Economia

Benvenuti a Roma centro, dove l’economia è ko

di

Casellati Papetee

A Roma, in pieno centro, attività ridotte o chiuse, strade semideserte in pieno giorno. Economia al collasso per l’assenza di turisti stranieri

 

C’era una volta il giornalismo d’inchiesta. Quella vera. Più esattamente, il giornalismo di strada, detto “da marciapiede”. Quello che se oggi si facesse ancora dimostrerebbe plasticamente, peraltro non con la fatica di allora, ma a pochi passi dai Palazzi della politica, che nella Roma del Covid e post Covid l’economia è a pezzi.

In pieno centro attività ridotte o chiuse, strade semideserte in pieno giorno. A Roma, emblema del resto dell’Italia. Non ci vuole un grande sforzo, basta una giornata in giro per la Capitale per aprire gli occhi e capire.

Uno può anche aver, nella propria piccola carriera giornalistica, intervistato importanti leader politici e statisti. Ma se sei cresciuta in una “scuola” dove il giornalismo di strada era la giusta gavetta per poter poi accedere al Palazzo, sempre se avevi dimostrato di meritartelo, la formazione, l’occhio, la naturale curiosità del cronista “da marciapiede” poi ti resta per tutta la vita.

Altro che Università megagalattiche di giornalismo, dove però a volte si fa un po’ fatica a trovare, se non addirittura a riconoscere, le notizie che ti si squadernano sotto gli occhi. E così accade nella stessa giornata, per caso, di vedere al solito la zona di Via Veneto semideserta, e questo di venerdì, altre vie non lontane, ma egualmente molto centrali, nella stessa situazione.

Sono tutti andati in vacanza? Probabilmente no. “È lo smart working infinito, che magari qualcuno ora farà in spiaggia, scherzo eh, chissà. Così noi chiudiamo, i dipendenti vanno in cig già anticipata da noi, perché molti ancora non l’hanno presa o hanno preso solo quella di marzo… E le vie restano deserte, vero terreno fertile per chiunque, anche per chi non dovrebbe .. “, spiega così alla cronista il proprietario di un bar che una volta pullulava di clienti.

Un altro bar di un’altra zona ora chiude, per lo stesso motivo alle 14. Un altro ancora ha chiuso forse per sempre. E un negozio vicino teme che lo seguirà a ruota perché le attività erano collegate.

I turisti Usa non ci sono più, “qualche timido arrivo si incomincia a rivedere dalla Germania e dalla Francia, ma è ancora poca cosa”, dicono in un garage che ora ha anticipato gli orari di chiusura e non lavora più nel fine settimana. E siamo nel pieno centro di Roma.

La preoccupazione, la rabbia si respirano nell’aria, sono silenziose ma assordanti. Piccole, medie imprese che rischiano di andare per aria. Alcune già ci sono andate.

Uno di questi imprenditori sbotta: “Non lo tolleriamo più, così non è possibile andare avanti. Ma l’hanno capito questi signori del governo o ci vogliono vedere sul lastrico? Già la situazione era messa male prima, ora grandina sul bagnato. Ma noi non ci stiamo. Ad agosto scade lo stop ai licenziamenti. Ma a ottobre rischia di esplodere il caos”.

Ed è questo imprenditore persona di solito dai modi garbati. Uno che nei Palazzi della politica – mai cosi tanto percepiti abissalmente distanti da una realtà che eppure sta a due passi da loro – sarebbe definito, secondo un vecchio schemino politichese fatto a tavolino, un” moderato”.

A sera un paio di tassisti tornano a casa, con “40 euro di guadagno per l’intera giornata ed oggi è venerdì, ovvero l’inizio del fine settimana quando guadagnavamo il triplo”. Un altro: “Ormai siamo costretti a lavorare solo tre giorni a settimana, non c’è gente, è ancora tutto bloccato. Rovinati? Ma siamo già da tempo rovinati”.

Alcuni flash dalla realtà. A due passi dai Palazzi della politica. La frequentano, la vedono questa realtà? È sotto i loro occhi.

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