Economia

Bcc, ecco perché i sindacati pizzicano Ccb

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Bcc ccb

Tutti i sommovimenti all’interno delle due capogruppo del credito cooperativo. Le ultime mosse di Cassa Centrale Banca (Ccb) e il faro puntato delle organizzazioni sindacali

La costituzione della capogruppo Cassa Centrale Banca (Ccb) non risolve tutti i problemi delle banche di credito cooperativo che devono fare i conti anche con questo processo di integrazione. E i sindacati accendono un faro. Senza dimenticare i banchi di prova che attendono il credito cooperativo, reduce dalla riforma del 2016 – parzialmente modificata due anni dopo – che ha portato alla nascita di due grandi gruppi, Iccrea e Cassa Centrale Banca.

Stiamo parlando del comprehensive assessment della Bce per verificare il buono stato di forma di questi istituti di credito che sono anche alle prese con il problema delle banche significant per cui rientrano nel gruppo dei grandi istituti sottoposti al Meccanismo di vigilanza unico che fa capo all’Eurotower.

Da non dimenticare che nel frattempo Ccb è stata protagonista del salvataggio di Carige di cui è diventata il secondo azionista con l’8,34% delle quote e l’opzione di scalzare il primo, il Fondo interbancario di tutela dei depositi (79,99%), entro i prossimi due anni.

LE CRITICHE DELLA FABI

Il sindacato guidato da Lando Sileoni nei giorni scorsi ha parlato di presentazione del piano strategico, di impatti occupazionali con le chiusure degli sportelli e di “un atteggiamento dei vertici di Cassa Centrale nelle relazioni sindacali poco incline alla condivisione e alla risoluzione delle problematiche interne dei vari istituti facenti parte del gruppo”  con i componenti del coordinamento Fabi gruppo Cassa Centrale Banca alla presenza del segretario nazionale Fabi, Giuliano Xausa, e del responsabile del dipartimento welfare Vincenzo Saporito, durante l’approfondimento del Fondo di Solidarietà per il Sostegno al Reddito, ammortizzatore sociale del settore cooperativo indispensabile per la gestione delle fasi di ristrutturazione della banca.

“Siamo pronti ad affrontare le sfide che come gruppo ci attendono ma non altrettanto sembra per la controparte dove si registra uno scollamento totale tra capogruppo e singole Bcc e dove il sindacato sembra essere visto esclusivamente come un problema” ha detto Xausa sottolineando che “per quanto concerne l’atteso piano industriale, non faremo concessioni soprattutto in termini di occupazione, di mobilità e di salvaguardia delle professionalità”.

Secondo Domenico Mazzucchi, coordinatore Fabi del gruppo Ccb, “la riforma del Credito cooperativo e la costituzione dei gruppi ha cambiato il Dna del settore equiparando le Bcc ai grandi gruppi. La tutela degli interessi dei lavoratori in questo contesto è davvero complicata – ha continuato -: la capogruppo non può sottrarsi a svolgere il suo ruolo che deve essere, ricordiamolo, quello di garantire che le bcc rimangano banche di comunità”.

L’ACCORDO CON I SINDACATI PER COSTITUIRE LA SOCIETA’ ALLITUDE

Nelle scorse settimane, le organizzazioni sindacali si sono occupate della costituzione di Allitude che dal 1 gennaio 2020 ha portato all’integrazione delle società di information technology del Gruppo Cassa Centrale Banca in un unico polo con 640 dipendenti in tutto il territorio nazionale che avranno il ccnl del credito cooperativo. Peraltro Allitude servirà 150 banche, uscendo dal perimetro di Gruppo con clienti anche tra Popolari, Spa e Casse di Risparmio.

In una nota congiunta di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Sincra Ugl e Uilca Uil si ricorda che l’ipotesi di accordo deve ora passare al vaglio delle assemblee dei lavoratori interessati. “Il confronto è stato teso e aspro e, in più occasioni, si è sfiorata la rottura anche per le pregiudiziali poste al tavolo da Ccb e da noi considerate irricevibili – si legge nel comunicato -. Alla fine l’importanza del progetto e la valenza strategica per tutto il gruppo Ccb hanno permesso di trovare un accordo che possa consentire l’avvio della nuova società con delle fondamentali garanzie a favore dei lavoratori interessati”.

Nella nota congiunta, inoltre, i sindacati evidenziavano che da gennaio sarebbe stato “avviato un tavolo di confronto sulla riorganizzazione aziendale, sui nuovi profili professionali e relativi inquadramenti e sulla formazione professionale” così da definire anche “il nuovo testo del contratto integrativo e il premio di risultato dell’anno 2019 da erogare nel 2020”.

LA PROSSIMA TAPPA DELLA VALUTAZIONE DELLA BCE

Come si diceva, per Ccb – e anche per Iccrea – è tempo di valutazione da parte di Francoforte: secondo indiscrezioni raccolte da Milano Finanza, per i due gruppi sarebbe arrivato il momento del primo esame importante ovvero il comprehensive assessment della Banca centrale europea che punta a certificarne l’effettivo stato di salute.

L’iter di questa valutazione approfondita si dovrebbe concludere a luglio secondo una “tabella di marcia scandita dal meticoloso manuale recentemente aggiornato dalla Bce che disciplina per passo per passo il processo di analisi”.

Per entrambi i gruppi, evidenzia il quotidiano finanziario del gruppo Class, si tratta di una prima volta perché Iccrea nel 2014 ha svolto un primo comprehensive assessment ma solo relativamente alla banca di secondo livello mentre Ccb ha assunto una dimensione rilevante per la Vigilanza solo nel 2019.

IL PROBLEMA DELLE BCC SIGNIFICANT

In tale contesto già piuttosto denso di questioni occorre ricordare un problema non da poco che coinvolge le 227 Bcc che sono state obbligate dalla riforma a confluire in Iccrea e Ccb. Con questa operazione, infatti, le banche di credito cooperativo sono diventate significant – ossia significative sotto il profilo del rischio – e rientrano nel gruppo dei grandi istituti sottoposti al Meccanismo di vigilanza unico che fa capo all’Eurotower. Il paradosso però, spiegano a Start Magazine gli addetti ai lavori, è che le Bcc sono considerate significant soltanto a causa dell’adesione ad un gruppo bancario cooperativo e questo comporta che una piccola Bcc con anche solo quattro o cinque sportelli venga assoggettata alle stesse regole previste per i colossi bancari europei, con tutto quello che ne consegue in termini di possibilità di (non) finanziare pmi, artigiani e famiglie.

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