Economia

Bnl, Mps e non solo. Ecco mosse e magagne delle banche sul decreto Liquidità

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Il forcing inusuale della Banca d’Italia, la posizione dell’Abi, i timori delle imprese, le manovre degli istituti di credito e il caso di alcune iniziative in casa di Bnl e Mps.

In queste ore il via libera della commissione Ue sulle deroghe agli aiuti di Stato; tra stasera e domani il regolamento della Sace che fissa le linee d’azione per le banche. Con l’obiettivo di avviare in settimana la macchina delle richieste per i prestiti accompagnati dalla garanzia statale. E nel frattempo, i passaggi organizzativi per tagliare al minimo l’ultimo passaggio: quello che, chiusa l’istruttoria in banca, porta all’ok alla garanzia.

E’ questo lo stato dell’arte sintetizzato dal quotidiano il Sole 24 Ore di oggi sulle misure previste dal cosiddetto decreto Liquidità approvato dal governo per sostenere le imprese tramite il sistema bancario.

LA COMUNICAZIONE DELL’ABI

E stamattina ci sono state già novità.  L’Abi, con lettera circolare diffusa questa mattina a tutti gli associati, ha comunicato alle banche che la Commissione europea ha approvato questa notte l’indispensabile autorizzazione prevista nel decreto Imprese per rendere operative le misure a sostegno della liquidità. Vista l’estrema necessità e urgenza di darne immediata applicazione da parte delle banche, sono stati forniti, in allegato alla lettera circolare, i documenti e i comunicati stampa della Commissione europea. La Commissione europea considera le misure previste nel Decreto legge coerenti con la normativa europea sugli aiuti di Stato. E’ un importante passaggio propedeutico per la piena operatività delle misure previste, soprattutto garanzia Sace e Fondo di Garanzia.

CHE COSA SUCCEDE TRA BANCA D’ITALIA E ABI

Nel frattempo due giorni fa sono giunte da Banca d’Italia e Abi comunicati e dichiarazioni a tratti inusuali. In sostanza, secondo la ricostruzione di Start Magazine, sia Abi sia Banca d’Italia temono che le banche tengano chiusi i rubinetti: non potranno respingere le domande di affidamenti con garanzia pubblica, più probabilmente ostacoleranno le imprese magari allungando i tempi. Il timore è che verranno alzati muri di burocrazia per paura di una nuova ondata di sofferenze, senza avere un ritorno immediato sul fronte degli utili. Visione ovviamente miope e di corto respiro perché il settore bancario sta a galla e macina utili solo se la congiuntura è favorevole.

Ma che cosa è successo?

GLI AUSPICI FICCANTI DELLA BANCA D’ITALIA

La Banca d’Italia l’11 aprile ha invitato tutto il sistema creditizio ad assicurare l’assistenza «tempestiva» che l’intera collettività si aspetta. Non solo. Gli intermediari sono stati anche invitati a valutare l’opportunità di «estendere su base volontaria» le iniziative governative a favore di categorie che potrebbero «versare in situazioni di difficoltà» o in relazione a tipologie di rapporti contrattuali «al momento non comprese nei provvedimenti». Mentre per quello che riguarda i finanziamenti alle imprese garantiti dallo Stato, questi dovrebbero «essenzialmente mirare a fornire le imprese della provvista necessaria per far fronte ai costi di funzionamento o a realizzare verificabili piani di ristrutturazione industriale e produttiva». Le banche dovranno in questo caso tenere conto di questi elementi nella verifica della clientela, oltre che ovviamente del complesso degli ulteriori elementi informativi disponibili sul profilo di rischio dei richiedenti i finanziamenti, «sia in sede di concessione del finanziamento, sia nella fase di monitoraggio dello stesso».

LA POSIZIONE DELL’ABI DI PATUELLI

Intervistato dall’Ansa, il presidente Abi Antonio Patuelli ha assicurato che sarà la concorrenza fra le banche a garantire tempi accelerati. «Nel decreto – ha spiegato Patuelli – non ci sono deroghe o semplificazioni alle procedure bancarie e alle indicazioni della vigilanza. Se per la liquidità sotto i 25mila euro le modalità sono veloci, per i finanziamenti maggiori bisogna attendere che la Sace metta a punto le procedure. So che stanno lavorando molto su questo nonostante siano impegni nuovi per loro e sono ottimista». «Innanzitutto però – ha aggiunto il presidente Abi – bisogna attendere il via libera dell’Antitrust Ue cui è subordinata l’operatività delle misure. Sarà la concorrenza fra le banche a garantire che saranno accelerati i tempi. Le imprese sono quasi tutte multi affidatarie (ovvero hanno rapporti con più banche ndr) e si rivolgeranno a quegli istituti che daranno la maggiore velocità».

