Economia

Assicurazioni Generali, mosse e mossette fra Benetton, Caltagirone, Mediobanca e Del Vecchio

di

Unicredit Banca Generali

La narrazione molto alimentata da ambienti romani di una cordata coesa di azionisti privati italiani di Assicurazioni Generali si è sbriciolata ieri nel corso dell’assemblea del colosso triestino delle assicurazioni.

Altro che unità di intenti e solido blocco unico, come molti giornali hanno scritto e ripetuto nelle scorse settimane (ma non Start Magazine), composto da Francesco Gaetano Caltagirone, Leonardo Del Vecchio e famiglia Benetton.

Il voto di ieri nel corso dell’assemblea di Assicurazioni Generali per eleggere il nuovo consiglio di amministrazione del gruppo assicurativo smentisce narrazioni e ricostruzioni – insufflate, forse, da qualche grande azionista tricolore – che miravano con tutta probabilità a delineare un cambiamento alla presidenza delle Generali.

Ma al momento stiamo ai fatti e vediamo quello che è successo ieri nell’assemblea del Leone di Trieste. A partire dalla mossa inattesa dei Benetton.

CHE COSA HA DECISO L’ASSEMBLEA DI GENERALI

L’assemblea delle Generali ha confermato i vertici, il presidente Gabriele Galateri di Genola e il Ceo Philippe Donnet, ma la famiglia Benetton, azionisti con il 4% del capitale, si è schierata con la lista di Assogestioni e non con quella di Mediobanca appoggiata invece da Caltagirone e Del Vecchio.

LA MOSSA DEI BENETTON SPIEGATA DAL SOLE

“Una mossa, quella di Ponzano Veneto, che non ha tuttavia alcun intento polemico, né va letta in contrapposizione con i candidati di maggioranza presentati da Mediobanca e che hanno raccolto il consenso del 59% dei presenti (pari al 34% del capitale). Piuttosto, la scelta di Edizione risponde a logiche esclusivamente di mercato, la nuova strategia di portafoglio considera la quota nel Leone una partecipazione finanziaria”, ha scritto oggi il Sole 24 Ore.

LA FINE DEL PRESUNTO ASSE DEL TRIO PRIVATO IN GENERALI

Comunque il voto di Benetton, non allineato a quello di Caltagirone e Del Vecchio, segna la fine di un asse tra tutti i principali soci italiani, arrivati a ridosso del 30%.

CHI ENTRA NEL CDA DI GENERALI

La lista di maggioranza presentata da Mediobanca per il rinnovo del cda delle Generali ha ottenuto la maggioranza dei voti in assemblea, raccogliendo il 60,7% delle preferenze. Per la lista di Assogestioni ha votato invece il 38,9% dei presenti, con un’affluenza di capitale al momento del voto pari al 55,7%. In rapporto al capitale presente la percentuale di chi ha votato i due nomi di Assogestioni è pari al 21,6% ed equivale grossomodo alla percentuale di investitori istituzionali presenti nel capitale di Generali.

TUTTI I NOMI

Nel cda di Generali, oltre a Galateri e Philippe Donnet, sono nominati Francesco Gaetano Caltagirone, Clemente Rebecchini, Romolo Bardin, Lorenzo Pellicioli, Sabrina Pucci, Alberta Figari, Diva Moriani, Paolo Di Benedetto, Antonella Mei-Potchler, Roberto Perotti e Ines Maria Lina Mazzilli (questi ultimi due espressione di Assogestioni).

IL PESO DI BENETTON, CALTAGIRONE E DEL VECCHIO

Il gruppo Benetton tramite Edizione ha arrotondato la propria quota al 4% di Generali. E’ stato reso noto in assemblea alla lettura dei soci rilevanti oltre il 4%. Mediobanca ha ridotto la propria partecipazione sotto il 13% (12,92% per l’esattezza), mentre sono confermati Caltagirone, attraverso alcune partecipate, con il 5% e Leonardo Del Vecchio al 4,86% attraverso Dolfin. Un peso doppio rispetto al 2016, quello dei soci Benetton, Caltagirone e Del Vecchio.

SINTONIE E DISTONIE FRA CALTAGIRONE, BENETTON E DEL VECCHIO

“Ma perché tutti questi acquisti? Davvero difendere l’autonomia e l’italianità di Generali, come può sembrare a prima vista, è il loro obiettivo? Non è detto che tutti siano stati mossi dal medesimo obiettivo. Caltagirone, per esempio, ha già fatto degli affari con Generali, in quanto “parte correlata””, ha scritto due giorni Adriano Bonafede, giornalista che segue da anni anche il settore assicurativo, su Huffington Post Italia.

Ma nessun fronte unico tra i tre imprenditori, come è emerso dal voto di Benetton che ha appoggiato la lista Assogestioni e non quella di Mediobanca.

LA QUOTA FORTE DI MEDIOBANCA

La quota di Mediobanca si è diluita dal 12,97 al 12,92% a seguito dell’aumento di capitale deciso da Generali nel 2016 e aggiornato annualmente per i piani di incentivazione del management (performance shares). Il tutto senza nessun intervento diretto di Piazzetta Cuccia, che ha mantenuto invariata la propria partecipazione.

GLI STRALI DI CALTAGIRONE

Su Mediobanca nei giorni scorsi si sono abbattuti gli strali indiretti di Francesco Gaetano Caltagirone che ha esternato rimostranze per il trattamento riservato al gruppo Benetton, che non ha avuto rappresentanti nella lista di Piazzetta Cuccia per il Leone di Trieste: “Questo consiglio è espressione di un mondo delle Generali di tre anni fa, nel frattempo c’è un nuovo azionista ed è un peccato che non sia rappresentato, forse anche ingiusto”. “Una difesa d’ufficio dei Benetton, passati in tre anni da una presenza in assemblea dello 0,94% ad una quota di un soffio superiore al 4%”, ha chiosato giorni fa il quotidiano la Repubblica.

O l’anticipazione della mossa Benetton pro Assogestioni e di fatto anti Mediobanca per lo smacco subito da Piazzetta Cuccia?

O un siluro, a scoppio ritardo e sempre indiretto, perché Mediobanca non ha assecondato le aspirazioni di qualche socio privato di andare alla presidenza al posto di Gabriele Galateri di Genola, ieri confermato dopo la modifica dello statuto di Generali sul limite di età per il presidente (una modifica su cui le indiscrezioni e le interpretazioni sono state diverse)?

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