Alla fine anche Johnson & Johnson ha firmato un accordo con l’amministrazione Trump per ridurre i prezzi di alcuni farmaci negli Stati Uniti ottenendo in cambio l’esenzioni dai dazi, inserendosi in una serie di intese già siglate da altri grandi gruppi del settore. L’accordo prevede l’accesso a prezzi allineati ai Paesi sviluppati tramite Medicaid e la piattaforma TrumpRx, ed è accompagnato da nuovi investimenti produttivi negli Stati Uniti nell’ambito di un piano da 55 miliardi di dollari.
L’APPELLO DI TRUMP
L’intesa colloca Johnson & Johnson tra le aziende che hanno accettato di abbassare i prezzi dei medicinali in cambio di protezione dai dazi statunitensi, inclusi quelli del 100% sui farmaci di marca importati minacciati nell’aprile 2025. La casa farmaceutica era una delle 17 chiamate dal presidente Donald Trump a intervenire sui prezzi e risulta tra le ultime ad aver formalizzato un accordo, mentre AbbVie e Regeneron, secondo Bloomberg, restano ancora in trattativa con la Casa Bianca.
UN ACCORDO TOP SECRET
In base ai termini resi noti, Johnson & Johnson offrirà i propri medicinali al programma Medicaid a prezzi comparabili a quelli praticati in altri Paesi sviluppati e consentirà agli americani di acquistare direttamente i prodotti attraverso il sito TrumpRx.gov a tariffe scontate, senza che siano stati indicati i farmaci specificamente inclusi. Inoltre, i dettagli sui livelli di prezzo e sulla durata dell’esenzione dai dazi non sono stati divulgati e la società ha indicato che le condizioni restano riservate.
LE DICHIARAZIONI DEL GRUPPO
Johnson & Johnson non si sbottona e si limita ad affermare che “l’accordo congiunto soddisfa le richieste avanzate dal presidente Trump al settore e garantisce ai prodotti farmaceutici dell’azienda un’esenzione dai dazi”, sottolineando l’allineamento con gli obiettivi dell’amministrazione in materia di prezzi e commercio.
TUTTI GLI INVESTIMENTI DI JOHNSON & JOHNSON NEGLI STATI UNITI
Parallelamente all’accordo sui prezzi, Johnson & Johnson ha confermato la costruzione di due nuovi stabilimenti produttivi, uno per terapie cellulari in Pennsylvania e uno per la produzione di farmaci in North Carolina, nell’ambito del piano di investimenti da 55 miliardi di dollari annunciato per il periodo fino all’inizio del 2029. La società ha inoltre investito 2 miliardi di dollari nell’impianto di Fujifilm Biotechnologies in North Carolina per la produzione su larga scala di sostanze attive e ha indicato che ulteriori investimenti negli Stati Uniti saranno annunciati nel corso dell’anno.
COSA SUCCEDE NEL SETTORE FARMACEUTICO
L’accordo di J&J si inserisce in una più ampia ondata di intese che coinvolge gruppi come Genentech, Gilead Sciences, GSK, MSD, Amgen, Bristol Myers Squibb, Boehringer Ingelheim, Novartis, Sanofi, Pfizer e AstraZeneca, siglate tra ottobre e dicembre 2025 dopo la richiesta della Casa Bianca di ridurre i prezzi negli Stati Uniti. I pazienti americani infatti continuano a pagare per i farmaci da prescrizione cifre spesso quasi triplicate rispetto ad altri Paesi sviluppati, elemento che ha alimentato la pressione politica sulle aziende.
IL CONTESTO ECONOMICO E PRODUTTIVO
Tuttavia, secondo gli analisti di GlobalData citati da Pharmaceutical Technology, le riduzioni di prezzo dei medicinali di marca possono essere sostenute solo tramite un “deciso allontanamento dalla dipendenza dai medicinali importati”, una dinamica che sta favorendo il ritorno delle attività produttive negli Stati Uniti e che si accompagna a iniziative analoghe anche in Europa, dove si discutono riforme del Critical Medicines Act per rafforzare la produzione e le scorte nell’Unione europea.
Per Janet Beal di GlobalData il settore si sta muovendo verso un “bilanciamento della competitività globale in un contesto di politiche e dinamiche commerciali in cambiamento”, evidenziando come le scelte su prezzi, tariffe e localizzazione produttiva stiano ridefinendo le strategie delle aziende farmaceutiche.