LE RACCOMANDAZIONI DELLA BANCA D’ITALIA

Tornando alla raccomandazione, Bankitalia fa inviti precisi a garantire l’operatività di tutta la rete delle filiali territoriali anche in pieno lockdown, con un rafforzamento dei servizi via telefono o tramite il canale digitale. E non mancano indicazioni puntuali per «superare le difficoltà emerse da parte dell’utenza negli ultimi giorni». Per esempio: nei casi di eventuale addebito di rate in scadenza di prestiti o mutui per i quali sia stata presentata domanda di moratoria, dovranno essere assicurati riaccrediti senza conseguenze sfavorevoli ai clienti (come l’applicazione di tassi di interesse o commissioni di istruttoria veloce in caso di sconfinamento). O ancora: le banche sono chiamate a dare «delucidazioni sugli strumenti varati dal governo», mentre sul regime economico «andranno svolte valutazioni approfondite per rimuovere qualsiasi onere a carico della clientela non compatibile con le norme emergenziali». Insomma – ha sottolineato il Sole 24 Ore – quello che viene raccomandato è uno sforzo senza precedenti per assicurare che la liquidità arrivi in tempi rapidi dove richiesto assicurando il massimo di collaborazione: modulistica conforme facilmente scaricabile dai siti web, aree informative dedicate, sezioni con istruzioni semplificate.

IL TWEET DI LITURRI

 

IL PROBLEMA DEI TASSI E DEI FIDI

Non sono pochi, comunque, i clienti che stanno ricevendo lettere come quella visionata da Start Magazine: un grande gruppo bancario controllato da un colosso estero – ossia Bnl di Bnp Paribas – ha chiesto a un piccolo imprenditore che ha aperto un conto oltre 35 anni fa nel gruppo Bnl di fornire “la documentazione reddituale aggiornata consistente nell’ultimo cud/dichiarazione dei redditi” per poter “adempiere a rinnovo annuale degli affidamenti in essere”. Da notare che il cliente – che ha inviato a Start la corrispondenza – non si trova in situazione debitoria né ha mai utilizzato il fido. Manovre anti Italia di banche controllate da gruppi esteri?, è la domanda che si pone l’imprenditore in una dettagliata lettera firmata spedita a Start. “Chiedere la documentazione reddituale è prassi in occasione del rinnovo dei fidi”, precisano a Start ambienti del gruppo creditizio.

COSA SUCCEDE IN MPS

A preoccupare vertici e dipendenti degli istituti di credito anche l’emergenza coronavirus e la capacità di proteggere dal contagio lavoratori e clienti, ha messo in evidenza Start in un approfondimento. In una nota unitaria i sindacati di categoria del gruppo Mps ricordano che a marzo ci si è confrontati con l’azienda in particolare “sulla tutela della salute dei lavoratori sui temi della gestione operativa ed organizzativa relativi ad una situazione emergenziale del tutto nuova” e che poi il confronto è continuato “su alcune anomalie inevitabili derivanti dalla gestione della crisi e del lavoro a distanza e fino a tutte le criticità legate all’attività commerciale della rete”.

IL CAPITOLO CIG

C’è poi il capitolo, piuttosto caotico, della Cig, anche se le rassicurazioni non mancano. “E’ in piena operatività la convenzione siglata da Abi, Inps e organizzazioni sindacali che consente ai lavoratori sospesi dal lavoro a causa dell’emergenza Covid-19 di ricevere un anticipo della cassa integrazione ordinaria e in deroga, pari a 1.400 euro”, ha messo nero su bianco ieri il governo in una nota: “Per ottenere le erogazioni, le procedure non richiedono più l’invio di modelli cartacei validati presso sportelli bancari e postali per certificare l’Iban, perché la validità del codice identificativo viene effettuata con sistemi informatici. Nei giorni scorsi, l’Abi ha comunicato che la quasi totalità delle banche italiane (quasi il 94% in termini di attivi) ha già aderito alla Convenzione. È bene ricordare che i tempi ordinari per il pagamento della cassa integrazione sono sempre stati di due o tre mesi. In questo caso, grazie alla normativa semplificata e allo sforzo enorme dell’Inps, i pagamenti arriveranno al più tardi entro 30 giorni dalla ricezione della domanda”, precisa la stessa nota.

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