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Tutte le sorprese della bilancia dei pagamenti italiana

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Cosa dicono i dati di Bankitalia sulla bilancia dei pagamenti. L’analisi di Giuseppe Liturri

Negli ultimi mesi i flussi di capitali da e verso l’estero hanno visto movimenti così ampi da essere paragonabili a quelli della crisi dello spread del 2011-2012 o del lockdown di marzo 2020. Da maggio, per poi proseguire con maggiore intensità a giugno e luglio, quindi molte settimane prima che Mario Draghi desse le dimissioni, il denaro dei residenti e quello dei non residenti ha preso un’unica direzione: l’estero. I primi esportano, i secondi rimpatriano.

È la sorprendente realtà che emerge dai dati pubblicati il 9 agosto da Bankitalia che mostrano il saldo delle passività della banca centrale verso l’Eurosistema (il cosiddetto saldo Target 2, che è il nome del sistema dei pagamenti interbancari interno all’eurozona). Dai 573 miliardi di fine aprile, siamo passati ai 640 miliardi di fine luglio. Un balzo di 67 miliardi in tre mesi: 24 miliardi a maggio, 31 miliardi a giugno e 12 a luglio.

Le determinanti sono sostanzialmente tre.

La prima è il venir meno dei flussi delle partite correnti della bilancia dei pagamenti che, da dicembre, mostra un saldo mensile negativo a causa dei costi dei prodotti energetici, mentre nel 2019 aveva registrato un flusso di 56 miliardi. Ma la variazione più ampia è attribuibile ai massicci flussi di investimenti finanziari all’estero da parte dei residenti. Pur non disponendo ancora del dettaglio per i mesi di giugno e luglio, fornito dalla bilancia dei pagamenti, nel solo mese di maggio sono stati investiti in azioni, obbligazioni e fondi esteri 16,2 miliardi. 57 da inizio anno e 132 partendo da giugno 2021. Dati senza precedenti.

E la fonte è da ricercarsi nell’abbondante liquidità che Bce/Bankitalia continua ad immettere, avendo aumentato a luglio di 18,4 miliardi le consistenze di titoli pubblici in portafoglio. Non a caso, l’aumento del saldo Target 2, nonostante il ritorno in avanzo della bilancia dei pagamenti, è stato significativo proprio dopo il marzo 2015, quando partì il Qe di Draghi. La Bce compra Btp ed i venditori investono i proventi all’estero in strumenti finanziari di varia natura. Se la liquidità creata dalla Bce prende altre strade, è comunque una fuga di capitali.

La terza causa, non meno rilevante, è il disinvestimento di titoli pubblici da parte degli stranieri. 31 miliardi da gennaio a maggio, 81 miliardi da giugno 2021. Aveva fatto meglio perfino il governo Conte 1 che, nei primi 12 mesi, se l’era cavata con 50 miliardi di disinvestimenti. In questo caso, il dato va analizzato in combinazione con l’andamento della raccolta delle banche italiane sull’estero. Infatti, se l’investitore straniero vende BTP e poi deposita i proventi su un conto corrente di una banca italiana, il saldo Target 2 non varia ed è il segnale di una relativa fiducia nel sistema Italia. Cambia solo il tipo di attività finanziaria dal soggetto estero. Quando invece, come accaduto a maggio e giugno (16 miliardi di minore raccolta da banche estere), lo straniero vende e rimpatria i proventi, allora il saldo Target 2 peggiora.

Per comprendere l’importanza di questi dati chiediamo al lettore la pazienza di seguirci in una sintetica spiegazione del meccanismo dei pagamenti all’interno dell’eurozona. Il saldo Target 2 è un contatore che restituisce in forma sintetica il saldo di tutte le transazioni commerciali e finanziarie che le banche commerciali italiane eseguono verso altre banche dell’eurozona, passando dalle rispettive banche centrali.

Prima dell’euro, tali movimenti venivano regolati movimentando le riserve ufficiali della banca centrale che, se incapienti, innescavano una classica crisi di bilancia dei pagamenti con intervento di finanziatori esterni come il Fondo Monetario Internazionale.

Oggi, l’italiano che spende 100.000€ per acquistare un’Audi o un fondo d’investimento francese, vede uscire il denaro dal proprio conto corrente e la banca commerciale vede diminuire il saldo del proprio conto di riserva e regolamento presso Bankitalia.  Contemporaneamente, la Bundesbank o la Banque de France aumenta il saldo del conto di riserva della banca commerciale tedesca che, a sua volta, accredita il fornitore dell’Audi o il gestore del fondo. I pagamenti interni all’eurozona avvengono movimentando i conti di riserva che le banche commerciali hanno con la rispettiva banca centrale. Alla fine della transazione, il compratore italiano ha la sua Audi e 100.000€ in meno sul conto e la sua banca commerciale registra minori riserve presso la banca centrale ed un minor saldo sul conto corrente del compratore italiano. Tutto quadra. E le banche centrali come registrano e regolano queste variazioni nei conti di riserva con le loro banche commerciali? Semplicemente non li regolano. “Segnano”, come dal droghiere di fiducia, in contropartita di attività o passività verso l’Eurosistema che, per inciso, non ha nemmeno personalità giuridica. Da qui la disputa sulla natura di debito/credito di tale posta contabile. Bankitalia segnerà nel proprio bilancio una passività verso l’Eurosistema e Bundesbank segnerà un’attività. Per tale motivo, i saldi Target 2 si compensano a livello complessivo. Fino a metà 2011, questo contatore era praticamente a zero. Anche se gli italiani e gli spagnoli si imbottivano di auto tedesche e azioni ed obbligazioni francesi, le banche estere, gonfie di riserve, riprestavano queste somme alle banche italiane e tutto si teneva. Quando nell’autunno di quell’anno, si dileguò la fiducia nel sistema interbancario, il saldo Target 2 cominciò a salire.

La grande novità rispetto ad allora, sono i depositi delle banche commerciali presso Bankitalia, generatisi proprio a causa del Qe. A luglio siamo arrivati all’astronomica cifra di 334 miliardi, dopo aver toccato un massimo di 428 miliardi a novembre 2021. È questo il cuscinetto, alimentato da via Nazionale “stampando” denaro, che consente a Bankitalia di eseguire tutti i movimenti verso l’estero e garantire la libertà di circolazione dei capitali, pilastro dell’euro. Se la liquidità delle banche commerciali depositata presso la Bce cominciasse a scarseggiare, potrebbe bloccarsi tutto.

Se questo è lo scenario voluto dalla Bce dal 2015 per tenere in piedi l’euro, quando verranno a chiederci di fare austerità, suggeriamo di ricordare questa frase del prestigioso economista Sergio Cesaratto: “L’austerità non è un metodo (inefficace) per aggiustare i conti pubblici, bensì un metodo (efficace, sebbene non condivisibile) per correggere i conti con l’estero”.

(Versione aggiornata e ampliata di un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità)

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