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Banco Bpm

Banco Bpm non sbanca tra i sindacati

Divisioni tra sindacati dei bancari sul piano assunzioni di Banco Bpm. Fatti, numeri e polemiche.

Sindacati divisi in casa Banco Bpm. Motivo del contendere le 800 assunzioni proposte dall’istituto di credito a fronte delle 1.600 uscite volontarie: una cifra bocciata dai confederali (First Cisl, Fisac Cgil e Uilca Uil) che il 27 giugno hanno abbandonato il tavolo di trattativa. Al quale invece sono rimaste Fabi e Unisin.

NODI E NUMERI DI BANCO BPM

Come dichiarato nel Piano industriale 2023-2026, approvato lo scorso dicembre, la banca guidata da Giuseppe Castagna (nella foto) ha proposto 1.600 esodi incentivati e 800 nuove assunzioni che però alle tre sigle confederali non sembrano sufficienti. Secondo dati Fabi sugli accordi sindacali citati dalla Stampa, dal 2019 a oggi sono 27.831 (dei quali 10.820 in Intesa Sanpaolo e 6.400 in Unicredit) gli accordi firmati sugli esodi nel settore bancario e il numero dei dipendenti è sceso da 282.130 al 31 dicembre 2019 a 262.250 a fine 2023.

LA POSIZIONE DI BANCO BPM

“Banco Bpm andrà avanti con quanto dichiarato nel piano industriale, con o senza accordi sindacali” ha scritto lunedì il gruppo in una comunicazione ai dipendenti rilanciata dalle agenzie di stampa. E ancora: “Il numero di uscite (pre pensionamenti) già dichiarato in diverse occasioni è quello di 2 a 1 ed è pienamente compatibile con quanto definito nel piano industriale e consente di assumere un numero consistente di giovani (circa 800), garantendo un importante ricambio generazionale e manageriale”. Banco Bpm ha evidenziato che “il nostro approccio sul tema oggetto delle trattative sindacali in atto è propositivo e finalizzato a far fronte alle numerose richieste volontarie di colleghe e colleghi (oltre 500) che hanno richiesto l’accesso al piano di pensionamento incentivato. Inoltre, ci consente di poter assecondare le eventuali richieste di oltre 2mila persone, a quanto ci risulta già per la maggior parte interessate, che potrebbero aver accesso a un fondo di solidarietà”. Secondo il gruppo bancario è “dannosa e inusuale la scelta di abbandonare il tavolo perché nel mese di luglio avremmo dovuto affrontare, con le organizzazioni sindacali, altre tematiche, molto rilevanti per il futuro delle nostre colleghe e colleghi, tra cui il premio aziendale e gli inquadramenti per le nuove figure professionali”.

LA POSIZIONE DI FISAC, FIRST E UILCA

In un comunicato congiunto diffuso da Fisac Cgil, First Cisl e Uilca Uil non ci stanno e accusano: “Questa azienda pretende di comunicare direttamente ai mercati, senza trattare coi sindacati. Questa azienda narra ai colleghi, sul proprio portale, la sua magnifica favola di successi e di magnanimità, e trascura di dire la verità, con il silenzio colpevole di altre sigle, che anzi le fanno da megafono”, il riferimento è ai sindacati Fabi e Unisin.

Per le sigle confederali “gli accordi sindacali da sempre servono a gestire le ricadute dei piani industriali su lavoratrici e lavoratori e noi ribadiamo che non siamo disponibili a lasciare scaricare su di loro, come l’azienda pretenderebbe di fare, ulteriori carenze di organico, maggiori carichi di lavoro e peggioramento di benessere lavorativo, soprattutto perché si tratta di una azienda in grande salute (come ama dire l’ad Castagna)”. Peraltro, rilevano i sindacati confederali, si tratta di “un’azienda che è ben lontana da uno stato di crisi e che quindi non ha bisogno di altri sacrifici né ha bisogno di ulteriori tagli di personale e di spremere ulteriormente le persone che vi lavorano”.

Banco Bpm avrebbe dunque “un comportamento aziendale inspiegabile e irresponsabile, che in assenza di segnali positivi e contrari dovremo valutare con obiettività per tutte le eventuali iniziative di tutela”.

Subito dopo la rottura delle trattative, Fisac Cgil, First Cisl e Uilca Uil hanno ritenuto “inammissibile e gravemente lesivo delle relazioni sindacali all’interno del Gruppo che l’Azienda abbia violato le regole di relazioni industriali proseguendo il confronto” senza di loro ribadendo di non voler “avallare l’attuazione del Piano Industriale” comunicato da Banco Bpm ai mercati.

LA POSIZIONE DI UNISIN E FABI

Sulla questione non si registrano prese di posizione da parte della Fabi mentre l’Unisin due giorni fa ha commentato quanto accaduto al tavolo il 27 giugno scorso evidenziando che “i motivi che hanno portato alla rottura del tavolo, addotti da First, Fisac e Uilca sono del tutto pretestuosi” e che “la situazione che si è attualmente creata” non per colpa della Fabi né di Unisin “è potenzialmente dannosa e rende assai più difficile portare avanti un confronto costruttivo volto a ricercare accordi soddisfacenti nell’interesse dei lavoratori”.

Però, ha proseguito l’organizzazione sindacale, “non tralasceremo ogni possibilità di trovare soluzioni che vadano incontro alle legittime aspettative di tutti i colleghi, sia per garantire a chi rimane eque condizioni di lavoro, il giusto ricambio generazionale e adeguati percorsi di crescita, sia per permettere a chi lo desidera di accedere a forme di esodo, anticipato o incentivato, nell’alveo delle regole e delle garanzie che gli accordi collettivi possono riconoscere”.

A prendere di fatto le difese di Fabi e Unisin è stato il quotidiano Mf/Milano Finanza – sempre attento alle posizioni del sindacato guidato da Lando Maria Sileoni – con un commento così titolato: “Banco Bpm, autogol dei sindacati confederali”.

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