Il bilancio federale tedesco viaggia su un equilibrio sempre più fragile: la spesa cresce a ritmi sostenuti, le entrate arrancano e, nonostante volumi finanziari senza precedenti, gli investimenti nei settori decisivi per il futuro restano inferiori alla media europea. È questo il quadro che emerge da un’analisi dell’Istituto dell’economia tedesca (Institut der deutschen Wirtschaft, IW) di Colonia, commissionata dall’Associazione dell’economia bavarese (Vbw) e ripresa dalla Süddeutsche Zeitung. “Tra il 2014 e il 2024 le uscite federali sono aumentate molto più rapidamente delle entrate fiscali”, è scritto nello studio, “aprendo un divario che nel 2025 si è ulteriormente ampliato con l’allentamento del freno costituzionale all’indebitamento e con un ricorso massiccio ai prestiti”.
Nel decennio considerato, la spesa federale è cresciuta in termini reali quasi il doppio dell’inflazione, arrivando – includendo il 2025 – a sfiorare i 500 miliardi di euro annui, circa il 70% in più rispetto al 2014. Nello stesso arco di tempo, le entrate fiscali sono aumentate di circa il 40%. Il risultato è “un saldo sempre più sbilanciato, che ha portato nel 2025 a un indebitamento netto di circa 143 miliardi di euro, oltre un quarto dell’intero bilancio federale”.
LA CRESCITA DELLA SPESA TRAINATA DA SOCIALE E INTERESSI
Secondo i ricercatori dell’IW, l’impennata delle uscite non è spiegabile soltanto con fattori straordinari come la pandemia, la guerra in Ucraina o l’aumento dei prezzi. Un ruolo centrale è stato svolto “dall’espansione strutturale della spesa sociale e dall’aumento degli oneri per interessi, che hanno progressivamente eroso i margini di manovra del bilancio”. Il 2025 segna una svolta anche sul piano istituzionale: le modifiche costituzionali approvate in primavera “hanno ampliato in modo significativo lo spazio fiscale”, consentendo nuovo debito al di fuori del tradizionale freno all’indebitamento, in particolare per difesa, sicurezza, infrastrutture e clima.
Due terzi del nuovo indebitamento sono legati proprio a queste eccezioni, tra cui il fondo speciale per le infrastrutture e la neutralità climatica (SVIK) e il fondo straordinario per la Bundeswehr, varato già nel 2022 con una dotazione di 100 miliardi di euro. Tuttavia, l’analisi mostra che l’aumento dei prestiti “non si traduce automaticamente in un analogo incremento degli investimenti effettivi”.
INVESTIMENTI FUTURI ANCORA SOTTO LA MEDIA UE
Nonostante l’espansione della spesa complessiva, la Germania continua a collocarsi al di sotto della media europea in diversi ambiti considerati strategici. Nel confronto Ue, Berlino investe meno della media in infrastrutture, istruzione, difesa e tutela dell’ambiente, mentre spende di più per welfare e sanità. Il divario appare particolarmente marcato nel settore dell’istruzione: la spesa complessiva di Stato federale, Länder e comuni si attesta intorno al 4,5% del Pil, contro il 6,2% dei Paesi nordici e il 5,5% dell’area Benelux. Anche Austria e Svizzera superano la Germania.
Questa distanza persiste nonostante la dichiarata priorità politica attribuita alle cosiddette “spese per il futuro”. L’IW ha riorganizzato tutte le voci del bilancio federale, compresi i fondi speciali, in grandi categorie tematiche – dal clima alla digitalizzazione, dalla mobilità all’istruzione, fino alla difesa – per valutare in modo coerente l’evoluzione della spesa dal 2014 al 2025.
MOBILITÀ IN AUMENTO, CLIMA IN CALO
Dall’analisi emerge che tra il 2024 e il 2025 l’incremento più consistente riguarda la mobilità, con una crescita superiore agli 8 miliardi di euro. Oltre 6 miliardi sono destinati alle infrastrutture ferroviarie, dove si riflettono gli effetti immediati del fondo speciale SVIK. In controtendenza, invece, le risorse per la protezione del clima: dopo aver superato i 30 miliardi di euro nel 2023, sono diminuite nel 2024 e nel 2025 dovrebbero essere scese a circa 26,5 miliardi.
DIFESA E FONDI SPECIALI
Nel complesso si registra uno scarto significativo tra stanziamenti programmati e spesa effettivamente realizzata, con riduzioni che colpiscono soprattutto i progetti di investimento non vincolati giuridicamente.
Un quadro che emerge anche per la difesa. “Nel 2025 il governo aveva previsto un aumento di quasi 14 miliardi di euro rispetto all’anno precedente”, scrivono i ricercatori renani, “ma i dati consuntivi del 2024 mostrano che per la prima volta la spesa effettiva è stata inferiore del 12% alle previsioni, in particolare per quanto riguarda gli acquisti militari”. Anche qui, dunque, “la capacità di spesa appare limitata rispetto alle risorse teoricamente disponibili”.
Secondo l’IW, una parte dei fondi speciali viene utilizzata per rifinanziare investimenti già pianificati, “riducendo la pressione sul consolidamento della spesa ma senza generare un vero impulso aggiuntivo alla crescita di lungo periodo”. Questa dinamica non riguarda solo il governo federale, ma anche i Länder, come nel caso della Baviera, che nei documenti di bilancio 2026-2027 prevede un uso analogo del fondo speciale SVIK.
A medio termine, avvertono i ricercatori, “la pressione sul bilancio è destinata ad aumentare ulteriormente, complice la crescita degli interessi e dei contributi al sistema pensionistico”. La conclusione: “In assenza di riforme strutturali, di una maggiore dinamica economica e di una chiara gerarchia degli investimenti, il rischio è che il bilancio federale perda progressivamente la capacità di sostenere crescita, trasformazione ed equilibrio tra generazioni”.



