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Bilancia dei pagamenti dell’Italia: buone notizie e qualche ombra

Governo Draghi

Si consolida la forza dell’Italia sul fronte dei rapporti finanziari con l’estero. Nella Ue, solo la Germania può vantare simili risultati e la Francia mostra un rosso fisso da tempo. L’analisi di Giuseppe Liturri

 

Buone notizie, con qualche ombra, dal fronte degli scambi commerciali con l’estero. I dati pubblicati ieri da Bankitalia offrono una conferma delle tendenze in atto ormai da alcuni anni, rafforzatesi dopo la pandemia:

  • Corre l’export e mostra segni di vivacità anche l’import. Il risultato finale è che a luglio la bilancia commerciale delle merci mostra un significativo surplus di 9 miliardi. Una cifra senza precedenti, nettamente superiore alla media del saldo di 5,7 miliardi registrata negli ultimi 24 mesi. A tale risultato concorrono le esportazioni attestate a 46 miliardi e le importazioni a 37 miliardi. Entrambe in crescita su giugno (+10% export e +3% import) e, dato ancor più rilevante, in crescita su luglio 2020 (+16% export e +23% import). Segno che la ripresa della domanda interna sta “tirando” anche le importazioni, seppure con relativo ritardo. Ma è l’export che è ripartito in modo davvero sostenuto e mette a segno ogni mese nuovi record.
  • Particolarmente significativo, considerata la stagione estiva, il dato degli scambi con l’estero relativo ai viaggi per motivi diverso da studio, cura o lavoro (le vacanze, in altre parole): a luglio siamo a 2,2 miliardi per la spesa degli stranieri in Italia e 0,9 miliardi per i viaggi degli italiani all’estero. Qui il dato conferma che il turismo internazionale versa ancora in profonda crisi: a luglio ’21 siamo ancora a -7% rispetto a luglio 2020 e -57% rispetto a luglio 2019. In uno dei mesi clou della stagione estiva non abbiamo recuperato nemmeno la metà dei flussi finanziari dei turisti stranieri precedenti al Covid. Troppi controlli e vincoli legati alle misure di contenimento della pandemia, hanno dissuaso i viaggiatori dal muoversi verso la nostra penisola. È di scarsa consolazione il fatto che anche i flussi finanziari relativi ai viaggi degli italiani all’estero siano molto indietro rispetto al passato (-57% rispetto al 2019), perché gli stranieri in Italia spendevano abitualmente più del doppio degli italiani all’estero. Conseguenza dei due andamenti è che il saldo di luglio 2019 (3,1 miliardi) si è ridotto a luglio di quest’anno a 1,3 miliardi. Numeri che si commentano da sé.
  • Sul fronte dei flussi finanziari si attenua e si riduce quasi a zero l’interesse degli italiani per gli strumenti finanziari (fondi d’investimento soprattutto) emessi all’estero e luglio è il secondo mese consecutivo che vede tornare l’interesse degli investitori stranieri per i nostri titoli pubblici (+9 miliardi, a cui si aggiungono gli 8 di giugno) ed altri titoli di debito privati. Significativa anche la raccolta delle nostre banche effettuata all’estero, con afflussi per 18 miliardi. Tutti questi flussi concorrono a diminuire per 29 miliardi il saldo Target2, cioè il saldo debitorio di Bankitalia presso la Bce che registra i flussi transfrontalieri di denaro tra banche commerciali, attraverso le rispettive banche centrali. Prima dell’euro, lo sbilancio di tali flussi avrebbe dovuto essere compensato attingendo alle riserve ufficiali, ovviamente limitate nel loro ammontare. Oggi non è più così e tale sbilancio di flussi resta segnato tra le attività o passività di ciascuna banca centrale ed è il termometro degli squilibri dell’eurozona. Questo mese la febbre è diminuita. Fino al prossimo deflusso di capitali, alimentato da italiani che investono all’estero o stranieri che disinvestono in Italia.

In conclusione, si consolida la forza dell’Italia sul fronte dei rapporti finanziari con l’estero, pur con il grande neo costituito dalla perdita dei rilevanti flussi finanziari del settore turistico. Nella Ue, solo la Germania può vantare simili risultati e la Francia mostra un rosso fisso da tempo.

Si tratta di prezioso fieno in cascina per fare fronte a tempi difficili che la natura strutturalmente difettosa dell’eurozona non mancherà di riservarci, come è regolarmente accaduto in coincidenza con tutte le crisi dal 2008 in poi.

 

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