Economia

Autostrade, Terna e non solo. Tutte le stilettate dell’Antitrust su energia, tlc e concessioni

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Banda ultra larga, energia, autostrade, gestione dei rifiuti, rinnovabili, sanità e non solo: ecco rilievi e consigli dell’Agcm a Mario Draghi in vista della legge annuale per il mercato e la concorrenza

 

Dalla salute agli appalti pubblici, dalla infrastrutture digitali a quelle di trasporto. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, presieduta da Roberto Rustichelli, ha presentato al presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, le proposte dell’Antitrust in merito al disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza.

I consigli dell’Autorità, che evidenzia come la concorrenza e la semplificazione possano aiutare la ripresa economica del Paese, toccano tutti i campi e tutti i settori. E anche, direttamente o indirettamente, diverse grandi aziende: da Terna a Tim, passando per Open Fiber e Autostrade.

INFRASTRUTTURE DIGITALI

Partiamo da uno dei temi più caldi del mondo: quello delle infrastrutture di rete digitale. L’Antitrust evidenzia nel testo come sia Tim che Open Fiber “tendono a sviluppare le proprie reti in modo più veloce nelle aree soggette a maggiore concorrenza”, lasciando indietro aree grigie e nere.

Ed è per questo che l’Antitrust chiede a Draghi di “1. recepire tempestivamente la Direttiva (UE) 2018/1972 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2018 che istituisce il codice europeo delle comunicazioni elettroniche (CECE)” e , soprattutto di “prevedere strumenti di supporto pubblico all’infrastrutturazione delle reti di telecomunicazione nelle aree a parziale fallimento di mercato (aree grigie) che mettano a gara i progetti di realizzazione delle reti con l’obiettivo di minimizzare le risorse pubbliche impiegate e selezionare le migliori condizioni tecnico/economiche per gli operatori, privilegiando soluzioni.

Tra le proposte anche quella di “definire una politica pubblica volta a preservare gli incentivi alla realizzazione di reti di telecomunicazione in concorrenza nelle aree non a fallimento di mercato (aree nere), anche abrogando il comma 4-bis dell’art. 50-ter del Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al d.lgs. 1° agosto 2003, n. 259”.

AUMENTARE DOMANDA BANDA ULTRA LARGA

Sul fronte della domanda della banda ultra larga, ancora troppo bassa in Italia, l’Autorità chiede di stimolarne la crescita attraversi la modifica dell’art. 1, comma 3-ter, del d.L 31 gennaio 2007, n. 7, “prevedendo che il periodo di ventiquattro mesi sia ridotto a dodici mesi e che i costi per il consumatore, nel caso di recesso anticipato, siano equi e proporzionati al valore del contratto, escludendo comunque la possibilità di recuperare gli sconti promozionali già fruiti dal consumatore stesso”. L’Antitrust consiglia, anche, l’aggiornamento dei “principi che governano i processi standard per la portabilità delle numerazioni sulle reti di telecomunicazione fissa, assicurando la mobilità fra fornitori, tecnologie e reti differenti, nonché la gestione terza rispetto agli operatori” e la revisione del “”Piano voucher per la connettività in banda ultralarga di famiglie con ISEE fino a 50.000 euro e imprese” (fase II), messo in consultazione in data 31 luglio 2020, prevedendo un sistema di semplice applicazione, trasparente nelle tempistiche e nelle regole di adesione, limitando il beneficio all’utilizzo di reti in grado di raggiungere una velocità di almeno 100 Mbps, e privilegiando il sostegno alla domanda per le connessioni con tecnologia Gigabit”.

INFRASTRUTTURE ED ATTIVITA’ PORTUALI

Richiede un’urgente revisione anche la gestione delle infrastrutture e della attività portali, il cui sviluppo è “un requisito fondamentale per poter beneficiare della rapida crescita del commercio globale”.

Su questo fronte, l’Agcm “auspica una riformulazione dell’art. 18 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, nel senso di individuare criteri certi, chiari, trasparenti e non discriminatori per il rilascio delle concessioni demaniali portuali, nonché per la definizione della loro durata e delle modalità di revoca” e propone che “il comma 7 dell’art. 18, della legge 28 gennaio 1994, n. 84 sia riformulato, prevedendo un’applicazione del divieto di cumulo di concessioni per la medesima attività solo per i porti di ridotte dimensioni, al cui interno è più facile che si creino situazioni di potere di mercato, e/o per quelle tipologie di attività che prevedono dinamiche concorrenziali limitate al singolo porto”.

