Skip to content

crédit agricole

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

Banco Bpm, tutte le coccole fra Castagna e Brasseur (Crédit Agricole)

Parigi si schiera con Castagna e Tononi nel rinnovo del cda di Banco Bpm. La mossa del gruppo francese Credit Agricole si inserisce tra nuove regole di governance, tensioni sul golden power e scenari aperti nel risiko bancario italiano

 

Crédit Agricole scopre le carte sul futuro di Banco Bpm e lo fa con parole che non lasciano spazio a equivoci: pieno sostegno all’attuale vertice guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna e dal presidente Massimo Tononi. L’indicazione arriva direttamente dall’amministratore delegato di Crédit Agricole Italia, Hugues Brasseur (nella foto), che ieri ha spiegato come nel gruppo milanese “sia stato fatto un ottimo lavoro sullo sviluppo” e come i francesi credano “molto nel futuro di questa banca”.

Il messaggio è chiaro: la Banque Verte, pur preparando una propria lista di minoranza per il rinnovo del consiglio di amministrazione, non intende mettere in discussione il vertice della banca. Al contrario, la lista che Parigi dovrebbe depositare entro il 23 marzo sarà di fatto una lista di appoggio all’attuale management. Insomma, i francesi sono pronti a sostenere la conferma del ticket formato da Castagna e Tononi nel nuovo consiglio. Certo, è lecito pensare che obiettivo di Crédit Agricole sia in realtà esercitare un’influenza decisiva su Piazza Meda, come già rilevato nei giorni scorsi da Startmag.

Non a caso Brasseur ha richiamato le recenti parole dello stesso Castagna, che intervenendo al Teatro alla Scala aveva parlato di “dialogo con tutti gli azionisti” e di “ottimi rapporti con tutti”.

Una posizione che arriva alla vigilia di un passaggio assembleare delicato: il 16 aprile Banco Bpm rinnoverà il consiglio per la prima volta applicando le nuove regole introdotte dalla legge Capitali. In questo quadro, il peso di Crédit Agricole – ormai primo azionista relativo dell’istituto – potrebbe risultare decisivo.

IL PESO CRESCENTE DI CRÉDIT AGRICOLE NEL CAPITALE DI BANCO BPM

Il rafforzamento del ruolo dei francesi è il risultato di una strategia avviata da alcuni anni. Crédit Agricole è entrata nel capitale di Banco Bpm nel 2022 e negli ultimi mesi ha progressivamente aumentato la partecipazione fino a superare il 20% del capitale, con l’autorizzazione della Bce a salire fino al 30%.

L’investimento ha progressivamente trasformato Crédit Agricole nel socio di riferimento di Piazza Meda. L’obiettivo dichiarato è quello di qualificare la partecipazione come investimento stabile e di lungo periodo, rafforzando una partnership industriale già esistente tra i due gruppi bancari.

Il gruppo transalpino, d’altra parte, ha costruito negli ultimi due decenni una presenza molto significativa nel mercato italiano. Come riportato, tra gli altri, da Startmag, l’Italia è l’unico paese oltre alla Francia in cui Crédit Agricole è presente con tutte le linee di business: banca commerciale, credito al consumo, corporate and investment banking, asset management e assicurazioni. Il gruppo conta nel paese oltre 2,8 milioni di clienti, circa 1.200 punti vendita e oltre 12.500 dipendenti, con una raccolta complessiva superiore a 150 miliardi di euro.

In questo contesto Banco Bpm rappresenta per il gruppo francese un partner strategico e al tempo stesso un tassello rilevante nella propria presenza nel credito italiano.

LE NUOVE REGOLE DELLA LEGGE CAPITALI E IL REBUS DELLE LISTE

Il rinnovo del board di Banco Bpm sarà un banco di prova importante per le novità introdotte dalla legge Capitali sulle modalità di elezione dei consigli di amministrazione delle società quotate.

Il nuovo meccanismo consente alla lista presentata dal consiglio uscente di ottenere fino a dodici posti su quindici, purché risulti la più votata. Parallelamente aumenta la rappresentanza delle minoranze, che potranno ottenere fino a sei seggi, contro i tre previsti dal sistema precedente.

Ma la vera novità riguarda il voto individuale sui singoli candidati: se la lista del cda risultasse la più votata, ogni candidato dovrà comunque essere sottoposto a una votazione separata dell’assemblea. Un sistema che introduce una sorta di “voto di gradimento” sui singoli amministratori e che potrebbe rendere più incerti gli equilibri finali del board e aprire la porta anche a possibili imboscate assembleari.

