Economia

Bper, le voglie di Unipol e gli sbuffi di soci e fondazioni sull’aumento di capitale

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Tensioni latenti fra Bologna (sede di Unipol) e Modena (quartier generale di Bper). O meglio, le diversità di vedute sono tra i vertici di Unipol e i piccoli soci (in primis le fondazioni azioniste, ma non solo) della Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper). Ecco tutti i dettagli e le indiscrezioni.

AUMENTO DI CAPITALE PER BPER AL CENTRO DEL DIBATTITO

Il nodo sotterraneo del contendere? L’ipotesi, o lo scenario, di un aumento di capitale per Bper. Una prospettiva non esclusa, anzi di fatto auspicata, da Carlo Cimbri: il numero uno del gruppo Unipol – azionista forte di Bper con quasi il 15% – lo ha lasciato intendere negli scorsi giorni. Uno scenario tutt’altro che gradito ai piccoli soci della banca con sede a Modena.

DA DOVE NASCONO LE TENSIONI FRA UNIPOL E PICCOLI SOCI DI BPER

Il ceo di Unipol Gruppo, Carlo Cimbri, in più occasioni ha espresso il desiderio che Bper compia un’azione forte in ambito npl arrivando a dire di non ritenere «un’eresia» un aumento di capitale in grado di chiudere il dossier sofferenze in tempi rapidi, ha sottolineato nei giorni scorsi il Sole 24 Ore. Ma gli altri azionisti, sul dossier “aumento di capitale”, “non ci sentono”, ha scritto oggi Edoardo De Biasi, giornalista di lungo corso di economia e finanza, già ai vertici del Sole 24 Ore, ora firma del Corriere Economia, il dorso del lunedì del Corriere della Sera.

I MORMORII FRA PICCOLI AZIONISTI

Se la notizia degli acquisti di Unipol su Bper – acquisti effettuati nei giorni scorsi – è stata accolta positivamente dai nuovi amministratori della banca, la mossa che ha messo in allerta i soci storici (la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena ha il 3,001% e la Fondazione Sardegna il 3,021%, secondo Consob) che oggi si ritrovano un assetto azionario in rapida trasformazione. In particolare, il blitz di Unipol potrebbe imprimere una rapida accelerazione al progetto relativo alla costituzione di un nocciolo societario legato a imprenditori e fondazioni del territorio.

NOMI E INDISCREZIONI SUL RUOLO DI PIETRO FERRARI

Secondo quanto scritto da MF-Milano Finanza, il nome favorito è quello di Piero Ferrari, figlio di Enzo (il Drake) e vicepresidente della scuderia di Maranello. Non solo perché a Ferrari non mancherebbero le disponibilità finanziarie per assumere una posizione di spicco nella compagine sociale di Bper, ma anche per il prestigio di cui gode nel tessuto economico locale e nazionale. Oltretutto Ferrari è sempre stato vicino alla banca, di cui è stato vicepresidente dal 2001 al 2014, e conosce quindi molto bene l’istituto e il suo top management.

IL PESO E LE MANOVRE DELLE FONDAZIONI

Significativi, a questo proposito, sono i rastrellamenti striscianti di azioni Bper, come sottolineato oggi dal Corriere Economia: “Difficile capire chi sono i compratori – ha scritto De Biasi – anche se le maggiori indiziate sono le fondazioni emiliane”. In prima fila ci sarebbe la Fondazione Cassa di risparmio di Modena (3%), oltre alla Cassa di risparmio di Bologna e alla Cassa di risparmio di Imola e di Vignola che “dovrebbero detenere un ulteriore 2% di capitale”. L’attenzione è però concentrata sulla Fondazione di Sardegna che già possiede il 3% e “che potrebbe scambiare il 49% che ancora detiene nel Bando di Sardegna con altre azioni Bper”.

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