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Bond, capitale, sindacati. Tutte le grane di Mps

Ecco le ultime novità (non positive) per Mps. Fatti, numeri e analisi

Tonfo per i bond subordinati di Mps, che scontano l’incertezza sui destini della banca, mentre le azioni a Piazza Affari, complice anche lo scarso flottante, restano poco mosse (+0,3%) in attesa di chiarezza sul destino della banca di Siena ora controllata dal ministero dell’Economia

Sul finire della scorsa settimana sono emerse indiscrezioni sul fatto che il Tesoro, allo scopo di incentivare Unicredit a prendersi il Monte, starebbe preparando un aumento di capitale superiore ai 5 miliardi di euro, pressato dalle richieste del ceo di Unicredit, Andrea Orcel, che ne vorrebbe addirittura sette.

A causa del protrarsi del negoziato con Unicredit, secondo quanto riportato da Il Messaggero domenica, il Mef starebbe negoziando con la Ue una proroga di sei mesi, fino a giugno 2022, del termine per la cessione di Mps, che si aggiungerebbe alla possibile proroga, anche questa di sei mesi, degli incentivi fiscali alle fusioni bancarie.

Il Mef non commenta le indiscrezioni mentre l’incertezza sul destino di Mps viene pagata dai subordinati, titoli che rischiano il burden sharing in caso di aiuti pubblici. Il bond da 750 milioni con scadenza 2028 perde il 6,6%, quello da 300 milioni con scadenza 2029 affonda del 6,9%, quello da 400 milioni con scadenza nel 2030 perde il 7% mentre quello da 300 milioni, sempre con scadenza 2030, scivola del 6,4%.

LA DENUNCIA DEI SINDACATI CONTRO MPS

Ma non ci sono solo l’aumento di capitale e il dossier bond fra la tribolazioni dell’istituto senese. Infatti c’è stata denuncia per comportamento antisindacale nei confronti di banca Mps. E’ quella depositata oggi al tribunale del lavoro di Siena dalle sigle sindacali Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin. A darne notizia gli stessi sindacati che in una nota spiegano: la banca “ha avviato tre procedure fortemente impattanti per i lavoratori e per l’organizzazione della banca”.

In particolare, spiegano i sindacati nella nota, la banca “ha dato luogo a un’operazione di distacco decennale che coinvolge circa 300 colleghi senza metterci nelle condizioni di fare le nostre valutazioni e osservazioni, attraverso la definizione di un ‘contratto di rete’, fino ad oggi mai utilizzato all’interno del Gruppo Mps, che può aprire cupi orizzonti per la gestione del personale e degli esuberi”. “Ha inoltre avviato altre due procedure, chiusura filiali e riassetto mondo corporate, relative a un Piano Industriale mai approvato dall’Europa, senza indicarci una data di convocazione” aggiungono i sindacati che sottolineano: “La banca non ci ha lasciato altra scelta”. La denuncia “è un atto grave, che abbiamo lungamente ponderato e al quale fino a poco tempo fa non avremmo mai pensato di arrivare, ma è un atto dovuto” conclude la nota.

L’AUMENTO DI CAPITALE DI MPS: STIME, RUMORS ED EFFETTI

Ma che cosa pensano gli analisi dell’aumento di capitale? Una ricapitalizzazione ‘jumbo’ di Mps, come quella a cui sembra stia lavorando il Tesoro, andrà a vantaggio dell’acquirente Unicredit. “Più grande sarà la dimensione dell’aumento, meglio sarà per gli azionisti di Unicredit in quanto si tradurrebbe in una maggiore copertura dei rischio e dei futuri costi di ristrutturazione”, commentano gli analisti di Exane Bnp, invitando gli investitori ad acquistare le azioni della banca di Andrea Orcel in vista del possibile annuncio. Per Bestinver Securities il rischio di un maxi-aumento “è fondamentalmente la ragione per cui abbiamo un giudizio ‘sell’ (vendere) su Mps e un range di prezzo di valutazione che è ‘non significativo’. L’aumento di capitale, che noi riteniamo sarà molto diluitivo, spazzerà via tutte le minorities”, spiegano gli analisti. Exane ritiene l’eventuale proroga di sei mesi del termine assegnato dalla Ue al Tesoro per cedere Mps “un puro dettaglio tecnico” che “non necessariamente impatterà la tempistica” dell’operazione, il cui annuncio è atteso “entro il 28 ottobre” quando Unicredit renderà noti i risultati del terzo trimestre. Anche la proroga di sei mesi dei benefici fiscali sulle fusioni “è logica” in quanto è “improbabile” che l’operazione possa essere completata entro fine anno e i circa 2 miliardi di benefici fiscali “sono un importante pezzo del puzzle allo scopo di raggiungere una transazione neutrale per il capitale di Unicredit”.

IL PUNTO DELLA REUTERS

Le condizioni poste da UniCredit al Tesoro per acquisire gran parte di Banca Mps richiedono che lo stato ricapitalizzi la banca toscana per ben oltre 7 miliardi di euro, secondo due fonti a conoscenza del dossier, ha scritto l’agenzia Reuters: “UniCredit ha accettato a luglio di trattare col ministero dell’Economia su Mps a condizione che l’operazione non abbia alcun impatto sui coefficienti di capitale e assicuri una crescita dell’utile per azione di almeno il 10%”.

Mps è sotto controllo pubblico dopo il salvataggio del 2017 costato 5,4 miliardi ai contribuenti e il Tesoro punta a presentare alle autorità europee un piano di privatizzazione a fine anno con l’obiettivo di uscire concretamente dall’istituto senese al più tardi entro il termine pattuito di metà 2022; “Le parti lavorano sempre per chiudere un accordo preliminare in tempo utile per il cda di UniCredit del 27 ottobre sui risultati dei nove mesi, ma una fonte vicina al negoziato non esclude che possa volerci più tempo stante la complessità delle trattative”, ha aggiunto Reuters.

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