In questo scenario la strategia di Crédit Agricole diventa decisiva. Con una propria lista, i francesi potrebbero puntare a una rappresentanza più ampia nel consiglio e rafforzare il loro ruolo nella governance della banca.

IL RISIKO BANCARIO E IL PASSO INDIETRO DI UNICREDIT

Ciò che accade a Piazza Meda è parte integrante del grande risiko che sta ridisegnando il sistema bancario italiano. Negli ultimi anni il settore è stato attraversato da numerose ipotesi di consolidamento e da operazioni più o meno riuscite tra i principali istituti del paese.

Tra queste spicca il tentativo di UniCredit di lanciare un’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm. L’operazione, tuttavia, è stata ritirata la scorsa estate dopo le resistenze del governo italiano e l’incertezza legata all’applicazione dei poteri speciali dello Stato, il cosiddetto golden power.

GOLDEN POWER E IL FARO DI BRUXELLES

Secondo fonti europee citate da Reuters, la Commissione europea sta premendo sull’Italia perché introduca ulteriori modifiche alla normativa sul golden power, giudicando insufficienti i correttivi varati finora per limitare l’intervento del governo nelle operazioni bancarie. Sullo sfondo c’è anche la vicenda dell’Ops tentata da UniCredit su Banco Bpm e poi ritirata tra tensioni con l’esecutivo. Come ha osservato il Messaggero, proprio quel caso ha riacceso a Bruxelles il dibattito sul perimetro dei poteri speciali italiani e sul loro possibile impatto sulle competenze delle autorità europee nell’architettura dell’Unione bancaria. Sarebbe in corso un confronto tecnico serrato tra la Commissione europea e il ministero dell’Economia sulle modifiche alla normativa.

Il passo indietro della banca guidata da Andrea Orcel ha avuto un effetto diretto sugli equilibri azionari: con l’uscita di scena del potenziale compratore italiano, Crédit Agricole è emersa come il socio forte dell’istituto milanese, consolidando progressivamente il proprio ruolo nella partita.

IL NODO POLITICO E GLI EQUILIBRI TRA ROMA E PARIGI

Dietro la partita su Banco Bpm si intravedono anche equilibri politici che attraversano l’intero sistema bancario italiano. L’intervento del governo con il golden power per bloccare l’offerta di UniCredit ha infatti aperto un dibattito sul ruolo dello Stato nelle operazioni di mercato e sugli equilibri tra capitali nazionali e investitori stranieri.

Come osservato dal Corriere della Sera, la crescita di Crédit Agricole nel capitale della banca milanese è stata di fatto tollerata dalle istituzioni italiane proprio mentre veniva bloccata l’operazione di UniCredit.

Il risultato è un equilibrio complesso tra Roma, Parigi e Bruxelles, nel quale il gruppo francese si è mosso finora con grande cautela, evitando di presentarsi come un soggetto interessato al controllo della banca ma consolidando progressivamente la propria presenza.

L’INCROCIO CON MONTE DEI PASCHI

Nel mosaico del credito italiano entra anche il dossier Monte dei Paschi di Siena. Il Tesoro possiede ancora una quota nella banca senese pari a circa il 4,8% e sta valutando una possibile uscita dal capitale dopo il rilancio dell’istituto, anche attraverso operazioni di mercato come un accelerated bookbuilding sulla quota residua.

Banco Bpm, dal canto suo, detiene una partecipazione inferiore al 4% nel capitale di Mps.

Questo incrocio azionario alimenta le speculazioni su possibili scenari futuri di aggregazione tra istituti, anche se al momento si tratta soprattutto di ipotesi circolate tra analisti e advisor.

Come ha scritto il Corriere della Sera, alcuni osservatori hanno ipotizzato che dopo la stagione dei rinnovi dei consigli di amministrazione possa aprirsi una nuova fase di riflessione su possibili integrazioni tra Banco Bpm e Monte dei Paschi. Un’operazione che darebbe vita a un gruppo da oltre 40 miliardi di capitalizzazione, ridisegnando gli equilibri del sistema bancario italiano.

LA PARTITA DEL BOARD COME SNODO DEL RISIKO

Alla fine, il rinnovo del consiglio di amministrazione di Banco Bpm appare come uno degli snodi centrali del nuovo risiko bancario italiano. Da un lato c’è l’obiettivo di confermare la strategia di crescita autonoma della banca guidata da Castagna. Dall’altro c’è la presenza di un azionista forte come Crédit Agricole, deciso a rafforzare la propria influenza.

Le parole di Brasseur, e il sostegno esplicito all’attuale vertice, segnano una linea di continuità: investimento di lungo periodo, collaborazione industriale e presenza più strutturata nel consiglio.

Torna su