compact, two e six pact, deficit strutturale corretto per il ciclo. Ed altre astruserie giuridico-contabili, ivi compresa la mitologia stessa della “flessibilità” nell’ambito delle regole attuali e individuare un piano diverso di discussione. Mettere al centro della riflessione soprattutto il tema degli squilibri macroeconomici dell’Eurozona e degli altri Paesi membri dell’Ue. Seguire, in altre parole, i suggerimenti appena abbozzati nell’ultimo numero del Bollettino della BCE, anticipati durante lo scorso board dallo stesso Mario Draghi e andati di traverso ai grandi cultori dell’austerity. Al secolo Jens Weidmann e Klaas Knot, rispettivamente presidente della Bundesbank e della Banca centrale olandese.

La BCE non poteva andare oltre quello che ha detto. Questioni di competenza. Non spetta alla Banca centrale entrare a piedi uniti in un dibattito – le politiche di controllo del ciclo – che hanno altre sedi deputate, per i necessari approfondimenti. Le poche parole dette pesano, tuttavia, come un macigno. Chiamano in causa responsabilità che investono direttamente tutte le élites europee. Nel momento in cui la situazione internazionale diventa più complicata. E le vecchie geometrie politiche degli anni passati – i rapporti con gli Stati Uniti – anche per colpa delle politiche europee, mostrano allarmanti segni di tensione.

Non sarà facile. Dovrà vedersela soprattutto con il suo “diretto” superiore. Quel Valdis Dombrovskis, che rappresenta l’anima dell’ortodossia europea in tema di stabilità finanziaria. Ed al quale spetta la responsabilità ultima del controllo dei conti pubblici, nella duplice veste di commissario e vice presidente della stessa Commissione europea. Una stranezza, questa, che ovviamente prescinde dalla sua persona. Ma che non può far dimenticare che il suo Paese – la Lettonia – pesa sul reddito complessivo dell’Eurozona (dati FMI 2019) per lo 0,3 per cento, contro il 15 dell’Italia.

In qualsiasi condominio che si rispetti, per non parlare delle normali società, le decisioni, in genere, sono prese a maggioranza dei millesimi o del capitale posseduto. Cosa che in Europa capita a secondo delle circostanze. Questa regola fu applicata quando si trattò di salvare le banche tedesche, francesi o inglesi, che avevano investito, troppo e male, in Grecia. I relativi finanziamenti richiesti, ai singoli Stati, furono calcolati in proporzione alle quote di capitale, posseduto da ciascuno, nella Bce. Piuttosto che in funzione dell’esposizione creditizia delle singole banche coinvolte.

Già quella piccola anomalia dovrebbe pesare sui rapporti tra i due. Per carità: nessuna prevaricazione, ma senso delle proporzioni. Tanto più che, dal punto di vista sostanziale, l’Italia sta forse messa meglio rispetto a quel piccolo Paese, come mostrano i parametri dell’Alert mechanism, a sua volta codificato nelle stesse regole europee. La Lettonia ha un debito pubblico molto più basso – pari al 40 per cento del Pil – ma una posizione patrimoniale estera fortemente squilibrata. L’esatto opposto dell’Italia: alto debito pubblico, ma posizione con l’estero in sostanziale equilibrio.

Dati che dimostrano la complessità di una situazione che non può essere analizzata solo con la vecchia ottica contabile, codificata nel Fiscal compact. Il che non significa sottovalutare i problemi del deficit e del debito pubblico. Quest’ultimo rientra pienamente nei parametri dell’Alert mechanism. Ma si tratta solo di uno dei 26 elementi che contribuiscono a colorare il quadro di ciascun Paese. Di cui è necessario cogliere i punti di debolezza, per evitare possibili guai futuri. Ma anche le potenzialità ed i punti di forza. Su cui far leva per trovare le soluzioni necessarie. Ed evitare di ripresentare, anno dopo anno, la stessa indigesta minestra. Che, ovviamente, non solo non risolve, ma aggrava tutti i problemi.

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