Economia

Banca Etruria, Banca Marche e non solo. Tutti gli errori del governo con i truffati. Parola di Augello

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Tensione nel governo per il rimborso ai risparmiatori “truffati” dalle banche, quei 300mila piccoli investitori coinvolti nel crac di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, Popolare Vicenza e Veneto Banca per i quali l’esecutivo ha stanziato 525 milioni l’anno fino al 2021. L’ex senatore Andrea Augello, che da tempo segue questi dossier, spiega perché l’esecutivo sta sbagliando strada.

Ancora un nulla di fatto e tensione nel governo per il rimborso ai risparmiatori “truffati” dalle banche, quei 300mila piccoli investitori coinvolti nel crac di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, Popolare Vicenza e Veneto Banca per i quali l’esecutivo ha stanziato 525 milioni l’anno fino al 2021.

COS’È ACCADUTO IN CDM

La norma doveva essere inserita nel decreto Crescita che è stato approvato ieri sera in Consiglio dei ministri e invece non è andata così: l’accordo non c’è e lunedì prossimo il premier Giuseppe Conte incontrerà le associazioni dei consumatori per cercare di convincerle a una soluzione diversa rispetto a quella che era stata annunciata di recente dai due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

IL COMMENTO DI ANDREA AUGELLO

Un cul de sac che tiene con il fiato sospeso a più livelli. “La verità è che sono stati stanziati 500 milioni sapendo che nel 2019 non sarebbero stati spesi e che sarebbero andati a coprire il deficit del 2019. E questo lo sa benissimo anche il ministro Tria”, dice Andrea Augello, ex senatore, uno dei membri della commissione d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario della scorsa legislatura che ha più seguito questi dossier, e che da tempo si occupa del caso dei risparmiatori truffati. “Ancora manca il decreto attuativo, poi occorre cambiare la legge e pubblicarla, poi esaminare le domande… È evidente che non si arriverà a nulla quest’anno”.

LA QUESTIONE ARBITRATO

C’è peraltro la questione dell’arbitrato, si può procedere a un rimborso senza passare per questa strada? “Per chi ha un reddito Isee inferiore a 35mila euro o ha acquistato oltre 100mila euro di titoli l’Ue richiede un arbitro finanziario o un giudice. La Commissione europea ammette che si possa procedere anche senza arbitro finanziario, si passa alle procedure di accertamento caso per caso. Bruxelles però sicuramente non concede che tutti siano rimborsati alla stessa percentuale: quello lo considera aiuto di Stato”.

IL RISCHIO CONTENZIOSO

Come se ne esce? “Se ne esce male perché questi problemi andrebbero affrontati e chiariti prima di scrivere le leggi – sottolinea Augello -. Bisogna capire che se si arriva a un contenzioso e addirittura a una procedura d’infrazione l’Italia si espone a una denuncia alla Corte di giustizia europea e a una possibile condanna di recupero dei soldi”. In tal caso assisteremmo a una doppia beffa per i “truffati” che andrebbero a recuperare comunque solo il 30% del loro investimento e poi “si troverebbero alla porta di casa un ufficiale giudiziario che gli richiede indietro i soldi con tanto di interessi”.

In tal caso l’esecutivo avrebbe pure un altro problema da affrontare: “Erogare delle risorse avendo un contenzioso in corso con Bruxelles richiede di trovare un dirigente statale che si esponga a un’indagine per danno erariale. Insomma, un bel pasticcio dietro cui probabilmente c’è solo un intento elettorale. Per questo non credo che andranno avanti, se lo facessero sarebbero solo degli irresponsabili”.

 

(Estratto di un articolo pubblicato su Policymakermag, qui la versione integrale)

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