Economia

Assicurazioni Generali, ecco cosa unisce (e cosa divide) Caltagirone e Del Vecchio

di

Unicredit Banca Generali

Davvero è così compatto, come si dice in giro, il fronte dei soci italiani in Assicurazioni Generali? E davvero gli azionisti italiani hanno obiettivi comuni o qualcuno di loro soffia sul fuoco solo perché mira ad avere in particolare un ruolo diretto o indiretto nella nomina della futura presidenza di Generali?

Sono alcuni degli interrogativi – alcuni piuttosto maliziosi – che circolano fra gli addetti ai lavori dopo i nuovi acquisti di titoli del Leone di Trieste da parte di Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone.

Ma partiamo dalla notizia di ieri.

Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone arrotondano ancora le quote in Generali, è emerso dalle comunicazioni di internal dealing.

Caltagirone (attraverso Fincal) ha acquistato lunedì 1,4 milioni di azioni, pari allo 0,089%, in due operazioni investendo poco più di 20 milioni di euro e salendo quindi al 4,54% circa.

Del Vecchio ha acquistato complessivamente uno 0,1% di Assicurazioni Generali in varie operazioni compiute tra il 19 e il 22 ottobre salendo cosi’ a circa il 3,4% nel capitale del Leone.

In particolare nella giornata del 19 ottobre, la Delfin Sarl ha fatto acquisti per un totale del 1,09 milioni di azioni (pari allo 0,069% del capitale investendo circa 15 milioni di euro (13,886 euro il prezzo ponderato) e, nella giornata del 22 ottobre, ha comprato altri 560mila titoli (pari allo 0,035%) per quasi 8 milioni di euro.

Da tempo in ambienti romani si sottolinea come i due imprenditori formino di fatto un asse anche con gli altri soci – in verità più defilati – come i Benetton e il gruppo De Agostini.

Ma quest’ultimo è poco attivo e i Benetton sono in ben altre faccende affaccendate fra Autostrade e morte di Gilberto.

Ma anche fra Caltagirone e Del Vecchio – al di là di una certa vulgata giornalistica molto affermata nella capitale – non c’è una vera unità di intenti. Anzi, hanno visioni diverse

Lo scrive oggi il cronista di finanza Fabrizio Massaro sul Corriere della Sera: Del Vecchio appoggia i manager, Caltagirone preferisce un piano più coraggioso, orientato su fusioni e acquisizioni.

E’ uno degli ultimi pallini dell’imprenditore romano: nei giorni scorsi i giornali hanno scritto che auspicava una maggiore redditività (si può auspicare il contrario?), che era critico sul titolo in Borsa troppo basso (ma gli altri azionisti fra Milano e Trieste hanno dimostrato con numeri che i confronti con gli altri big europei del settore non portano acqua al mulino delle tesi caltagironiane), che biasimava l’uscita progressiva dalla Germania (ma un report svelato da Start Magazine non certifica l’idea del costruttore ed editore) e che auspicava di fatto un aumento di capitale (idea neppure menzionata in un lungo report su Generali curato da Mediobanca Securities).

Ora, dunque, Caltagirone chiede fusioni e acquisizioni: “Non è immediato né facile trovare prede con tratti e prezzi adeguati: sia per il 20 per cento perso in Borsa dal Leone sia per mancanza di obiettivi, come provano i miliardi che la rivale Allianz va restituendo ai soci sotto forma di buyback”, ha scritto però, oggi, Andrea Greco di Repubblica.

Viste le stilettate che in questi giorni sono attribuite a Caltagirone verso l’amministratore delegato di Generali, Donnet, incalzato su più fronti dell’imprenditore romano e vicepresidente del Leone in vista della presentazione del piano strategico il 21 novembre, c’è chi inizia a chiedersi se Caltagirone voglia avere soprattutto un ruolo diretto o indiretto nella nomina del nuovo presidente visto che l’attuale, Gabriele Galateri, non può essere rieletto a norma di statuto nella prossima primavera perché ha superato  i 70 anni.

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