Economia

Bancari, il rinnovo del contratto e la Fisac-Cgil

di

bancari

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Fabio Alfieri della Fisac-Cgil sul rinnovo del contratto dei bancari

Egregio direttore,

con la presente sono a richiederLe la pubblicazione del presente testo come diritto di rettifica all’articolo da voi pubblicato e titolato “Tutte le novità per i bancari” a firma di Gianluca Zappa.

Nel vostro articolo si sostiene la tesi che a causa del tentativo fallito dal sottoscritto di “intralciare” l’elezione a Segretario Generale della FISAC CGIL di Giuliano Calcagni, sarebbero rimaste gelosie tali da indurmi a contrastare il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei bancari.

Con quanto segue dimostrerò come questa sia una tesi assolutamente inconsistente.

La mia candidatura a Segretario Generale della FISAC CGIL nasce come tentativo di superare le politiche sindacali – diciamo – moderate fino a quel momento sostenute dal precedente Segretario e che avrebbero vissuto un’ulteriore nuova stagione con Giuliano Calcagni.

Tale valutazione nasceva da alcune scelte sostenute ed applicate nel recente passato proprio da Calcagni:

• l’accordo siglato nel Gruppo Intesa che ha introdotto il contratto misto (lavoratori per metà dipendenti e per metà autonomi) e che, per oggettiva incompatibilità politica, non ha trovato accoglimento nel rinnovo del CCNL

• la cessione degli NPL (crediti deteriorati) di Intesa a Società che non applicavano il CCNL del credito (norma oggi sancita nel rinnovo)

• la possibilità per Intesa Sanpaolo di non retribuire lo straordinario (oggi parzialmente recuperata)

• la redazione di un accordo nazionale firmato nel 2017 sulle pressioni commerciali, volutamente carente dell’apparato sanzionatorio, che negli anni non ha apportato nessun beneficio ai lavoratori e quindi ascrivibile ad un’operazione di pura facciata ed, oggi, inserito
tout court nel nuovo CCNL.

Inoltre definire quel tentativo congressuale un fallimento, come riportato nell’articolo, non risulta aderente a quanto accaduto. La mia candidatura raccolse quasi il 15% dei consensi, condizione che tuttavia non mi permise di concorrere al voto per la carica di Segretario Generale, ma aprì le porte a tanti sindacalisti di base che mai avrebbero avuto la possibilità di accesso agli organismi nazionali della Fisac e che, costituitisi in aggregazione, hanno continuato a costruire proposte sindacali di alto livello, arrivando a distinguersi per serietà e capacità di argomentare nel merito le proprie posizioni.

Senza alcuna candidatura alternativa e con l’appoggio del Segretario Generale uscente e della Cgil, Calcagni raccolse il 54% dei voti: la più bassa percentuale ottenuta da un Segretario Generale di categoria nell’ultimo Congresso Nazionale Cgil. Tale modesto risultato fu raggiunto grazie all’incremento del numero dei componenti dell’organismo elettivo di oltre il 40% della quota prevista dal regolamento.

Per concludere, la squadra della Segreteria, che lui propose appena insediato, fu eletta con un solo voto in più rispetto al quorum richiesto.

Tutto questo a dimostrazione di quanto sia priva di fondamento la tesi per cui le gelosie nei confronti di Calcagni abbiano generato il mio dissenso sull’accordo di rinnovo del CCNL dei bancari.

Leggendo con maggiore attenzione il testo di rinnovo si può scoprire che quello che l’articolo definisce un ottimo rinnovo del CCNL dei bancari, in realtà presenta molte singolarità:

1) per arrivare a costruire l’aumento a regime di € 190 si è concesso ad ABI la sterilizzazione del TFR che da sola pesa mediamente su ogni lavoratore per un importo pari a € 690 annui e che produce l’aumento reale pari a €109 se calcolato su tre anni e €52 se calcolati su quattro; si è rinunciato agli arretrati spettanti per il 2019; si è allungata la valenza contrattuale a quattro anni, inserendo così l’aumento salariale del primo anno del prossimo rinnovo nei 190€; non si è aggiornato il valore degli scatti e delle indennità. Tutta questa operazione non può prescindere dagli utili registrati dalle banche nel 2018 (9,3 mld di € ed altrettanti previsti nel 2019);

2) si continua ad arretrare anche su quell’insieme di norme note come “Area Contrattuale” che determinavano l’unita della categoria del credito, introducendo questa volta la possibilità per le Aziende di esternalizzare gli NPL (crediti deteriorati) a società che non applicano il contratto del credito

3) si allunga di ben 5 anni la soglia anagrafica per ottenere l’intrasferibilità dal proprio posto di lavoro.