AUTOSTRADE

E sempre sul fronte delle infrastrutture di trasporti, necessitano di revisione, per l’Autorità, anche le concessioni autostradali. Per Agcm, infatti, è necessario “Innalzare la quota prevista per i titolari di concessioni autostradali da esternalizzare tramite procedure ad evidenza pubblica, pari attualmente al 60%, alla percentuale stabilita per la generalità degli altri concessionari, pari all’80%”

RETE ELETTRICHE

L’Autorità interviene anche sul fronte delle reti elettriche, sostenendo che “fenomeni di congestione della rete possono determinare un elevato potere di mercato di alcune unità produttive e un costo per gli utenti stimato in 1,3 miliardi di euro all’anno”.

È per questo che l’Antitrust auspica, con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo concorrenziale e innovativo delle infrastrutture elettriche, “il tempestivo recepimento nell’ordinamento nazionale della Direttiva (UE) 2019/944” e “l’introduzione di disposizioni normative che garantiscano la tempestività nell’approvazione e nella concreta attuazione del Piano di sviluppo della rete predisposto da Terna, integrando il comma 12, art. 36, del d.lgs. 1° giugno 2011, n. 93 nel senso di prevedere un termine di sei mesi per l’approvazione del Piano da parte del Ministero competente, anche qualora le Regioni territorialmente interessate non abbiano provveduto alla trasmissione del prescritto parere da rendersi entro il termine di tre mesi dalla ricezione del Piano”.

IL MERCATO DELL’ENERGIA

Per migliorare la concorrenza nel mercato retail dell’energia elettrica, invece, l’Acgm auspica che, “con riguardo alla prosecuzione, fino al 31 dicembre 2022, del regime di Maggior Tutela per i clienti domestici e le microimprese, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA) definisca le procedure di selezione per l’individuazione dei fornitori su base nazionale del servizio c.d. a tutele graduali per le suddette categorie di utenze, utilizzando quelle stabilite dal Decreto del Mise del 31 dicembre 2020 recante “definizione delle modalità e dei criteri per un ingresso consapevole dei clienti finali nel mercato dell’energia”, previo il necessario adeguamento, alla luce delle diverse categorie di clientela interessate, della numerosità e delle caratteristiche dei lotti messi a gara nonché del numero dei lotti massimi assegnabili a ciascun operatore, sentita l’Autorità garante della concorrenza e del mercato”. “Tali procedure di selezione aggiunge Agcm – dovranno essere concluse dall’Acquirente Unico entro il 31 dicembre 2021 in modo da consentire entro tale data l’operatività dei fornitori individuati, i quali avranno l’obbligo di garantire alla propria clientela, fino al 31 dicembre 2022, la fornitura del servizio a condizioni di Maggior Tutela”.

L’Antitrust chiede a Draghi anche l’obbligo per “tutte le imprese di distribuzione elettriche titolari di concessione sul territorio nazionale che servono più di 100.000 utenze” di predisposizione “entro il 2022 Piani per la sostituzione dei contatori con contatori 2G con funzionalità avanzate secondo le specifiche stabilite da ARERA che li approva e implementino detti piani in tempi brevi”.

RIFORMA FINANZIAMENTO RINNOVABILI

E sempre su questo fronte l’Antitrust “propone una riforma del finanziamento delle energie rinnovabili, che mira a eliminare il peso improprio degli oneri di sistema dalla bolletta elettrica e a introdurre, invece, forme di fiscalizzazione coerenti con i principi ambientali, così che tali oneri gravino, in modo selettivo, sul consumo di combustibili fossili nel riscaldamento e nei trasporti, ricorrendo, se necessario a una opportuna gradualità nell’attuazione della riforma”.

