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Pnrr

Perché serve agire sul cuneo fiscale

L'intervento di Alessandra Servidori, docente di politiche del lavoro, componente il Consiglio d’indirizzo per l’attività programmatica in materia di coordinamento della politica economica presso la presidenza del Consiglio

La discussione delle ultime riunioni avvenuta nel board della Banca europea – presente fra l’altro Fabio Panetta, italiano, che insieme agli altri 5 componenti ha partecipato alle riunioni e condiviso il percorso – forse sarebbe stata attenuata dal rigoroso silenzio dei blog della presidente, che per far fronte all’assalto dell’ala rigorista avrebbe dovuto esimersi dall’annunciare che a luglio i tassi di interesse sarebbero aumentati progressivamente di piccoli 0,5% per poi gonfiarsi successivamente.

Ebbene sì, la manovra draghiana del QE, cioè del comprare le nostre (e di altri paesi europei) obbligazioni governative è finita e con lei lo scudo anti-spread (differenza di rendimento tra i nostri BTP e i BUND tedeschi sempre più forte), mettendo l’Italia sempre più indebitata (noi siamo al 150% del debito pubblico) in una situazione drammatica dove la stabilità finanziaria è a rischio e la stabilità dei prezzi anche.

Ricordiamo che il compito della BCE è di tenere l’inflazione entro il 2% e tenere in equilibrio il più possibile la politica monetaria nell’area euro, oggi molto frammentata. Oggi l’Italia è messa male: lo spread è a 234 punti, quello francese a 62, lo spagnolo a 130, il portoghese 126, il cipriota 165 e il greco 288. Noi siamo consapevoli che lo spread nostro è dovuto anche alla politica dei bonus, delle riforme non fatte a causa di una maggioranza litigiosa e innaturale? Di riforme sbagliate come quota 100, il reddito di cittadinanza, il flop delle politiche di una Anpal depredata ostaggio ancora oggi di inutili navigator? Che noi siamo stati miracolati fino ad oggi dalle attenzioni della Ue nei nostri confronti con le risorse del Pnrr per intervento di Mario Draghi?

Fino ad oggi la BCE si è accollata una enormità di titoli deteriorati nostri, sì o no? Noi non siamo ora in grado, essendo fragilissimi, di far prevalere le nostre convenienze se pur in una unione sarebbe legittimo. La Ue sta cercando di costruire le condizioni per una politica monetaria comune fondamentale per la moneta unica, che controlla l’inflazione senza finanziare uno stato che continua a spendere senza le riforme e senza modificare le imposte: il maggiore disavanzo non fa salire i tassi di interesse, anzi genera inflazione e debito pubblico.

La BCE ha cominciato e comprato dal 2015 i titoli deteriorati e non è politica monetaria questa, è solo finanziamento di alcuni Stati. Quindi basta sostenere i disavanzi pubblici creando moneta. Ora aspettiamo e cerchiamo di capire concretamente come si creerà lo scudo anti-spread: noi dobbiamo riprendere la strada delle riforme strutturali, la BCE non può più essere condiscendente rispetto alla spesa corrente aumentata (bonus) piuttosto che gli investimenti pubblici, e soprattutto basta scostamenti di bilanci troppi disinvolti: noi fino ad ora siamo stati miracolati perché destinatari di facilitazioni.

Ora basta, bisogna tagliare le tasse e sicuramente mettere più soldi nelle tasche dei e delle lavoratrici. Il cuneo fiscale nostrano è fatto di Irpef, Inps, gli istituti contrattuali ovvero fondo pensioni integrativi, Tfr, ferie, e se si taglia quali spese tagliare dalla busta paga che poi dovrebbe essere in collo al bilancio pubblico? Bisogna agevolare le imprese virtuose che investono poi in tecnologia e formazione e premiare le imprese e i lavoratori produttivi legando il taglio del cuneo fiscale con l’aumento di produttività, e soprattutto la tassazione va ridotta agevolando la contrattazione decentrata premiandola. Salario minimo? No, grazie. Sbagliatissimo poi pensare di unificarlo al reddito di cittadinanza.

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