Economia

Ecco i perché degli inghippi di Apple

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Apple lancia l’allarme Cina e alimenta i timori sullo stato di salute dell’economia mondiale, facendo affondare le borse mondiali. Ecco tutti i dettagli

Per la prima volta in 16 anni Apple taglia le stime sui ricavi e crolla a Wall Street, chiudendo in calo del 9,96% e bruciando 446 miliardi di dollari dal picco del 3 ottobre scorso, ovvero più del valore dell’intera Facebook. Cupertino spiega la revisione con il rallentamento dell’economia cinese, penalizzata anche dalla guerra dei dazi di Donald Trump, e la debole domanda di iPhone nel paese.

L’annuncio a sorpresa di Apple arriva come un’ulteriore conferma dei peggiori timori degli investitori: il taglio delle stime di Cupertino certifica la frenata del Dragone cinese che risente delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti e lascia intravedere un effetto a macchia d’olio sia sulle aziende sia sull’economia globale.

Lo ammette anche la Casa Bianca con Kevin Hassett, il presidente del consiglio degli advisor economici. “Non sarà solo Apple. Molte altre aziende americane che realizzano vendite in Cina” saranno costrette e rivedere al ribasso le loro stime ”almeno fino a quando non avremo un accordo commerciale con la Cina” dice Hassett in un’intervista alla Cnn. L’amministratore delegato del colosso cinese Baidu, Robin Li, ricorre alla metafora dell”’inverno che arriva” per descrivere la ‘gelata’ dell’economia cinese.

Apple ha attribuito l’allarme sulla trimestrale al «tradimento» di una debolezza in Cina nettamente superiore al previsto e allo spettro di un aggravarsi dell’impatto dei conflitti commerciali in corso tra Stati Uniti e Pechino. «Più del 100% del declino anno su anno delle entrate è avvenuto nella regione della Grande Cina sia negli iPhone che nei Mac e negli iPad», ha scritto il ceo Cook nella lettera agli investitori che ha ridotto le attese di revenue dei passati tre mesi a 84 miliardi da 89-93 miliardi. Con la sua dipendenza da sempre più cari modelli di iPhone nonostante l’espansione nei servizi, Apple è particolarmente esposta a simili delusioni su mercati emergenti a vantaggio di produttori locali.

La chiamata sbagliata di Apple, la prima in 16 anni, arriva in un momento delicato per Pechino. Nelle ultime settimane i segnali di rallentamento della crescita si sono moltiplicati: a dicembre l’indice pmi Caixin è sceso per la prima volta da 19 mesi, scivolando sotto quota 50 punti (49,7), soglia spartiacque tra la fase di espansione e quella di contrazione. L’eco dei tormenti cinesi è arrivato forte anche a Wall Street: ieri il Dow Jones ha perso il x,x%, lo S&P 500 il x,x% e il Nasdaq il x,x%. Gli investitori temono anche che le multinazionali americane possano diventare vittime collaterali del fuoco incrociato di dazi fra Stati Uniti e Cina.

A parere di molti analisti, però, quella raccontata da Cook nella lettera agli azionisti è solo una parte della storia. Le difficoltà della classe media cinese, in altri termini, da sole non spiegano il tracollo di Apple che dal trilione di agosto ha bruciato 320 miliardi in borsa (-32%), scivolando fuori dal podio delle società più capitalizzate (superata da Microsoft , Amazon e ieri anche da Alphabet-Google).

A livello globale le vendite di smartphone sono scese del 7% nei primi nove mesi del 2018 e Apple è rimasta coinvolta nel calo generalizzato. I nuovi iPhone presentati a settembre non hanno finora replicato i boom di vendite degli anni precedenti anche a causa del minor tasso di sostituzione fra modelli vecchi e nuovi. In Cina, poi, Cupertino sta soffrendo la concorrenza, tecnologica e di prezzo, dei concorrenti locali. Fra 2017 e 2018 Apple mercato è rimasta ferma a una quota di mercato dell’8% che ne fa il quinto produttore di smartphone in Cina dopo Huawei (25%), Oppo (21%), Vivo (20%) e Xiaomi (14%).

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