GARE DISTRIBUZIONE GAS

Necessari interventi anche sul fronte del gas: per l’Antitrust è necessario accelerare le gare ATEM per la concessione del servizio di distribuzione del gas. Per questo Agcm propone al Governo Draghi di “modificare l’art. 14, comma 8, del d.lgs. 23 maggio 2000 n. 164, prevedendo che anche gli impianti di proprietà comunale siano valorizzati a VIR, anziché a RAB, in caso di loro cessione al gestore entrante” e di “modificare l’art. 11 del DM n. 226/2011, prevedendo l’istituzione di un albo nazionale di commissari di gara cui si possa attingere per la formazione delle commissioni, quantomeno nei casi in cui si palesino dei conflitti di interesse tra la stazione appaltante e i possibili partecipanti alla gara”.

L’Antitrust consiglia anche l’introduzione di “una casistica più ampia di situazioni in cui lo scostamento tra VIR e RAB non richiede la verifica da parte di ARERA” e di “specificare, al comma 1 dell’art. 4 del DM n. 226/2011, che la cartografia e le altre componenti dello stato di consistenza dell’impianto per le quali ciò sia applicabile vengano fornite in formato aperto e interoperabile, e, più in generale, evitare che residuino margini di discrezionalità o incertezza interpretativa in merito al contenuto degli obblighi informativi dei gestori uscenti nei confronti delle stazioni appaltanti”. Per l’Autorità bisognerebbe anche “adottare una norma di fonte primaria finalizzata a rafforzare il potere delle stazioni appaltanti nei confronti dei gestori uscenti nel raccogliere le informazioni, prevedendo meccanismi di penalizzazione per i distributori che non forniscano i dati richiesti”.

APPALTI PUBBLICI

Per garantire la concorrenza e lavorare alla crescita del sistema Italia, Agcm invoca una riforma degli appalti pubblici, con la “semplificazione della normativa contenuta nel Codice dei contratti pubblici” da attuare “tramite i) una strada da percorrere nel breve periodo per affrontare la gestione dei fondi europei provenienti dal Next Generation EU e delle opere strategiche; ii) una strada di medio periodo finalizzata a una revisione complessiva del vigente Codice dei contratti pubblici, per semplificarne le regole e favorire così il rapido dispiegamento degli investimenti pubblici; 2. la specializzazione delle stazioni appaltanti e la digitalizzazione delle procedure, che rappresentano presupposti necessari per rendere più efficiente l’azione amministrativa e per indirizzare la maggiore discrezionalità riconosciuta alle stazioni appaltanti verso il conseguimento di più stringenti obblighi di risultato”.

SERVIZI PUBBLICI LOCALI

L’Agcm guarda anche ai servizi pubblici locali, augurandosi “l’adozione in tempi brevi di un Testo Unico sui Servizi Pubblici Locali, che disciplini in modo organico le modalità di affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”.

SOCIETA’ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA

Con riferimento alle società a partecipazione pubblica, l’Antitrust, invece, propone al Governo Draghi di “rimuovere gli interventi normativi che ingiustificatamente hanno limitato l’ambito di applicazione del Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica e sollecitare la dismissione da parte degli enti locali delle partecipazioni in società in perdita e che non soddisfano i requisiti previsti dal TU stesso”.

Non solo. Il Governo, per Agcm, dovrebbe “prevedere espressamente, all’art. 5 del Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica, che le delibere di acquisto di partecipazioni in società pubbliche finalizzate a successivi affidamenti in house o affidamenti diretti, illustrino contestualmente la sussistenza dei requisiti previsti per tale forma di affidamento e la relativa motivazione analitica”.

SETTORE IDROELETTRICO

Una maggiore concorrenza può essere messa anche al servizio dell’ambiente e della sostenibilità. Sul fronte della generazione idroelettrica, l’Antitrust propone di “rivedere l’attuale assetto normativo delle procedure di assegnazione delle concessioni di grande derivazione idroelettrica, basato su discipline regionali, definendo viceversa procedure uniche per tutto il territorio nazionale in ossequio all’articolo 117, comma 2, lett. e), della Costituzione, che attribuisce alla competenza legislativa esclusiva statale la materia della tutela della concorrenza”.

L’Agcm auspica, inoltre, di “individuare come modalità ordinaria di assegnazione delle concessioni procedure eque, non discriminatorie e trasparenti, assicurando la massima partecipazione, a parità di condizioni tra i partecipanti, tramite l’adeguata quantificazione dei canoni concessori e requisiti di ammissione che non risultino ingiustificatamente gravosi né discriminatori in favore del gestore incumbent”.

