Economia

Bper, Popolare Bari, Unicredit e non solo. Ecco come si muoveranno i sindacati

di

Unicredit Sileoni

Il nodo Unicredit. L’esempio Bper. Il caso Popolare di Bari. E non solo. Sfide, problemi e scenari sui piani di ristrutturazione delle banche secondo Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi

“Il rapporto tra uscite e nuove assunzioni è stato di due a uno. Il benchmark per noi è quello”.

E’ questa la posizione su cui i sindacati dei bancari si attesteranno con i vertici degli istituti di credito nelle trattative per le ristrutturazioni con esuberi nelle banche.

E’ quello che ha detto ieri in sostanza Lando Maria Sileoni, leader della Fabi (la federazione dei bancari che è il maggior sindacato dei lavoratori del comparto).

LA LINEA DEI SINDACATI SU ESUBERI E ASSUNZIONI

Quindi i sindacati, di fronte a futuri piani di soli tagli e ridimensionamenti nelle banche, avrà una linea netta. “Proprio ieri abbiamo incontrato il vertice di Unicredit. Ci è stato garantito che il piano che sarà presentato in dicembre sarà gestito in maniera responsabile: per noi questo significa solo uscite volontarie e soprattutto un numero rilevante di nuove assunzioni di giovani”, ha detto Sileoni a una tavola rotonda insieme al presidente del Casl di Abi, Salvatore Poloni.

CHE COSA HA DETTO SILEONI SU UNICREDIT, BANCA POPOLARE DI BARI E NON SOLO

Sileoni ha poi fatto nomi e numeri: “Nell’ultimo accordo sindacale chiuso, quello di Bper, il rapporto tra uscite e nuove assunzioni è stato di due a uno. Il benchmark per noi è quello”. In altre parole, se dovessero essere confermate le indiscrezioni della scorsa estate, secondo cui Unicredit intenderebbe presentare un piano con 10mila esuberi, per il sindacato dovranno quindi esserci quasi 5 mila assunzioni di giovani: “Che potrebbero essere i primi, dal 2012, ad entrare in banca senza salario di ingresso, visto che è in corso il negoziato per il rinnovo del contratto dei bancari tra Abi e i sindacati e che le banche si sono dette favorevoli al superamento della misura introdotta nel 2012”, ha chiosato il Sole 24 Ore, aggiungendo: “Il piano industriale di Unicredit, atteso in dicembre, e della Popolare di Bari, atteso a giorni, potrebbero avere un effetto acceleratore sulla trattativa nazionale e anche per questo l’obiettivo sarebbe provare a chiudere il contratto entro fine anno, prima che inizino le trattative nelle aziende per gestire i piani”.

I DETTAGLI E I NUMERI

Tra il 2008 e il 2018 – ha aggiunto il quotidiani confindustriale – il sistema bancario europeo è “dimagrito” di circa un quarto: le filiali si sono ridotte del 27% e oggi sono 65mila in meno. Il nostro Paese non ha fatto eccezione: in un decennio il numero di sportelli bancari è diminuito di circa il 20%. «Questa cura dimagrante non poteva non avere effetto sull’occupazione. Guardando al settore finanziario nel suo complesso – ha detto ieri il professor Angelo Baglioni, direttore dell’Osservatorio monetario dell’Università Cattolica che, ieri, ha presentato il rapporto 2019 sul Lavoro in banca – il numero di addetti si è ridotto del 5,2% in Europa e del 6,7% in Italia».

COME VA IL NEGOZIATO SINDACALE

Come vanno le trattative sindacali tra organizzazioni e Abi sul rinnovo contrattuale? Ieri a nome dell’Abi Poloni ha spiegato che «sulla trattativa per il rinnovo del contratto nazionale non si tratta di essere ottimisti o pessimisti. Noi siamo fiduciosi nel dialogo che ha sempre caratterizzato le relazioni industriali nel credito. Il rinnovo del contratto di lavoro è sempre un momento delicato e complesso e, quindi, la possibilità che si arrivi a un momento di stallo conflittuale c’è sempre. Oggi non mi sembra che ci siano queste condizioni perché si è al tavolo e si sta lavorando». Per Sileoni «di conclusivo e definitivo non c’è nulla, il rischio di rompere il negoziato c’è sempre. Ci interessa in modo sensibile la parte economica, dobbiamo cercare di avvicinarci il più possibile al nostro obiettivo di 200 euro di aumento, anche perché le aziende fanno utili e stanno distribuendo dividendi importanti agli azionisti. L’offerta di 135 euro delle banche è insufficiente ma dobbiamo ragionare su una serie di elementi che devono stare in piedi complessivamente, dobbiamo capire come le banche hanno costruito i 135 euro e come avvicinarci al nostro obiettivo di 200 euro».

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