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Banca Fucino, chi entra e chi esce a sorpresa

Banca Del Fucino

Tutte le novità nell’azionariato di Banca del Fucino. Fatti, nomi, numeri e stranezze

Porte girevoli in Banca del Fucino, il più antico istituto di credito romano. Il primo azionista GGG Holding, società controllata dall’imprenditore e consigliere d’amministrazione Giorgio Girondi, uscirà gradualmente dal capitale della banca lasciando spazio ad altri soggetti, alcuni già arrivati come TXT e-Solutions S.p.A., Angelini Partecipazioni Finanziarie S.r.l. e Vulcano S.r.l. L’attivo Girondi, patron di Ufi Filters, sta cercando spazio in altre realtà, ad esempio in Banco Bpm di cui ha rilevato il 6,683% del capitale insieme a Sandro Veronesi, capo di Calzedonia, e Dario Tommasi, che guida l’omonimo polo vitivinicolo, creando un patto di consultazione.

COS’E’ LA BANCA DEL FUCINO

La Banca del Fucino è la più antica banca romana privata ed è stata fondata nel 1923 da Giovanni e Carlo Torlonia. Il suo nome è legato alla realizzazione delle opere di bonifica e di riassetto nella piana del Fucino, in Abruzzo, avvenuta tra la seconda metà del 1800 e l’inizio del 1900. Nel tempo ha visto una graduale espansione territoriale su Roma, in Abruzzo, nel Lazio e nelle Marche e oggi la sua rete commerciale conta 36 filiali, di cui 20 nella provincia della Capitale. Banca del Fucino S.p.A. è la capogruppo del “Gruppo Bancario Igea Banca” che è nato a fine 2019. Presieduta da Mauro Masi, conta 13 amministratori in carica ed ha come direttore generale Francesco Maiolini.

CHI ESCE…

Dunque, come annunciato, GGG Holding dismetterà progressivamente la propria partecipazione nell’istituto di credito, secondo un piano concordato e condiviso con i vertici della banca. Attualmente ha già diluito la sua partecipazione che è ora al 26,15% del capitale. La decisione di GGG Holding, che ha contribuito alla creazione del Gruppo Bancario Igea Banca e al successo dell’operazione di ricapitalizzazione della Banca del Fucino, avviene al termine del percorso di rafforzamento patrimoniale e finanziario dell’istituto che ha trovato un punto d’approdo con l’approvazione del Piano Industriale 2021-2023 del Gruppo. Dopo il disinvestimento da Banca del Fucino Spa, GGG Holding concentrerà le proprie risorse sulla cura e lo sviluppo delle partecipazioni finanziarie e industriali in portafoglio.

… E CHI ENTRA

Se GGG Holding saluta e se ne va, nelle ultime settimane la compagine azionaria di Banca del Fucino ha visto l’ingresso, attraverso la sottoscrizione di aumenti di capitale riservati, di altre tre realtà imprenditoriali nazionali: TXT e-Solutions S.p.A., Angelini Partecipazioni Finanziarie S.r.l. e Vulcano S.r.l. che fa capo all’imprenditore Santo Versace. A breve è previsto l’ingresso nel capitale di altri gruppi. Come fa notare Radiocor a gennaio si sono registrate adesioni complessive alla ricapitalizzazione, interamente versate per cassa, per 45 milioni. L’indicazione arriva dal nuovo socio TXT e-solutions che lo ha indicato a fine gennaio nella nota con cui ha annunciato l’operazione che ha comportato un investimento di 14,3 milioni (che le consente di avere un’interessenza nella banca pari al 9% del capitale).

CHE COSA HA NOTATO RADIOCOR

Banca Fucino a gennaio ha registrato adesioni complessive alla ricapitalizzazione, interamente versate per cassa, per 45 milioni. GGG Holding di conseguenza, secondo quanto ha appreso Radiocor-Sole 24 Ore, ha già diluito la sua partecipazione ora al 26,15% del capitale. “L’indicazione sull’ammontare dell’aumento di capitale sottoscritto a gennaio, curiosamente, non arriva dalla banca – ha notato l’agenzia di stampa – ma dal nuovo socio TXT e-solutions che lo ha indicato a fine gennaio nella nota nella quale ha annunciato l’operazione con un investimento di 14,3 milioni che le consente di avere un’interessenza nella banca pari al 9% del capitale”. Non sono note, al momento, le partecipazioni acquistate da Angelini Partecipazioni Finanziarie e dalla Vulcano srl di Santo Versace – ha aggiunto Radiocor – che potrebbero aver staccato entrambe assegni a doppia cifra. Daniele Misiani, ceo di TXT a fine gennaio commentava cosi’ l’ingresso nell’azionariato di Banca del Fucino: ‘Un promettente investimento finanziario nel settore bancario per noi strategico’.

IL PRECONSUNTIVO 2020

Nel frattempo arrivano i primi dati relativi al bilancio d’esercizio del 2020 di Banca del Fucino. I dati finali su raccolta e impieghi evidenziano alla fine dello scorso anno rispettivamente un +34% e un +44%, con un prodotto bancario di quasi 4 miliardi di euro. Il preconsuntivo 2020 consente inoltre di prevedere un utile di circa 8 milioni di euro, ampiamente superiore alle previsioni del piano. Come indicato dal presidente Masi in una lettera all’edizione viterbese del Messaggero, la Banca del Fucino “fa adesso leva su un patrimonio netto di 144 milioni di euro che, in linea con il piano industriale, salirà a 176 milioni nel prossimo anno e a 196 milioni nel 2023”. Masi evidenzia poi che gli obiettivi di ratios previsti dal Piano Industriale sono stati anticipati: a fine gennaio 2021 CET1 e Tier1 superano il 12% (obiettivo previsto per la fine del 2021), mentre il Total Capital Ratio supera il 14,7% (dato superiore anche all’obiettivo previsto per il 2023).

IL PIANO INDUSTRIALE

Il Piano industriale 2021-2023 prevede un modello di banca specializzata e attribuisce particolare enfasi allo sviluppo della Divisione Investment Banking che consentirà a Banca del Fucino di rafforzare la propria offerta commerciale nel settore delle cartolarizzazioni grazie alla sinergia con la società finanziaria del gruppo Fucino Finance S.p.A. Inoltre la stessa Divisione sarà impegnata nel settore della finanza alle infrastrutture locali, dei progetti di energia da fonti rinnovabili, della finanza d’impresa, del factoring e dei crediti fiscali.

Per quanto riguarda i principali indicatori, nel Piano si stima per il prossimo triennio una crescita costante: patrimonio netto a 145 milioni di euro nel 2021, 176 milioni nel 2022 e 196 milioni nel 2023; utile dopo le imposte di 11,8 milioni di euro nel 2021, 16,3 milioni nel 2022 e 19,6 milioni nel 2023; ROE in crescita, dall’8,1% nel 2021 al 9,3% nel 2022, per giungere al 10% nel 2023. Non manca l’impegno a perseguire opzioni di crescita che, salvaguardando l’indipendenza del Gruppo, prevedano l’accesso al mercato azionario.

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