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UNIPOL

Bper, Sondrio, Carige e non solo. Cosa succede fra Unipol e Bce

Mosse e contromosse bancarie del gruppo Unipol. Fatti, indiscrezioni e approfondimenti. Il punto di Michele Arnese ed Emanuela Rossi

 

Continua l’avanzata non tanto felpata di Unipol nel sistema bancario. L’ultima mossa del colosso assicurativo-finanziario presieduto da Carlo Cimbri ha portato ad acquisire il 19,7% della Banca Popolare di Sondrio, dove già era primo azionista. Si tratta di una partecipazione che si va ad affiancare a quella del 19,9% di Banca Popolare Emilia Romagna (anche qui Unipol ha la maggior percentuale di capitale, il 19,9%). A questo punto un “gruzzolo” di tutto rispetto che in futuro potrebbe portare magari a una fusione fra i due istituti, secondo alcuni osservatori. Ma per altri non è uno scenario desiderato da Cimbri. Vediamo perché.

COSA PENSANO A FRANCOFORTE DI UNIPOL?

Secondo quanto risulta a Startmag la Banca centrale europea segue con particolare attenzione queste “incursioni” di Unipol nel mondo del credito. C’è però un “ma”: se – come ha fatto pure la Banca d’Italia – ha visto con favore l’operazione Carige per motivi di sistema, ora Francoforte osserva non con particolare piacere che Unipol stia diventando di fatto anche una capogruppo bancaria senza però essere vigilata dalla Bce.

SOLE SCETTICO SU INTEGRAZIONE BPER-SONDRIO

Insomma, Cimbri ha più di uno zampino nelle banche ma non intende fare del credito il core business del gruppo per evitare la vigilanza dell’Istituto centrale. Chi è scettico sulle vere mire creditizie di Cimbri è anche il Sole 24 Ore: “Chi sul mercato si attende una rapida integrazione tra Bper e Banca Popolare di Sondrio rischia di rimanere deluso – ha scritto il giornalista esperto di banche al quotidiano confindustriale diretto da Fabio Tamburini – Dopo essere salita al 20% del capitale di Bper, ora Unipol ha raggiunto un’identica quota anche nell’istituto valtellinese. L’obiettivo industriale della compagnia assicurativa, ovvero tutelare i rinnovati accordi per la distribuzione delle polizze e promuovere una più ampia collaborazione finanziaria, è già stato raggiunto. La fusione tra i due istituti, con le conseguenti sinergie, resta uno scenario plausibile per il futuro ma non immediato. Se ne parlerà, spiegano fonti finanziarie, quando vi saranno le condizioni perché l’operazione non venga considerata ostile a Sondrio, ultima banca ad aver approvato la trasformazione da cooperativa in società per azioni”.

L’OPERAZIONE IN POPOLARE DI SONDRIO

Dunque la compagnia bolognese, come annunciato in una nota diffusa giovedì scorso, ha completato l’acquisto di 46,3 milioni di azioni ordinarie, pari a circa il 10,2% del capitale sociale di Popolare di Sondrio, attraverso l’annunciata procedura di “reverse accelerated bookbuilding”, rivolta ad investitori qualificati e ad investitori istituzionali esteri, a 5,10 euro per azione per un esborso totale di circa 235,6 milioni. In questo modo è salita dal 9,5% al 19,7% del capitale. A inizio settembre la compagnia aveva annunciato in una nota di aver avviato le attività propedeutiche ad ottenere le necessarie autorizzazioni da parte delle competenti Autorità di Vigilanza (italiane ed estere) per “valutare, tenuto conto delle condizioni di mercato e di contesto generale tempo per tempo in essere, possibili futuri incrementi della partecipazione detenuta dal Gruppo Unipol in Banca Popolare di Sondrio”.

Come nota l’Ansa, considerata anche la quota che Unipol possiede in Bper, l’investimento del gruppo bolognese nel settore bancario, che è pure funzionale a vincolare le banche alla distribuzione dei suoi prodotti assicurativi, sale – ai valori di Borsa – a circa 1,3 miliardi di euro.

La stessa Unipol ha motivato la crescita nel capitale con l’obiettivo di “consolidare la partnership industriale e societaria” nel settore della bancassicurazione, di “aumentare la stabilità dell’assetto azionario” di Sondrio per stimolarla “secondo le migliori practice di mercato”.

IL PARERE DEGLI ANALISTI

Ora gli esperti sono in attesa delle mosse future di Cimbri.

Già tre settimane fa gli analisti di Kepler Cheuvreux affermavano che le aspettative di una fusione tra Bper e Popolare di Sondrio “circolano da diverso tempo, in quanto” le due banche “hanno lo stesso partner assicurativo e azionista ma anche gli stessi partner nell’asset management e nel leasing, in aggiunta a una perfetta complementarietà di distribuzione geografica” e dunque Bper non poteva più essere vista “come un potenziale candidato per un’operazione” con Montepaschi.

Ora, secondo Mediobanca le già “alte” probabilità di una fusione “salgono ulteriormente”, con una tempistica che dipenderà “dal processo di ristrutturazione e dalla valutazione di Bper”. Come ricorda ancora l’Ansa, l’amministratore delegato di Bper, Piero Montani, qualche giorno fa ha detto che la banca sarà impegnata ancora per “un anno” nell’integrazione di Banca Carige e degli sportelli Ubi e ha ribadito di non essere interessato né da un punto di vista “strategico” né “geografico” a una fusione con Siena.

Ma – come già detto – un esperto di risiko bancario come il giornalista del Sole 24 Ore, Alessandro Graziani, ha scritto: “L’obiettivo industriale della compagnia assicurativa, ovvero tutelare i rinnovati accordi per la distribuzione delle polizze e promuovere una più ampia collaborazione finanziaria, è già stato raggiunto. La fusione tra Bper e Sondrio, con le conseguenti sinergie, resta uno scenario plausibile per il futuro ma non immediato”.

Anche perché Unipol non gradirebbe che la Bce si impicci dei suoi conti.

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