La partita per il controllo di Piazza Affari si fa in salita. Il tribunale di Amsterdam ha respinto l’istanza di Cassa depositi e prestiti sulla governance di Borsa Italiana, controllata dal gruppo Euronext, dando ragione al gruppo paneuropeo sul rinnovo dei vertici, e in particolare dell’ad Fabrizio Testa. Una decisione che riaccende lo scontro tra i soci e apre un nuovo fronte legale. E che, secondo fonti vicine alla Cassa, “stupisce” e rappresenta “solo il primo passo di un processo più lungo”, perché “di fatto rende quella di amministratore delegato di Borsa una carica a vita”. La stessa Cdp sarebbe intenzionata a impugnare la decisione del tribunale per vedersi riconosciuto il diritto di attivare la procedura di selezione per il vertice in scadenza.
LA SENTENZA DI AMSTERDAM E IL NODO DELLA GOVERNANCE
Il cuore della controversia riguarda l’interpretazione dei patti parasociali su Borsa Italiana. Secondo Cdp, a ogni scadenza del mandato triennale dell’amministratore delegato deve essere avviata una procedura formale di selezione, con il coinvolgimento di head hunter e la valutazione di più candidati. Una posizione che la Cassa considera coerente sia con la normativa italiana sia con lo statuto della società.
Di diverso avviso Euronext, che invece ritiene tale procedura necessaria solo in caso di vacanza della posizione – quindi dimissioni o revoca – e non in caso di semplice rinnovo. Il tribunale di Amsterdam ha sposato questa seconda interpretazione, stabilendo che nei patti non è esplicitato l’obbligo di avviare ogni tre anni una nuova selezione.
Non solo. I giudici hanno anche evidenziato che imporre una procedura sistematica potrebbe risultare “destabilizzante” per la gestione ordinaria della società e del gruppo, respingendo quindi tutte le richieste della Cassa, inclusa quella di sospendere le delibere assembleari.
IL BRACCIO DI FERRO TRA CDP ED EURONEXT
La vicenda si inserisce in uno scontro che va avanti da tempo. Euronext, guidata dall’ad francese Stéphane Boujnah, è apparsa fin da subito intenzionata a confermare Fabrizio Testa alla guida di Borsa Italiana, forte anche dei risultati ottenuti negli ultimi anni: i ricavi di Borsa Italiana sono cresciuti del 57% tra il 2020 e il 2025, secondo Reuters.
Dall’altra parte, la Cassa capitanata da Dario Scannapieco (nella foto) ha scelto la via giudiziaria proprio perché il gruppo paneuropeo non intendeva aprire a candidature alternative. È stata proprio “l’indisponibilità di Euronext a valutare altri profili” a spingere Cdp a presentare ricorso ad Amsterdam.
In realtà, come precisato dalla stessa Cassa, il tema non sarebbe il nome in sé, ma il rispetto delle regole: l’obiettivo è affermare il diritto dell’azionista di attivare una procedura competitiva per il rinnovo del vertice.
DALL’ACQUISIZIONE DEL 2021 AGLI EQUILIBRI AZIONARI
Per capire la portata dello scontro bisogna tornare al 2021, quando Euronext ha acquisito Borsa Italiana dal London Stock Exchange Group per circa 4,3 miliardi di euro. Un’operazione che ha trasformato Piazza Affari in uno dei pilastri del gruppo paneuropeo.
Nel capitale di Euronext siedono oggi, con quote simili, Cdp (circa 8,1%) e la francese Caisse des Dépôts, affiancate da Intesa Sanpaolo con circa l’1,55%. Un equilibrio che riflette una governance “federale”, ma che nei fatti alimenta tensioni tra interessi nazionali.
Proprio in quel contesto, nel 2021, la nomina di Fabrizio Testa fu il risultato di un compromesso tra la componente italiana e quella francese, sotto il governo Draghi. Un equilibrio che oggi appare incrinato.
PERCHÉ CDP VUOLE CAMBIARE PASSO
Dietro la battaglia legale c’è una visione precisa. Cdp punta a rafforzare il ruolo di Piazza Affari all’interno del network Euronext e a favorire il ritorno di grandi quotazioni sul mercato milanese. L’obiettivo è avere una guida ritenuta più forte e indipendente.
Non è solo una questione finanziaria. Borsa Italiana è considerata un asset strategico anche perché controlla Mts, la piattaforma su cui vengono scambiati i titoli di Stato italiani, snodo cruciale per la formazione del prezzo del debito pubblico. Un’infrastruttura chiave per la sicurezza finanziaria nazionale, come evidenziato anche da Policy Maker.
Non a caso, già nel marzo 2025 il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva lanciato un avvertimento chiaro: “Fare in modo che la Borsa resti in solide mani italiane”, evitando che le quotazioni si spostino verso altri paesi europei.
I NOMI IN CAMPO: DA SALA A DECIO
Nel corso dei mesi sono circolati diversi nomi per un eventuale cambio al vertice. Tra questi Marcello Sala, ex direttore generale del Tesoro e oggi presidente di Nexi, manager di lungo corso considerato – secondo alcune ricostruzioni – vicino alla Lega.
Accanto a lui è emerso anche il nome di Alessandro Decio, banchiere con esperienze in Banco Desio, Mps, Borsa Italiana e Ing, il cui profilo sarebbe stato presente nella lista dei candidati valutati da Cdp. Tuttavia, il suo percorso sembra destinato altrove, con l’approdo alla guida di Ibl Banca.
LE PROSSIME TAPPE E IL RISCHIO STALLO
Il calendario ora è già definito. Gli attuali amministratori di Borsa Italiana resteranno in carica fino al 30 aprile, con l’assemblea dei soci convocata per il 29 aprile per rinnovare consiglio di amministrazione e vertice esecutivo. In questo contesto, alla luce della sentenza di Amsterdam, appare probabile la riconferma dell’amministratore delegato Fabrizio Testa insieme all’attuale board, presieduto da Claudia Parzani e con vicepresidente Gianluca Garbi.
Il passaggio non si esaurisce però a Milano. La partita si intreccia con la governance del gruppo: il nome di Testa è infatti destinato a passare anche dall’assemblea di Euronext del 20 maggio, dove – in caso di rinnovo – verrebbe confermato nel managing board del gruppo.
Sul piano formale, la decisione del tribunale olandese rafforza la linea di Euronext e consente di procedere lungo il percorso già tracciato. Ma sul piano sostanziale il contenzioso resta aperto. Cdp ha fatto chiaramente capire di voler impugnare la decisione per vedere riconosciuto il proprio diritto ad attivare una procedura di selezione per il vertice, con il rischio di proiettare l’incertezza oltre le stesse scadenze assembleari.
In attesa di capire come evolverà lo scontro, lo sguardo si sposta già più avanti, al rinnovo dei vertici della stessa Euronext previsto tra un anno: un passaggio che potrebbe riaprire gli equilibri tra soci e trasformare il caso Borsa nel primo capitolo di un confronto più ampio.







