Economia

Banca d’Italia, che cosa prevede la riforma alla tedesca di Lega e M5S (benedetta da Salvini)

di

Salvini

Ecco dettagli e polemiche sul progetto di legge Lega-M5S di riforma della Banca d’Italia

 

Una riforma di Bankitalia va fatta e “c’è già una proposta della Lega. Io rispetto il Parlamento, sicuramente la riforma ha l’appoggio della Lega”. Così il vicepremier Matteo Salvini ha risposto, a margine della cerimonia per l’anniversario della Fondazione della Guardia di Finanza, sull’ipotesi di riforma della governance della Banca d’Italia che attribuisce il potere di nomina dei vertici a governo e Parlamento.

Una presa di posizione che spazza ogni dubbio: non è solo un’iniziativa parlamentare dei gruppi Lega e M5S, è anche e soprattutto il vertice della Lega che spinge sulla riforma. Ma che cosa prevede? Quali sono gli obiettivi? E perché ci sono polemiche?

CHE COSA PREVEDE IL PROGETTO DI LEGGE SULLA BANCA D’ITALIA

Lega e Movimento 5 stelle hanno presentato in Senato un progetto di legge che modifica radicalmente le regole di nomina del governatore e della prima linea della Banca d’Italia e attribuisce al Parlamento il potere di modificarne lo statuto.

CHI HA FIRMATO E ISPIRATO LA RIFORMA

Il testo è firmato dai capigruppo di maggioranza, Massimiliano Romeo (Lega) e Stefano Patuanelli (M5s), ma il vero ispiratore dell’iniziativa – secondo Reuters – è l’economista e presidente leghista della commissione Finanze, Alberto Bagnai.

GLI OBIETTIVI DI LEGA E M5S SU BANKITALIA

L’obiettivo, specificato nella relazione che accompagna il progetto di legge, “è evitare che attraverso l’indipendenza [della banca centrale] si possa esulare dal sistema di bilanciamento e controllo dei poteri tipico delle democrazie liberali”.

LE ACCUSE DEL PASSATO

Lega e soprattutto M5s hanno accusato Bankitalia di non aver vigilato adeguatamente per prevenire le crisi bancarie degli ultimi anni, in cui migliaia di italiani hanno perso i loro risparmi.

LA BOZZA

L’articolo 1 della bozza prevede che le modifiche dello statuto della Banca d’Italia siano approvate con legge del Parlamento, nel rispetto dell’indipendenza richiesta dalla normativa comunitaria. La legge attuale prevede invece che le modifiche siano deliberate dall’assemblea straordinaria dei partecipanti al capitale di Bankitalia.

IL DIRETTORIO RINNOVATO

Lega e M5s vogliono inoltre che i membri del direttorio siano nominati da governo e Parlamento. Oggi la nomina del governatore è disposta con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del presidente del consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore di Bankitalia.

L’ARTICOLAZIONE DEGLI ORGANI

Il consiglio superiore, su proposta del governatore, nomina il direttore generale e i tre vice direttori con un iter che richiede un passaggio a Palazzo Chigi. Secondo la proposta Romeo-Patuanelli, “il governatore, il direttore generale e uno dei vice direttori generali sono nominati su proposta del presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del consiglio dei ministri”. “Due vice direttori generali sono eletti, uno dalla Camera dei deputati e uno dal Senato della Repubblica, a scrutinio segreto e a maggioranza assoluta dei presenti”, si legge nella bozza.+

FINI E CRITICHE

Scrive oggi il Corriere della Sera: “Oggi solo il governatore viene indicato dal governo, mentre il resto del direttorio è proposto dal Consiglio superiore di Banca d’Italia (quest’ultimo è una sorta di organismo di saggi dell’istituto stesso). Con la nuova legge, anche il direttore generale e uno dei suoi tre vice sarebbero indicati dal governo; gli altri due spetterebbero uno alla Camera e l’altro al Senato. Un metodo del genere ricorda quello della Bundesbank, dove il governo nomina il presidente, il vicepresidente e un altro esponente del vertice, mentre i tre rimanenti spettano al Bundesrat. Ma non è chiaro perché si debba cambiare proprio ora, quando sui mercati la fiducia verso l’Italia è fragilissima”.

LE PAROLE DI BAGNAI

Giorni fa Bagnai in un’intervista alla domanda “Riformare la governance non vuol dire ledere l’autonomia della Banca?” ha risposto: «No, significa solo renderla meno autoreferenziale e così allinearsi agli standard europei. Il nostro sistema somiglia solo a quello della Grecia, dove la selezione del direttorio viene fatta solo affidandosi a organismi interni». «Nel dl depositato in commissione si prevede una riforma sul modello della Bundesbank: la metà dei membri di nomina governativa e la metà eletta dal Parlamento», ha aggiunto l’economista.

PERCHE’ SERVE UNA RIFORMA DI BANKITALIA. L’ANALISI DI BAGNAI

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