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Come va il commercio tra Italia e Canada con il Ceta. Report Sace

Ceta

A cinque anni dall’entrata in vigore del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada, ecco i dati sul commercio italiano verso Ottawa secondo il report dell’ufficio studi di Sace

Il 21 settembre 2021 è entrato in vigore, in forma provvisoria, il CETA, l’accordo commerciale di libero scambio tra l’Unione europea e il Canada: non è ancora stato ratificato dai parlamenti di tutti gli stati membri europei, inclusa l’Italia.

Il CETA – abbreviazione di Comprehensive Economic and Trade Agreement – elimina la quasi interezza dei dazi doganali tra l’Unione europea e il Canada, oltre a prevedere disposizioni per facilitare gli investimenti e permettere la reciproca partecipazione delle aziende alle gare per gli appalti pubblici.

L’OPPOSIZIONE DI SALVINI E DI MAIO

Il CETA era stato molto osteggiato in Italia dalla Coldiretti (l’associazione degli agricoltori), oltre che dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega. Nel 2018 Luigi Di Maio, allora ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, lo definì un “trattato scellerato” e disse che i funzionari italiani all’estero che avessero difeso il patto sarebbero stati rimossi dalle loro cariche.

L’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, invece, dichiarò che il CETA “legittima l’Italian sounding, la contraffazione dei prodotti italiani. Apre il mercato ai parmesan e alle mozzarille“, cioè i prodotti alimentari stranieri che hanno nomi simili agli originali italiani per ingannare i consumatori. In realtà, come spiegato al tempo da Pagella Politica, “l’accordo ha introdotto per la prima volta, nei rapporti commerciali fra UE e Canada, misure volte a rafforzare la tutela dei prodotti tipici italiani e dei loro marchi […] grazie al riconoscimento e alla tutela commerciale in territorio canadese di 143 Indicazioni geografiche (IIGG) europee, di cui 41 italiane”.

Tra i marchi d’origine protetti dal CETA ci sono ad esempio i prosciutti di Parma, San Daniele, Toscano e di Modena e i formaggi come il parmigiano reggiano, l’asiago, la fontina, il gorgonzola e la mozzarella di bufala campana.

COME VANNO LE ESPORTAZIONI ITALIANE IN CANADA

In occasione del quinto anniversario dell’entrata in vigore del CETA, la SACE – la società di assicurazione del credito all’esportazione controllata dal ministero dell’Economia – ha diffuso una serie di dati sull’andamento del commercio tra l’Italia e il Canada.

Il CETA, scrive SACE, ha permesso un “ulteriore miglioramento” delle relazioni commerciali tra Roma e Ottawa. Nel 2021 le esportazioni italiane in Canada hanno raggiunto i 4,8 miliardi di euro. Tra il 2017 e l’anno scorso sono cresciute a una media annua del 5,5 per cento, superiore di un punto percentuale alla media delle esportazioni italiane nel mondo.

ceta

Nello stesso periodo di tempo il Canada è diventato la decima destinazione extra-UE per i prodotti italiani, guadagnando quattro posizioni. La quota di mercato dell’Italia nel paese è salita dall’1,03 all’1,16.

I DATI PROVVISORI DEL 2022: +28,8 PER CENTO

Nel primo semestre del 2021 le esportazioni italiane verso il Canada sono cresciute del 28,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2021.

IL REGIME PREFERENZIALE

SACE parla di “buoni effetti del CETA”, dovuti anche al regime preferenziale PUR (Preference Utilisation Rate): rappresenta – spiega la società – “la quota di merci effettivamente esportate (importate) sotto il regime previsto dal CETA sul totale dell’export (import) che avrebbe diritto di beneficiarne”.

La riduzione dei dazi non è infatti automatica, ma subordinata al rispetto di alcuni requisiti come le regole di origine preferenziale, che definiscono a quali condizioni un bene può essere considerato prodotto in un paese e può accordi speciali di scambio.

IMPORTAZIONI ED ESPORTAZIONI

Nel 2020, ultimo anno per il quale sono disponibili dati, l’Italia ha importato beni dal Canada per 3,7 miliardi di euro. Il 60 per cento circa di questi non è soggetto a dazi, come previsto dalla Clausola della nazione più favorita (MFN); la restante parte invece rientra nel regime preferenziale del CETA.

Nel 2020 le esportazioni italiane rientrate nel regime del CETA sono ammontate a 1,5 miliardi. Il PUR è stato del 69,1 per cento, molto superiore a quello dei prodotti europei (55,2 per cento) e in crescita rispetto agli anni precedenti.

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Tra le merci con tassi superiori all’80 per cento rientrano i prodotti alimentari, le piastrelle in ceramica, i materiali in vetro in pietra. Il PUR è invece inferiore, al 65 per cento circa, per diversi settori come il tessile, l’abbigliamento, le calzature e i mezzi di trasporto.

“Ciò potrebbe riflettere il fatto che per filiere relativamente ben monitorate, come quella alimentare”, spiega la SACE, “è meno oneroso dimostrare l’origine preferenziale; al contrario, per filiere maggiormente frammentate e caratterizzate da un’elevata incidenza di input produttivi importati, può essere più complicato soddisfare i requisiti”.

GLI INVESTIMENTI

Dal 2018 al 2021 si è inoltre registrata una crescita degli investimenti diretti italiani in Canada, con una media annua di 500 milioni di euro contro i 153 milioni del periodo 2014-2017.

SACE scrive che le aziende italiane ed europee potranno approfittare dei piani infrastrutturali canadesi – e in particolare di quello della provincia del Québec, da 142,5 miliardi di dollari al 2032 – per trarre vantaggi per i propri business.

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