Economia

Bcc, cosa resta da fare per Iccrea e Ccb?

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L’intervento di Marco Bindelli, vice presidente e consigliere delegato ai rapporti con il credito cooperativo e le capogruppo del Banco Marchigiano-Credito Cooperativo

Ieri su Twitter il senatore Alberto Bagnai, presidente della commissione Finanze del Senato, ha riportato l’estratto di StartMag del mio intervento pubblicato mercoledì 12 giugno dal Fatto Quotidiano sui paradossi della regolamentazione bancaria europea che favorisce le grandi banche e penalizza quelle minori, specie le Bcc in conseguenza della partenza dei gruppi bancari cooperativi.

Poco dopo Bagnai ha twittato la lettera-manifesto dello scorso giugno predisposta da Federcasse, Confcooperative, dalle due attuali capogruppo dei gruppi bancari cooperativi nazionali (Iccrea Banca e Cassa Centrale Banca) e da Cassa Centrale Raiffeisen (all’epoca candidata a capogruppo del gruppo bancario cooperativo provinciale e che, grazie alle modifiche apportate dall’attuale maggioranza politica, è stata messa da parte per la costituzione dell’Ips, Institutional protection scheme) con la quale si chiedeva di non sospendere la riforma delle Bcc.

Con il secondo tweet il senatore ricordava inoltre che la Lega aveva chiesto una moratoria della riforma delle Bcc proprio per approfondire gli aspetti della regolamentazione bancaria e che ora è inutile lamentarsi dell’Europa.

Nonostante la banca che rappresento (all’epoca denominata Bcc di Civitanova Marche e Montecosaro) fu promotrice insieme a gran parte delle Bcc/Cr aderenti alla trentina Cassa Centrale Banca di una successiva lettera-manifesto dal medesimo contenuto contro la sospensione della riforma pubblicata sulle principali testate nazionali e locali, non credo che la critica di Bagnai fosse rivolta al sottoscritto dal momento che non ho mai fatto parte di nessun organo amministrativo o di controllo delle società/enti di cui alla lettera-manifesto oggetto del tweet. E soprattutto, già all’epoca lamentai, anche direttamente alla Lega e a tutti i componenti della VI Commissione Finanze di Camera e Senato, oltre che pubblicamente, la necessità di rivedere la regolamentazione bancaria europea, anche sui rischi dell’Asset quality Review (Aqr), pur sostenendo nel contempo la necessità di portare avanti la riforma delle Bcc, magari migliorandola o integrandola, ad esempio estendendo le norme sul gruppo IVA anche ai gruppi cooperativi, come poi avvenuto anche grazie alla Lega.

Aggiungo che sono ancora più convinto che gli Ips non funzionano per Bcc e Cr trentine perché presentano caratteristiche e problematiche di solidità completamente diverse dalle Raiffeisenkassen della provincia di Bolzano e, soprattuto, sono sicuro che la legge di riforma, specie con le migliorie apportate dall’attuale maggioranza parlamentare (per la quale anzi auspico che ve ne possano essere delle ulteriori), possa avere grandi possibilità di successo non appena le capogruppo attueranno concretamente i contratti di coesione ed il Ministero dello sviluppo economico (Mise) emanerà il decreto (il cui termine è scaduto lo scorso marzo) che fissa ruolo e funzioni delle capogruppo coerenti con le finalità mutualistiche del gruppo. Peraltro non è nemmeno escluso che l’Ips, a seconda di come sarà strutturato, non venga, da parte della Banca centrale europea, assimilato al gruppo ai fini del Meccanismo di vigilanza unico (Mvu), facendo quindi scattare le medesime problematiche viste per le Bcc confluite nei due gruppi bancari cooperativi nazionali.

D’altronde, come evidenziato dal Corriere del Trentino di ieri (15 giugno), che pure in caso di Ips ci sia bisogno di una rivisitazione della regolamentazione bancaria europea, lo hanno detto le stesse Raiffeisenkassen in occasione della nascita del “Raiffeisen Südtirol IPS”. Questo il virgolettato dei politici altoatesini dopo aver ringraziato pubblicamente il sen. Bagnai per la disponibilità e collaborazione ed aver brindato per la partenza dell’Ips: “Credo che il prossimo passo da fare sia di alleggerire le piccole banche dall’eccesso di vincoli, soprattutto europei”.

Credo quindi che lamentarsi (anche ora) dell’Europa non sia affatto inutile e che Bagnai potrà essere ancora una volta proficuo per il credito cooperativo, magari intervenendo anche sull’art. 70 del Meccanismo di vigilanza unico (Mvu).

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