Economia

Bce, le parole di Draghi, i nuovi scenari sul Qe e le attese del governo

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Che cosa ha detto Mario Draghi, presidente della Bce, tra fatti, prime reazioni e auspici

Il presidente della Bce ha prospettato una ripresa dell’inflazione più lenta. E se anche le condizioni di liquidità dovessero inasprirsi, il percorso atteso sui tassi di interesse potrebbe essere rivisto. Senza citare direttamente l’Italia, ma il riferimento è chiaro, ha detto che i paesi ad alto debito non dovrebbero aumentarlo ulteriormente e che tutti i paesi dovrebbero rispettare le regole dell’Ue.

Sono gli elementi essenziali di quello che ha detto oggi il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA DETTO DAVVERO DRAGHI SU INFLAZIONE E BCE

In caso di un calo della liquidità o di un peggioramento dell’outlook dell’inflazione vi potrebbe essere «un aggiustamento del percorso previsto per l’aumento dei tassi». Lo ha detto Mario Draghi nel corso di un intervento allo European Banking Congress a Francoforte. «La natura di questa forward guidance è dipendente dagli sviluppi economici e pertanto agisce come uno stabilizzatore automatico. Se le condizioni finanziarie o monetarie dovessero diventare indebitamente più restrittive o se l’outlook dell’inflazione dovesse peggiorare, la nostra “reaction function” sarebbe ben definita. Questo a sua volta dovrebbe essere riflesso in un aggiustamento del percorso previsto per l’aumento dei tassi di interesse».

IL LEGAME TRA PREZZI E QE

Il mandato della Bce è di perseguire la “stabilità dei prezzi”, prevista dallo Statuto della Banca centrale e dai trattati europei. Questa “stabilità” è quantificata in un’inflazione inferiore, ma vicina, al 2% sul medio periodo (cercando di evitare eccessi sia al rialzo sia al ribasso). Gli stimoli restano necessari a garantire la convergenza del caro vita ai livelli auspicati e verranno assicurati dal quantitative easing e dal mantenimento di un orientamento espansivo sui tassi, che attualmente vede la Bce impegnarsi a non aumentarli prima dell’estate 2019.

LE PAROLE RIFERITE INDIRETTAMENTE ALL’ITALIA

“La mancanza di un consolidamento fiscale nei paesi con alto debito pubblico aumenta la loro vulnerabilità agli shock, sia che questi siano prodotti autonomamente mettendo in questione le regole dell’architettura dell’Unione Europea che siano importanti attraverso un contagio finanziario”, ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, nel corso del suo intervento all’European Banking Congress a Francoforte.

IL DOSSIER SPREAD

Sino ad ora l’aumento degli spread è stato in larga misura “limitato al primo caso e il contagio fra paesi è stato modesto”, ha aggiunto, osservando, però, che “questi sviluppi si traducono in condizioni più restrittive per i finanziamenti bancari all’economia reale. A oggi, sebbene un qualche riprezzamento al rialzo dei prestiti bancari si sia verificato laddove l’aumento degli spread è stato più significativo, nel complesso i costi complessivi dei finanziamenti bancari rimangono vicini ai minimi storici nella maggior parte dei paesi, grazie a una base di depositi stabili”.

LO SCENARIO DOPO LE PAROLE DELLA BCE

Il mandato della Bce è di perseguire la “stabilità dei prezzi”, prevista dallo Statuto della Banca centrale e dai trattati europei. Questa “stabilità” è quantificata in un’inflazione inferiore, ma vicina, al 2% sul medio periodo (cercando di evitare eccessi sia al rialzo sia al ribasso). Gli stimoli restano necessari a garantire la convergenza del caro vita ai livelli auspicati e verranno assicurati dal quantitative easing e dal mantenimento di un orientamento espansivo sui tassi, che attualmente vede la Bce impegnarsi a non aumentarli prima dell’estate 2019.

LE PRIME REAZIONI DA PARTE DI M5S E LEGA

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