Economia

Bcc, le mire di Lega e M5s, le novità per Iccrea e Ccb, le spinte delle Bcc toscane (renziane?)

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Bcc ccb

Che cosa bolle e ribolle in Parlamento sulle Bcc? Quali novità attendono Iccrea e Cassa centrale banca. Fatti, nomi, indiscrezioni, commenti e scenari

Si accolgono richieste delle Bcc del Trentino, e si accontenta anche la Svp che ha voti magari utili alla maggioranza M5S-Lega.

Si strizza l’occhio a settori delle Bcc toscane (in odore di renzismo o ex renzismo?) per alcuni aspetti tecnici.

Si cerca di evitare a Bcc piccole e in difficoltà, soprattutto nel Sud, la Vigilanza della Bce su Iccrea e Cassa centrale banca.

Sono questi i veri fini politici e sistemici delle mosse della Lega e del Movimento 5 Stelle sulle banche di credito cooperativo.

Resta da vedere, ora, se e quanti di questi obiettivi saranno davvero centrati o messi per iscritto negli emendamenti in cantiere al decreto fiscale.

Ma andiamo con ordine.

Lega e M5S, in nome dell’importanza del territorio e della mutualità, vogliono rottamare la riforma del credito cooperativo che il governo Renzi ha varato pochi anni fa e che gli stessi giallo-verdi hanno controriformato poco più di un mese fa.

A riaccendere i fari sulle Bcc è stato ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, convocando a Palazzo Chigi i presidenti delle commissioni Finanze di Camera e Senato, rispettivamente Carla Ruocco (M5S) e Alberto Bagnai (Lega).

L’intento è quello di avviare un confronto tra le forze di maggioranza, da estendere anche alle opposizioni, sui numerosi emendamenti depositati a Palazzo Madama al decreto legge fiscale.

Secondo la Lega occorre “un’ulteriore riflessione su come tutelare il carattere di mutualità e di territorialità del credito cooperativo alla luce degli sviluppi della riforma delle Bcc, proseguendo sulla strada già intrapresa con l’intervento effettuato nel decreto Milleproroghe – che aveva riscontrato generale apprezzamento nel settore – e tutelando la stabilità dei gruppi costituendi”.

Proprio la Lega, infatti, ha preparato interventi sulle Bcc con una serie di emendamenti al decreto fiscale, in questi giorni all’esame della Commissione Finanze del Senato. Le proposte di modifica, a prima firma di Alberto Bagnai, economista di punta del Carroccio e presidente della Commissione, sembrerebbe l’obbligo di entrare in una holding per gli istituti di credito cooperativo. O meglio, lo mantengono solo per determinati parametri nei quali non rientra attualmente alcuna Bcc.

La riforma Renzi-Boschi obbligava invece gli istituti a mettersi sotto l’ombrello di una capogruppo, che deve essere una società per azioni (spa) con un patrimonio di almeno un miliardo di euro. Le banche di credito cooperativo che non vogliono aderire al gruppo unico, sempre secondo le linee guida dei governi Renzi e Gentiloni, devono comunque diventare spa, avere riserve per almeno 200 milioni e versare un’imposta del 20% sulle riserve stesse. Di fatto solo la toscana Cambiano ha esercitato la way out.

Ma cosa prevedono le novità che M5s e Lega vorrebbero introdurre? Tra quelle presentate da Bagnai spicca la modifica che elimina nei fatti l’obbligo di adesione delle Bcc ai gruppi unici, uno dei cardini della riforma “Renzi”.

L’emendamento (20.0.4) prevede l’obbligo solo per le banche che abbiano, tra le altre cose, un patrimonio netto inferiore a 100 milioni di euro, Cet1 inferiore all’8% o a diverso limite indicato da Banca d’Italia e un’incidenza degli Npl superiore al 15 per cento. Parametri sotto i quali nessuna delle Bcc sembra oggi posizionarsi.

La Commissione è così al lavoro per l’esame degli emendamenti, operazione che andrà avanti nei prossimi giorni fino all’inizio della prossima settimana. Il testo è atteso in Aula il 21-22 novembre.

C’è poi l’aspetto che riguarda i controlli delle Bcc. L’ipotesi più probabile è quella di limitare al solo Trentino Alto Adige l’opzione di costituire sistemi “di tutela istituzionale” fra banche (Isp , ul modello tedesco) in alternativa ai gruppi unici (Iccrea, Cassa centrale banca e Raiffeisen) che sono vigilati dalla Bce.

Secondo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro (M5S), le proposte in Senato prevedono “per le Bcc della nostra Regione la facoltà di adottare sistemi di tutela istituzionale, in alternativa all’obbligo di costituire l’holding previsto dalla riforma delle Bcc proposta dal governo Renzi”.

Va ricordato, però, che durante la predisposizione della riforma questi Isp erano stati giudicati non sufficienti dalla Banca d’Italia per fare fronte ai problemi del settore ed eventuali situazioni di emergenza.

Oltre al governatore Ignazio Visco, anche la Bce e, da ultimo il Fmi, hanno più volte spinto a portare a termine la costituzione dei gruppi.

Ma come stanno vivendo i due maggiori gruppi del settore le mosse della maggioranza di governo?

L’abolizione dell’obbligo di adesione, di sicuro, coglie in contropiede i due maggiori gruppi in via di costituzione: “Cassa centrale banca, il gruppo che ha sede a Trento, ha già avviato il ciclo di assemblee per la modifica dello statuto e il processo di adesione: 27 banche su 87 hanno già tenuto i meeting, le altre avevano previsto di completare l’iter entro la fine del mese. Iccrea, la capogruppo con sede a Roma, è in procinto di avviare la sessione: le assemblee sono previste a dicembre, entro la prima metà del mese”, ha scritto oggi Il Sole 24 Ore: “Nel caso di Iccrea potrebbe aprirsi un vulnus alla stabilità del sistema non irrilevante: ci sono almeno 15 banche molte vicine alla necessità di un commissariamento”, ha aggiunto il Sole 24 Ore.

Un banchiere al corrente del dossier mette in rilievo un aspetto sistemico a Start Magazine: “Mi pare evidente la finalità che sta dietro a queste modifiche: ossia favorire le Raiffeisen, mettere in difficoltà Cassa Centrale Banca per costringerla a fare il gruppo provinciale “allargato” e, conseguentemente, far confluire tutte le altre Bcc nel gruppo unico di Iccrea”.

Ma ci sono altri aspetti, più politici. Uno lo evidenzia oggi il Fatto Quotidiano. Un emendamento affida alle federazioni locali il compito di vigilare che le holding rispettino i principi mutualistici. “Una norma cara a Federcasse, cioè a Iccrea e in particolar modo alla federazione della Toscana, terra di Matteo Renzi. Non a caso, ha aggiunto il Fatto, ieri il governo ha auspicato una proposta finale “condivisa con le opposizioni”, cioè col Pd”, ha scritto il Fatto.

“Le Bcc toscane e in particolare Chiantibanca – dice a Start Magazine un banchiere che segue il dossier – si stanno adoperando da tempo per far saltare i Gbc e puntare sugli Ips”.

Non è un caso che due giorni fa Davide Menetti, direttore generale del Banco Fiorentino all’edizione di Firenze del quotidiano Repubblica ha detto: “Il sistema delle garanzie incrociate tra banche del credito cooperativo, integrato da una task force comune di intervento sulla governance di quelle in malagestio, è un’alternativa interessante alla creazione del gruppo bancario unico. Penso che la correzione proposta in Parlamento andrà in porto e lo spero”.

In Toscana, Menetti non è l’unico banchiere del credito cooperativo a sperarlo.

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