INFRASTRUTTURE DI RICARICA

Sempre sul fronte della sostenibilità, il Governo dovrebbe accelerare con l’installazione delle infrastrutture di ricarica. E per raggiungere tale obiettivo dovrebbe “modificare il comma 6 dell’articolo 57 del d.l. 16 luglio 2020, n. 76 e il comma 697 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, al fine di prevedere, con riguardo alle attività delle pubbliche amministrazioni e dei concessionari pubblici, l’adozione di procedure trasparenti e non discriminatorie per l’assegnazione degli spazi pubblici e/o per la selezione degli operatori per l’installazione di colonnine di ricarica, individuando il prezzo dei servizi di ricarica offerti quale parametro di valutazione ed assicurando la neutralità tecnologica e interoperabilità degli impianti”.

Da abrogare, invece, “il comma 12 dell’articolo 57 del d.l. 16 luglio 2020, n. 76, in materia di regolazione tariffaria per la fornitura di energia elettrica destinata alla ricarica sia privata che pubblica”.

ECONOMIA CIRCOLARE E GESTIONE DEI RIFIUTI

Tra i temi toccati dall’Autorità anche quello dell’economia circolare e della gestione dei rifiuti. Per promuovere l’introduzione di una maggiore concorrenza nella filiera, Agcm propone al governo Draghi di “modificare l’art. 238, comma 10, del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, eliminando la durata minima quinquennale prevista per gli accordi che le utenze non domestiche devono stipulare con il gestore pubblico o con l’operatore privato per la raccolta e l’avvio a recupero dei propri rifiuti”, prevedendo, inoltre “che le attività di gestione integrata dei rifiuti urbani affidate in via esclusiva non ricomprendano anche le attività di recupero e smaltimento disponibili in regime di libero mercato; nell’assegnazione delle frazioni raccolte, il gestore affidatario deve utilizzare procedure competitive, che non favoriscano le proprie controllate e/o collegate”.

Da modificare anche “le norme che prevedono la partecipazione delle imprese di selezione alle negoziazioni per la definizione dell’accordo di programma quadro (o di comparto) tra tutti i sistemi di compliance (consorzi di filiera e sistemi autonomi riconosciuti), l’ANCI, l’Unione delle province italiane (UPI) e gli Enti di gestione di Ambito territoriale ottimale”.

E ancora: per l’Autorità bisognerebbe “prevedere, in via normativa, adeguate incentivazioni e/o compensazioni per le popolazioni e gli enti locali interessati dagli sviluppi impiantistici di termovalorizzazione, senza che siano introdotte improprie estensioni della regolazione di prezzo ad attività che possono essere garantite dal mercato”.

SANITA’

Non manca l’argomento Sanità. Nel settore, scrive Agcm, bisognerebbe garantire una più “efficiente allocazione delle risorse pubbliche e riconoscere una maggiore tutela alla libertà di scelta degli assistiti in termini di luogo di cura e di medico” attraverso un intervento governatico “che aumenti le condizioni di concorrenza nell’accesso delle strutture private all’erogazione delle prestazioni sanitarie”.

In particolare, l’Antitrust propone di “modificare l’art. 8-ter, comma 3, del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, prevedendo che l’accesso dei privati all’esercizio di attività sanitarie non convenzionate con il SSN sia svincolato dalla verifica del fabbisogno regionale di servizi sanitari” e di “modificare gli artt. 8-quater e ss. del d.lgs. 30 dicembre, n. 502, al fine di riformare il sistema di accreditamento al SSN di strutture private eliminando il regime di accreditamento provvisorio”

A garanzia di un accesso equo e non discriminatorio degli operatori privati al circuito del SSN, bisognerebbe, poi, “inserire nell’art. 8-quinquies del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 una norma che preveda selezioni periodiche regionali, adeguatamente pubblicizzate, che facciano seguito a verifiche sistematiche degli operatori già convenzionati ed alla conseguente eventuale razionalizzazione della rete in convenzionamento” ed “incrementare l’informazione disponibile sulle performance delle strutture pubbliche e private, in termini di efficienza gestionale e di qualità del servizio, al fine di orientare la domanda verso le strutture più efficienti”.

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