Economia

Banco Bpm e Unicredit, ecco gli inghippi sul caso Diamanti

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Tutte le ultime novità e gli ultimi subbugli per Banco Bpm e Unicredit sulla truffa dei Diamanti. Fatti, numeri, commenti e approfondimenti

CHE COSA STA ESCOGITANDO BANCO BPM SUL CASO DIAMANTI

Il caso diamanti venduti allo sportello degli istituti di credito sta facendo un passo avanti. Ieri il gruppo Banco Bpm, che ha visto andarsene tre dirigenti apicali per la questione delle pietre collocate agli investitori retail, ha deciso di fare un passo in direzione di una risoluzione con i clienti. E, considerato il fatto che le domande di ammissione al passivo di Intermarket Diamond Business, la società che intermediava i diamanti per conto delle banche, inizieranno a essere esaminate dal tribunale non prima del 5 novembre 2019, offre una scorciatoia. Secondo stime di Aduc si tratta di 19mila richieste.

ECCO LE ULTIME MOSSE DEL BANCO BPM PER APPIANARE LA TRUFFA DIAMANTI

Il gruppo guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna ha messo a punto un processo per velocizzare le transazioni con i clienti che, avendo acquistato diamanti da Idb, li hanno ancora in custodia nei caveau gestiti dalla società fallita. L’offerta di Banco Bpm, che diventerà operativa entro fine mese, permetterà di sottoscrivere transazioni in anticipo rispetto ai tempi necessari al fallimento di Idb per la restituzione delle pietre ai legittimi proprietari e di ricevere in maniera celere il rimborso definito.

TUTTI I DETTAGLI SU DIAMANTI VERI E PROPRI NPL

Significa che chi accetta la proposta non dovrà aspettare di avere la certificazione del tribunale di essere proprietario di una o più pietre effettivamente collocate nel caveau, basta aver presentato la domanda. A quel punto la banca concorda, caso per caso, la cifra da restituire, tenendo fermo il fatto che la pietra verrà poi consegnata dal tribunale al cliente. Banco Bpm non vuole farsi carico di altri Npl. L’istituto lombardo metterà poi a disposizione un servizio gratuito di customer care (con il supporto di uno studio legale) per assistere i clienti nella compilazione e invio delle istanze di restituzione delle pietre al curatore fallimentare.

L’INDAGINE DELLA MAGISTRATURA

Questa decisione è legata alla vicenda dei diamanti venduti nelle filiali del gruppo, che ha portato la Procura di Milano ad avviare a inizio anno un’indagine e la decisione di un sequestro preventivo di 700 milioni di euro a carico di Banco Bpm, Mps, Intesa Sanpaolo, Unicredit.

GLI ACCANTONAMENTI DEL BANCO BPM

Il gruppo guidato dall’amministratore delegato, Giuseppe Castagna, ha accantonato già in bilancio 300 milioni di euro nel quarto trimestre del 2018 per questa ragione. Intanto la banca milanese, che in realtà sta lavorando alla soluzione del caso diamanti da almeno un anno e mezzo, ha già chiuso accordi stragiudiziali con 4000 clienti che avevano acquistato le pietre considerate beni di investimento.

TUTTI I SUBBUGLI AI VERTICI DEL BANCO BPM

All’inizio di maggio, il consiglio di amministrazione ha infatti preso atto delle dimissioni del direttore generale del gruppo, Maurizio Faroni. Inoltre il board ha deliberato la risoluzione del rapporto di lavoro dell’ex responsabile Pianificazione e Marketing Retail, Pietro Gaspardo e ha preso atto delle dimissioni dell’ex responsabile del settore Compliance, Angelo Lo Giudice, per pensionamento a partire dallo scorso primo maggio. Tutti e tre i manager sono di estrazione veronese e legati all’ex Banco Popolare. E’ possibile che i tre manager non verranno sostituiti a breve.

ECCO I NODI IRRISOLTI

Resta il nodo della transazione e di chi si tiene i diamanti. Giuseppe D’Orta, responsabile nazionale Aduc, spiega a milanofinanza.it che l’offerta di Banco Bpm è ancora bassa, “le somme si aggirano intorno al 40-45% del capitale investito, lasciando i diamanti al cliente”. E poi mette in chiaro perché i diamanti, al pari degli immobili dopo il crack del 2008, sono diventati Npl: “Le pietre non hanno il valore da essi unilateralmente attribuito. Ma pur laddove avessero questo valore, la difficoltà sta poi nel collocarle nel breve e medio termine giacché il mercato è saturo e trovare chi riconosce questo valore in una vendita oggi è difficile; senza parlare del fatto che questi diamanti, in attesa di essere venduti, devono essere custoditi con ulteriori spese”. Dopo anni di difficili piani di derisking e la cessione di pacchetti di Npl a sconto per miliardi di euro, ora Banco Bpm resta fermo nel non voler aggiungere un altro capitolo di beni non performing.

CHE COSA NON VA ANCHE IN CASA DI UNICREDIT

Le associazioni dei consumatori hanno problemi anche con Unicredit: “Ci si trova dinanzi ad un accordo già confezionato, con la formula prendere o lasciare”, aggiunge D’Orta. “Questo accordo presenta due criticità. La prima: offrono il 100% dell’investimento iniziale a patto che si abbia già la disponibilità delle pietre e, in assenza di queste, tutto rimane verbale senza alcun impegno scritto futuro. Per chi invece ha già le pietre, la proposta subordina tutto alla valutazione delle stesse, ma non viene indicata una tempistica nè sui tempi per la valutazione, ne sui tempi per aver poi il versamento della somma all’epoca investita”. A questo si aggiunge la richiesta “di manleva e la rinuncia a qualunque azione civile e penale non solo nei confronti della banca e dei suoi dipendenti, ma anche del fallimento Idb”, spiega il portavoce di Aduc.

(estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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