Ma ciò che preoccupa di più di questo rinnovo contrattuale è quello che non c’è:

1) manca completamente una seria risposta al malessere che i lavoratori vivono oggi in banca, subissati da pressioni di tutti i tipi da parte di dirigenti aziendali che, per raggiungere gli obiettivi assegnati ed i relativi incentivi economici e di carriera, non rispettano le persone e spesso neanche le norme. Gli effetti? Si pensi agli scandali succedutisi sulla collocazione di prodotti finanziari. Inoltre le continue ristrutturazioni e fusioni hanno creato una sovrapposizione di norme a volte inapplicabili, a volte inesistenti e, in questa situazione, registriamo una preoccupante progressione di richiami disciplinari e, troppo spesso, anche di licenziamenti

2) la trasformazione del modello distributivo e delle professionalità – per altro già iniziata – indotta dall’avanzare della digitalizzazione, non trova nel nuovo CCNL alcuna previsione di valenza generale, ma lascia alla negoziazione aziendale la definizione di temi portanti come percorsi professionali, orari, formazione; la “cabina di regia” che doveva essere una sorta di livello di contrattazione speciale si è ridotta ad un semplice ente bilaterale in cui il veto reciproco non porterà a nessuna innovazione; tutte le norme, in parte presenti in piattaforma, per gestire l’innovazione a tutela dei lavoratori non hanno trovato udienza nella contrattazione: si pensi alla riduzione dell’orario di lavoro oppure alla formazione come strumento per assicurare ai lavoratori una mansione diversa mentre il cambiamento in corso fa sparire le lavorazioni tradizionali;

3) risulta assente una qualsiasi forma d’intervento a sostegno dell’occupazione alla luce delle previsioni, già rese pubbliche, di forte riduzione del personale e di sportelli, aumentando anche una forte preoccupazione rispetto alla capienza del Fondo di settore nostro unico ammortizzatore.

Va ricordato come la trattativa al tavolo nazionale è proseguita mentre il gruppo Unicredit rendeva pubblico un Piano Industriale basato sull’espulsione di 6mila esuberi e la chiusura di 450 sportelli allo scopo di assegnare maggiori dividendi agli azionisti.

E’ fuori luogo pensare che le scelte di Unicredit possano essere assunte a riferimento dall’intero settore? Ritengo gravissimo che ad accordo raggiunto, esattamente il 3 gennaio FISAC e Fabi dichiarino la necessità di un patto politico con ABI a tutela della tenuta occupazionale del settore!

Se saremo chiamati a gestire quella fase di forte ridimensionamento del settore, saremo disarmati e senza norme di garanzia.

Infine mi permetta di precisare che l’ipotesi di accordo di rinnovo del CCNL non è passata all’unanimità nel Direttivo Nazionale della Fisac, ma con l’astensione della componente di minoranza e della nostra aggregazione per un totale del 18% dei presenti.

Lo abbiamo fatto dichiarando in quella sede l’impossibilità di esprimere un giudizio ed un voto su di un testo così complesso, avendolo avuto a disposizione soltanto qualche ora prima!

Le allego, a maggiore conferma dell’assenza di pretestuosità nei nostri ragionamenti, tutti i documenti prodotti dall’aggregazione dalla data dell’accordo ad oggi.

I documenti allegati:

Rinnovo del CCNL ABI 19-12-2019 – Documento di valutazione politica

Ipotesi di accordo per il rinnovo delCCNL ABI del 19 dicembre 2019 -Analisi dell’articolato contrattuale – Versione 5.0

Rinnovo del contratto nazionale Abi

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